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lunedì 6 novembre 2017

Takayama: relax (e pioggia) fra i monti


Per raggiungere la località di Takayama, nella regione di Hida, prendiamo lo Shinkansen fino a Toyama e poi uno spettacolare trenino locale con vista panoramica (Hida 6, della Takayama Line) 

da cui ammiriamo il paesaggio montuoso

 seppure il tempo non preannunci nulla di buono.

Questa regione è famosa in ambito culinario soprattutto per il prestigioso manzo di Hida e poi per lo hoba-miso, pasta dolce di miso grigliata direttamente al tavolo su una foglia di magnolia.
Ma al di là delle sue prelibatezze gastronomiche, Takayama mi colpisce soprattutto per l’atmosfera placida e romantica,

 fatta di un rilassante panorama fluviale,

 montagne circostanti, case tradizionali e tanti, tantissimi ciliegi.

Purtroppo la pioggia battente non ci permette di apprezzarla fino in fondo e sul calare della sera ci appare un po’ desolata considerando che alle 6 chiudono tutte le attività e alle 9 fanno lo stesso anche tutti i ristoranti.

In compenso alloggiamo in un meraviglioso ostello (K’s House) che è una casa tradizionale giapponese, completa di tutto: cucina comune attrezzata dell’impensabile e comprensiva di tè e caffè, area fumatori, biblioteca, lavanderia (per 300 yen) e due computer a disposizione.

Alla casa si accede rigorosamente scalzi: in una minuscola anticamera all’entrata si trovano armadietti in cui lasciare le proprie calzature e una serie di ciabattine con cui sostituirle per tutto il tempo di permanenza al suo interno. Sul retro, passando dalla cucina, si apre un’uscita secondaria che dà su un minuscolo spazio delimitato da stuoie di bambù: è l’area fumatori!

Ma prima di uscire a fumare è d’obbligo sostituire le ciabattine da interno con altre “da esterno”, sempre lì a disposizione.

L’atmosfera è molto bella e rilassante.

 Ad accoglierci troviamo Luca, novello sposo trasferitosi dalle Marche, con cui scambiamo le prime parole in italiano da quando siamo in Giappone e che, oltre a illustrarci il regolamento della casa, ci fornisce molte preziose informazioni su dove mangiare e cosa vedere. Lo salutiamo non prima di aver preso un paio di ombrelli, anche quelli a disposizione in gran numero, all’entrata dell’abitazione.
La prima tappa, per l’irrinunciabile seconda colazione della giornata, è presso una panetteria poco distante, l’unica in tutta Takayama, un po’ difficile da trovare perché nascosta e perché le vie sono senza nome. Luca ce la segnala su una mappa che reca solo i nomi delle 3 vie principali: per il resto la troviamo come in una caccia al tesoro, contando traverse e svincoli (per fortuna pochi).

Si chiama Koyama Pan, ma ha un’insegna esclusivamente in kanji e la riconosciamo solo una volta sbattuti i nasi contro la sua vetrina…
La ricerca è però valsa la pena: ci rifocilliamo con 3 ottimi dolcetti (uno dei quali riempito dell’ormai irrinunciabile marmellata di fagioli rossi) e due tazze di tè offerte dalla gentilissima proprietaria in un linguaggio muto fatto digesti e sorrisi.
La ricerca successiva sarà quella di un 7eleven, anche quello sperduto fra i vincoli labirintici, per fare scorta di acqua e generi di conforto.

Per il resto Takayama va vissuta così (possibilmente senza pioggia): girando fra i suoi vicoli, attraversando i suoi ponti dai quali ammirare tanti, tantissimi sakura 

ed entrando e uscendo dagli innumerevoli negozi di prodotti tipici e artigianato locale soprattutto nella parte vecchia, Sanmachi-suji

antico quartiere di mercanti gremito di fabbriche di sakè, botteghe, caffè e case tradizionali perfettamente conservate.

Ci spingiamo fino allo Hida Kokubun-ji, il tempio più antico di Takayama nel cortile del quale svetta un ginko della veneranda età di 1200 anni. 

Rinunciamo invece, molto a malincuore, a raggiungere i quartieri collinari di  Teramachi e Shiroyama-koen, dove pare si trovino una decina fra templi e  santuari e diversi sentieri che conducono fino alle rovine del castello.

 La pioggia ci frena e la stanchezza dei 6 giorni precedenti trascorsi a macinare chilometri, ci fa vedere come un miraggio il desiderio di goderci l’accogliente casetta giaponnese.
Prima di ritirarci però passiamo davanti al Takayama Yatai Kaikan, il museo in cui sono esposti, a rotazione, i 23 carri cerimoniali (Yatai) che sfilano durante il Matsuri, festa tradizionale che si svolge in primavera e in autunno. 

Si tratta di carri in legno laccato dai colori sgargianti,  completi di marionette meccaniche che eseguono coreografie grazie agli otto manovratori al loro interno. Ma anche questo, ahimè, è chiuso!
Ci limitiamo a sbirciare uno dei carri da dietro un enorme portone su una via retrostante, prima di rimboccare la strada di casa,

 riconsegnare gli ombrelli, lasciare le scarpe (fradicie) negli armadietti fino al mattino dopo e goderci una dormita ristoratrice, cullati dal ticchettio della pioggia sul tetto.


Per raggiungere Tokyo, il giorno successivo, riprendiamo il treno locale fino a Toyama, dove finalmente torniamo a vedere il sole e in attesa della coincidenza, osserviamo la vita locale 

gustandoci la nostra ormai solita, irrinunciabile colazione…


13 commenti:

  1. Mamma mia, con te giro tutto quel mondo che non potrò mai vedere, grazie sei formidabile e complimenti per le foto, sono veramente belle.
    Buona settimana
    Mandi

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    1. Grazie sempre a te, Rosetta. Sono felice di portarti in viaggio con me. Tanti baci!

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  2. Grande che belle foto, il tempo non è stato molto bello ma ha dato un atmosfera con molto fascino, grazie per averle condivise con noi

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    1. Alla fine anche la pioggia ha il suo fascino, almeno in certe località. Poi beh, sarebbe stato bello anche visitare la parte in collina! Grazie a te, Gunther

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  3. Cerco sempre di farmi condizionare poco dalla pioggia in viaggio. Purtroppo succede e lo so che vedere un posto col sole è un'altra cosa. Comunque dalle foto mi sembra proprio che la trasferta sia in ogni caso valsa la pena! Che belli quei ciliegi in fiore!

    Fabio

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    1. Anche con la pioggia è assolutamente valsa la pena! Anzi ti dirò, Fabio: vedendo certi luoghi ci siamo detti che il Giappone dovrebbe essere incantevole anche d inverno, con la neve...(ma senza pioggia!)
      i ciliegi sì, sono veramente poetici.
      Grazie Buon weekend!

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  4. cosa sono quei dolcini?

    ps. la tua visita "bagnata" mi ricorda tanto la mia a Varsavia: volevo morire!

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    1. Eh mi ricordo che l avevi raccontata..mannaggia! Che poi uno dice: quando mi ricapiterà di tornare in questi luoghi?! E quindi sì, la pioggia è proprio una piaga.
      Dunque quei dolcetti invece invece sono cose buonissime dal nome un Po complicato: Imagawayaki. È una pastella che viene messa dentro stampi di ferro e riempita in vari modi (marmellata, crema), ma i più buoni secondo me sono proprio quelli della foto con marmellata di fagioli rossi che ho scoperto di amare alla follia! Non sono molto dolci e assomigliano un po' ai pancakes, tanto per darti un'idea.
      Un bacione fede!

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  5. Due cose mi hanno colpita più di tutto il resto: l'albero plurimillenario innanzitutto, segno non solo di aria buona ma soprattutto del rispetto dell'uomo nei confronti della natura, e poi la marmellata di azuki, perché da sempre mi incuriosisce e che prima o poi voglio fare! Detto questo, lo sai, ti invidio sempre di più... che spettacolo di viaggio :)
    Un abbraccio!

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    1. Anche io vorrei tanto fare la marmellata di azuki, ma ho ancora troppa nostalgia!! Comunque è buonissima, davvero sorprendente! Sul rispetto dell uomo per la natura (e non solo di questa) in Giappone sono autentici maestri.
      Abbracci e baci a te, Tatiana!

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  6. Ottimo reportage complimenti informazioni utili e impeccabili
    Buon lunedì

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  7. Ottimo racconto e splendite foto! Grazie per avermi fatto sognare!! Dario tuo fratello!!!!!

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