"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)

venerdì 3 dicembre 2021

Cosa vedere a Tivoli in due giorni

 


Se avete un weekend libero andate a Tivoli! Sia che siate di Roma, quindi estremamente vicini, sia che dobbiate fare un viaggio un po’ più lungo per raggiungerla, vale sicuramente la pena dedicarle del tempo.

A parte la bellezza di un centro storico vivace e ben tenuto, infatti, ci sono tanti e tali siti monumentali e  archeologici da visitare, che due giorni sono assolutamente necessari.

Perciò, armatevi di biglietto cumulativo, acquistabile sia online sia in una qualsiasi biglietteria dell’Istituto autonomo Villa Adriana e Villa d’Este (Le Villae) e partite per un meraviglioso tuffo nel passato.

Tenete conto però che nel suddetto biglietto non è compreso il Parco di Villa Gregoriana (imperdibile!) che invece afferisce al Fai.

I siti, a parte Villa Adriana (che noi abbiamo visitato appena arrivati, sfruttando il fatto che fossimo in macchina, per poi abbandonarla completamente nei due giorni successivi al parcheggio del b&b), sono tutti piuttosto vicini, stretti attorno al centro storico, se non addirittura al suo interno, e facilmente raggiungibili a piedi.

VILLA ADRIANA

Quaranta ettari (dei 120 originari) comprendenti appartamenti residenziali, terme, ninfei, padiglioni, giardini e luoghi sacri, immersi in una vallata verdeggiante e ricca di acqua, ai piedi di Tivoli. Occorrono almeno un paio d’ore per girarla tutta, ammirandone tutta la bellezza e pensando che è appena una piccolissima parte di quella visibile, considerato che i vari edifici erano collegati fra loro da tutta una rete viaria sotterranea, carrabile e pedonale. Un luogo stupefacente e pieno di suggestioni.

 

VILLA D’ESTE


250 zampilli, 60 polle d'acqua, 255 cascate, 100 vasche, 50 fontane: numeri infiniti per giochi d’acqua, grotte e musiche idrauliche incredibilmente sorprendenti. Ogni due ore a partire dalle 10:30 conviene trovarsi nei pressi della Fontana dell’organo, così chiamata per il meccanismo ad acqua presente al suo interno, che riproduce suoni musicali. Un’opera di ingegneria idraulica che suscitava grande meraviglia all’epoca della sua costruzione (tra la fine del ‘500 e i primi del ‘600) ma anche adesso. Ogni fontana ha un nome, ogni angolo nasconde getti d’acqua, attivi o spenti, compresi i muretti che delimitano le scalinate. Completano il quadro  grotte, giardini labirintici, le tre peschiere centrali e la facciata imponente di questa maestosa villa i cui interni, al confronto, passano quasi in secondo piano, pur non essendo affatto meno interessanti.

 

SANTUARIO DI ERCOLE VNCITORE

Quella in ferro è, ovviamente, solo la ricostruzione moderna di come doveva apparire il Tempio di Ercole a suo tempo. Il più grande dei Santuari italici dedicati a Ercole e il secondo del Mediterraneo. Un complesso imponente formato da: un teatro a picco sul fiume Aniene, una piazza delimitata da portici e il tempio vero e proprio, che dalle fondamenta si innalza per quasi 50mt! Il fatto che sorgesse sulla direttrice principale di collegamento tra la campagna romana e gli altipiani appenninici dell'Abruzzo e delle Puglie (via di commerci e transumanza) spiega il motivo per cui fosse anche il più ricco del Mediterraneo: chiunque passasse di qua (ed era un passaggio obbligato) doveva versare la "decima" parte dei guadagni. Non solo! Questa strada (che poi sarebbe divenuta la via Tiburtina) venne addirittura inglobata nel complesso architettonico con un percorso coperto, che fa parte della visita, chiamato via Tecta. Perché Ercole? Perché era venerato sia come dio guerriero sia come protettore di greggi e dei commerci. Poi, decadendo come luogo di culto, divenne sede di una centrale idroelettrica e infine di una cartiera, di cui rimangono tracce molto evidenti che permettono di  ammirare questo curioso esempio di architettura industriale.

 

MENSA PONDERARIA

Andare a Tivoli e non prenotare una visita alla Mensa Ponderaria sarebbe un vero peccato! Un unico locale, rinvenuto del tutto casualmente alla fine dell'800 e così ben conservato che ha permesso di identificare con assoluta certezza che si trattasse della "pesa pubblica" posta nel foro della città. I due banconi di marmo sono provvisti di due cavità concave (di dimensioni diverse) per alloggiare i pesi ufficiali di riferimento. Tutto opera di un tale Marco Vareno Difilo, liberto della corporazione degli Herculanei (potente e ricchissimo collegio connesso al culto di Ercole), come si evince dalle numerose “firme” che ha lasciato incise nel marmo. Adiacente il Duomo (o cattedrale di San Lorenzo), così da potersi ritagliare del tempo per vistare anche quello, la Mensa Ponderaria apre solo su prenotazione e la visita è guidata da appassionati archeologi, dura circa mezz’ora ed è assolutamente imperdibile!

 

PARCO DI VILLA GREGORIANA

Boschi, sentieri, cascate e grotte: una forra tutta disegnata dall'acqua, con un nome inquietante (Valle dell'Inferno) in cui ci si inoltra con uno sguardo verso l'acropoli di Tivoli a incombere sulla testa! Un punto di vista diverso dal quale ammirare la città, camminando fra più di 74 specie di alberi, sotto il fragore della Grande Cascata, passando per i resti della villa romana di Manlio Vopisco e risalendo dalla parte opposta, al cospetto dei TEMPLI DELLA SIBILLA e di VESTA. Un luogo davvero unico e bellissimo. Il percorso è abbastanza agevole, certo richiede scarpe adeguate e prevede tratti in salita. Da qui è molto bella anche la visuale del Ponte Gregoriano, affascinante struttura ad arcata unica, fatta costruire da papa Gregorio XVI.


 

Quello che non abbiamo potuto visitare, purtroppo, è il simbolo storico di Tivoli, la Rocca Pia, visitabile purtroppo, causa Covid, solo in giorni specifici (pochi in un mese) e ovviamente non coincidenti con quelli in cui noi ci trovavamo sul posto. Ma al di là dei luoghi specifici, Tivoli è molto bella e interessante anche da visitare senza meta, gironzolando nel quartiere medievale, per esempio,



 e imbattendosi nella Casa Gotica, una abitazione tardomedievale in travertino, con merlature e dettagli stilistici davvero suggestivi.



DOVE DORMIRE

A Tivoli abbiamo dormito, per due notti, in un posto bellissimo e carico di suggestioni. Che si chiama "Antica villa di Bruto" non per caso. Nel terreno circostante (incluso nella proprietà) sorgono infatti i resti di quella che, presumibilmente, era la dimora del senatore  Marco Giunio Bruto Capione, oppure, secondo un'altra ipotesi, del giureconsulto  Marco Bruto, padre di Marco Bruto Oratore ed ascendente di quel Bruto che fu uno dei capi della cospirazione contro Cesare. In entrambi i casi, decisamente non dei proprietari qualsiasi... Nel soggiorno quindi è inclusa una visita (del tutto gratuita) ai resti della villa, guidata dai titolari e condita di racconti e aneddoti stupefacenti.



Insomma: un viaggio nel viaggio! Completano il quadro svariati ulivi, di cui alcuni secolari, e il panorama dalle finestre della camera, così come dalla sala della colazione, che abbraccia la piana sottostante fino a Roma e alla Cupola di S.Pietro. Luogo assolutamente indimenticabile.

DOVE MANGIARE

Ristorante Il Coccio, per una serata romantica: pareti in pietra, grandi vetrate e vista incantevole. Antipasto per due assolutamente consigliato, ricchissimo di assaggi che spaziano dai salumi, ai formaggi, ai fritti, a preparazioni di vario genere. Ci tornerei per assaggiare la pizza che, da ciò che ho potuto vedere, sembra meritare.

Ristorante Alfredo alla Scaletta, trattoria familiare che si tramanda da generazioni e offre piatti robusti della tradizione romana. Assolutamente imperdibile l’amatriciana con pasta fatta in casa.



mercoledì 3 novembre 2021

Flessibilità - Torta cremosa al cocco (senza farina)

 


In una vita in cui i viaggi occupano una larga e importante fetta di tempo, soldi ed energie, prima o poi doveva succedere.

Di dover tornare indietro, rientrare urgentemente, o non partire affatto.

E non solo per la pandemia.

Quest’anno, a settembre, siamo stati in bilico fino all’ultimo, ma poi, falsamente confortati da un certo, apparentemente positivo andazzo delle cose, ci siamo risolti a partire.

Per dover decidere – drammaticamente -  di voler tornare indietro il giorno stesso, a nemmeno un paio d’ore dall’arrivo.

Ci abbiamo pensato spesso, a questa eventualità. A tenerci sempre pronti, che con 4 genitori non più giovanissimi, e ognuno con i suoi acciacchi, non si può mai sapere.

A giocarci lo strano scherzo tuttavia è stato il più giovane dei 4, mio padre.

Che, come gli ha annunciato un simpatico cardiochirurgo il giorno stesso della nostra partenza, “ha vinto un intervento a cuore aperto”!

A distanza di 18 anni da quello di mia madre, che per non essere da meno, all’epoca si fece sostituire la valvola aortica.

(Ma quella volta lì non avevamo viaggi in programma. Non così imminenti, almeno. E per la Tunisia siamo partiti un paio di mesi dopo)

Che se uno pensa ai discorsi sull’ereditarietà di certe malattie, la predisposizione genetica e compagnia bella, con un bagaglio del genere ci sarebbe da correre subito a farsi dei controlli, mio fratello ed io.

E insomma, dal momento che Dio li fa e poi li accoppia e che mio padre non voleva assolutamente essere da meno in simili affari di cuore, ha pensato bene di farsi impiantare – urgentemente- ben 4 by-pass coronarici!

Ma la cosa eclatante non è questa. Il fatto è che tutto ciò si è scoperto durante dei normali esami di pre-ospedalizzazione per un banale intervento di rimozione della cistifellea. Un’operazione chirurgica insomma, era comunque prevista, non è che stessimo partendo proprio con l’orizzonte spianato. Ma certo non della stessa entità e comunque, considerando che la lista di attesa era di 30 giorni..mica è detto che lo chiamino proprio mentre sono in viaggio, pensavo ingenuamente.

Non solo l’hanno chiamato: l’hanno chiamato per tutt’altro e nel giro di una manciata di giorni.

Partivamo dunque non sapendo cosa ci aspettasse dietro l’angolo. E mentre sorvolavamo il Partenone, sbarcavamo ad Atene, ritiravamo il bagaglio e anche la macchina a noleggio, diretti come prima tappa al Canale di Corinto, gli eventi decidevano per noi.

Non più cistifellea ma cuore, non più in laparoscopia-tre buchetti e via, ma squarcio totale, non più “un banale intervento” ma roba seria.

5 giorni di tempo.

E così, il nostro viaggio itinerante di 14 giorni lungo il Peloponneso ci si è sgretolato fra le mani, ridotto a una affannosa e travagliata rincorsa ai centralini di mezzo mondo per: cambiare il volo di ritorno, disdire alberghi, ridefinire piani, e poter fare così ritorno il giorno prima dell’operazione!

Per inciso, da quel momento in poi la cistifellea ha cessato di avere importanza per tutti tranne che per la sottoscritta, che, faticando a comprendere (accettare) bene la serietà della faccenda, continuava a chiedere in giro notizie sulla gestione della medesima. Fino a  quando il cardiochirurgo in persona, all’ennesima mia domanda se questa potesse costituire un pericolo o dare qualche problema, si è visto costretto, gentilmente ma fermamente, a dirmi che lui non fa il mago e che comunque, probabilmente, intanto aveva appena salvato la vita a mio padre… questo l’ho compreso io tra le righe guardandolo negli occhi stanchi seguiti a 6 ore di sala operatoria che nulla probabilmente erano in confronto alle mie sfiancanti richieste di rassicurazioni.

Eppure è stato un signore. Non mi ha mandato a quel paese.

Tornando alla Grecia, dopo una giornata di sconcerto e terrore puro, col volo di ritorno già assicurato alla modica cifra di 200 euro in più, ci siamo detti che, non potendo al momento fare molto altro, ci saremmo almeno goduti quei 5 giorni del nostro tanto atteso viaggio. Ma non avevamo fatto i conti con lo sciopero-lampo dei controllori di volo a Fiumicino.

Quattro ore, giusto giusto nella fascia oraria di nostro interesse.

Ed è così che la compagnia aerea ci ha chiamati, il giorno dopo, per decidere subito un’altra soluzione e trovando come unica plausibile quella di anticipare di un altro giorno ancora il rientro.

Non più 5 ma 4 giorni di Grecia. Con quel peso sul cuore e i centralini di mezzo mondo che ormai partecipavano, empaticamente, alla nostra vicenda strappalacrime.

E insomma, tutto il resto è storia: l’operazione è andata bene, la riabilitazione anche, siamo a novembre, di acqua sotto e sopra i ponti ne è passata abbondantemente e via, si ricomincia l’anno.

Grati, eh? Che alla fine sta cistifellea malandata tocca pure ringraziarla, sennò chi mai si sarebbe accorto di come fosse malandato il cuore.

E per la Grecia pazienza. Per quel poco che abbiamo potuto vedere il Peloponneso ci piace. Come per la Namibia è solo rimandato. Incrociando le dita, sperimentando un modo nuovo di viaggiare, che è quello di farsi flessibili e mettere in conto l’assoluta precarietà, nella vita in generale, di ogni tipo di programma.

(per inciso, comunque, negli annali dei nostri viaggi si annovera la medesima ansia, per la medesima operazione alla cistifellea, quella volta riguardante mia madre –sempre per il discorso del dio li fa poi li accoppia-  esattamente quando eravamo in procinto di partire per il Sudafrica. Lì però era andata meglio: la chiamata era avvenuta il giorno stesso del nostro rientro e quindi tutti felici e contenti di poterci essere, con viaggio già alle spalle).

 

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In questa travagliata estate non sono mancati momenti di cucina. Pochi, eh? Fra i quali quelli dedicati a questa torta stupefacente.

Certo, per farla ho dovuto accendere il forno nonostante il caldo, ma visto che ormai siamo alle porte dell’inverno non si pone nemmeno più il problema. Tra l’altro deve riposare in frigo e si gusta fredda. In ogni caso: estate o inverno che sia, come si fa a non voler provare una torta che oltre a essere senza burro (e senza margarina e senza olio), senza uova, senza lievito è anche SENZA FARINA?? Che uno alla fine si chiede: ma dentro che c’è? Beh tutto quello che le serve per essere cremosissima, goduriosa e sorprendentemente buona. La ricetta l’ho presa da lui, apportando solo delle piccole modifiche, ma giusto perché non amo il mascarpone e  perché di bevanda vegetale ne avevo solo un brick da 250 ml ;-)



Ingredienti (per uno stampo tondo da 22 cm o, come nel mio caso, rettangolare da 23x15)

300 250 g bevanda vegetale al cocco

250 g mascarpone  ricotta di pecora

340 g yogurt greco al cocco

120 g fecola di patate

80 g cocco rapè

150 g zucchero

gocce di cioccolato fondente

 

Procedimento

Preriscaldare il forno a 180°. In una ciotola mescolare lo yogurt con la ricotta e lo zucchero. Unire anche la fecola, il cocco e progressivamente il latte sciogliendo ogni eventuale grumo (il composto risulterà piuttosto liquido ma così deve essere!).

Versare tutto nello stampo foderato di carta forno e cuocere per 30-35 minuti facendo la prova stecchino. Se pure questo dovesse uscire ancora leggermente umido spegnere non appena i bordi del dolce cominceranno a dorarsi. Lasciare raffreddare bene prima di consumarlo e conservare in frigorifero.

 


venerdì 27 agosto 2021

Creta orientale (quarta e ultima parte)

 

(Creta 2020)

Lasciamo Stavros con un obiettivo che ci sta molto a cuore: rivedere Retimo dopo un anno e dopo essercene innamorati perdutamente. 

Ma prima di arrivarci facciamo tappa al Monastero di Arkadi.

Questo luogo sacro, protetto da mura imponenti, ebbe un ruolo molto triste nella storia di Creta. Durante l'assedio dei turchi del 1866, infatti, divenne la roccaforte dei ribelli insieme alle loro famiglie (circa 600 tra donne e bambini). Quando però si resero conto di essere vicini alla disfatta (contro qualcosa come 15mila uomini) i rifugiati decisero di farsi saltare in aria insieme alla polveriera piuttosto che arrendersi. In memoria di quel tragico evento davanti al monastero é stato posto un ossario che conserva un certo numero di teschi delle vittime. 

Nel cortile si trova un vecchio cipresso ormai spoglio che fu testimone dell'assalto e nel quale sono ancora conficcate delle pallottole. 

Oltre alla bellissima chiesa si possono visitare le cucine, il refettorio, alcune abitazioni 



e la polveriera stessa, luogo dell’esplosione suicida, in un percorso davvero suggestivo e commovente.



Retimo ci accoglie con il medesimo, immutato fascino che ci ammaliò la prima volta. 


Una fortezza veneziana con affacci panoramici sulla città e sul mare;




un antico porto pieno di localini;

 un centro storico con vecchi portoni monumentali e vicoli pieni di meraviglie; 











un lungomare pieno di vita e 16 km di spiaggia...come può non piacere una città del genere? C’è da vedere, ma soprattutto da gironzolare in lungo e in largo respirandone a pieni polmoni l’atmosfera di città di mare, vivace ma piena di storia e tradizione. Scegliamo lo stesso alloggio dello scorso anno: un antico palazzo turco-veneziano nei vicoli del centro storico e ceniamo nel medesimo ristorante di pesce all’estremità sud del lungomare, là dove finiscono le case e si insinua la superstrada. Insomma, ritroviamo vecchi luoghi che ci fanno balenare l’idea di poterci venire ad abitare in una città del genere!

Per dormire:

Casa dei delfini composta di 4 monolocali, ognuno con caratteristiche particolari e originali e un appartamento più grande disposto su due piani. Da perdercisi dentro già solo a osservarne tutti i dettagli. In ottima posizione rispetto ai punti di interesse, sorge in un vicolo tranquillo del centro. La colazione non è inclusa nel prezzo.










Per mangiare:

Prima Plora Organic Restaurant andWine Bar Scordatevi per un attimo la cucina greca e le taverne bianche con le sedie blu. Qui, a parte la disposizione scenografica dei tavoli su vari terrazzamenti vista mare e l’illuminazione soft data dai soli lumini sui tavoli, si mangia prevalentemente pesce con proposte fusion italo-giapponesi, prodotti biologici e accostamenti curiosi. Viene voglia di sperimentare ogni piatto, ma alla fine sono due anni che ci buttiamo sugli stessi, senza alcun rimorso. Indispensabile la prenotazione, anche a settembre.



Concludiamo il nostro secondo on the road di Creta in una località scelta del tutto casualmente dall’organizzatore di casa, in virtù della relativa vicinanza all’aeroporto (25 km) e dell’orario del volo di rientro, alle prime luci dell’alba.

Non avendo voglia di ripassare per Iraklio, Agia Pelagia si rivela una scelta azzeccatissima. È quel luogo di passaggio che permette di fare mente locale, ripreparare i bagagli, riassettarsi in modalità “rientro” ma soprattutto godersi fino all’ultimo giorno il bellissimo mare greco.


Troviamo una lingua di spiaggia sottile, con molti lavori in corso e l’aria di un paesotto a vocazione prettamente turistica. Tutto ciò però a fronte di un mare dalle acque spettacolari: calme, calde, senza vento, scoprendo così che anche sulla costa nord, in un luogo che più turistico e deturpato dall'edilizia selvaggia non potrebbe essere, il mare, con le montagne a proteggerlo tutto intorno, forma una piscina calda, cristallina, senza nemmeno un alito di vento a scomporne la superficie.

Per dormire

Sunday Life Studios in posizione panoramica sul mare. Richiede un mezzo proprio vista la lunga e faticosa salita per raggiungerlo. Parcheggio privato, piscina a disposizione e camera molto spaziosa con balcone vista mare.


Qui per itinerario completo e prima parte 

Qui per la seconda parte

Qui per la terza parte

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