"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)
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martedì 24 dicembre 2019

Auguri - Muffin renna



Allegro, spiritoso, leggero;
semplice, dolce, caloroso:
che il Natale sia tutto questo e molto di più!
Auguri
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Ingredienti (per 12 muffin)
200 gr di farina 00
250 ml di latte
90 gr di zucchero
50 ml di olio di semi
2 cucchiai di cacao amaro
1 uovo
½  bustina di lievito in polvere (8gr)
½ cucchiaino di cannella
1 pizzico di sale

Per decorare
250 gr di cioccolato fondente
100 ml di panna liquida
2 cucchiaini di miele
24 pretzel (salatini)
12 amaretti o altri biscottini tondi
12 smarties rossi o marroni
12 confettini tondi bianchi o, in assenza di quelli, delle semplici mentine

Procedimento
Riunire in una ciotola la farina, il cacao, lo zucchero, il lievito, la cannella, e il sale e mescolare bene. In un’altra amalgamare l’uovo con il latte e l’olio, quindi riunire ingredienti secchi e ingredienti liquidi lavorandoli lo stretto indispensabile (il composto finale dovrà risultare piuttosto liquido). Disporre dei pirottini negli stampi per muffin oppure oliare e infarinare questi ultimi.
Distribuire il composto negli stampi riempiendoli poco oltre la metà e infornare per circa 15 minuti facendo la prova stecchino.
Una volta sfornati lasciarli raffreddare completamente.
Nel frattempo preparare la ganache: far scaldare la panna in un pentolino e aggiungervi il cioccolato fondente spezzettato mescolando, a  fiamma bassissima, finché non si sarà sciolto del tutto. Unire il miele, mescolare con cura e lasciare intiepidire.
A questo punto dare forma alle renne spalmando ogni muffin di cioccolato e distribuendoci sopra il biscotto per fare il muso, lo smarties per il naso, le mentine o i confetti bianchi per gli occhi, utilizzando sempre una goccia di cioccolato come “collante”. Sporcare di cioccolato la punta di uno stuzzicadenti per “disegnare” le pupille.




martedì 12 marzo 2019

Dolci - Muffin integrali al cocco (senza zucchero, senza latte, senza uova)



Sembra un ritornello, quello fra parentesi, ma è un’abitudine acquisita.
Che se prima fare dolci senza zucchero mi pareva un paradosso, ora è la norma.
Ma io sono golosa a livelli esponenziali. Vivrei di biscotti, pasticcini, crostate, torte e cornetti ripieni di qualsiasi cosa.
Come conciliare questo piccolo particolare con tutta un’alimentazione volta a ingurgitare alimenti sani, che non infiammino, che non abbiano effetti negativi, che siano in linea con tutti i dettami mondiali sull’irreprensibile mangiar sano?
Aggirando l’ostacolo. Carpendo trucchetti. Ricercando ugualmente il piacere di addentare un muffin o sgranocchiare un biscotto senza per questo compromettere nulla o sentirmi mancare ogni volta che passo davanti alla vetrina di una pasticceria pensando che “no, non posso”.
Cioè: magari un piccolo mancamento e moti di commozione li ho lo stesso, ma perlomeno qualcosa con cui riavermi, una volta tornata a casa, ce l’ho!
E così, di sperimentazione in sperimentazione, di eliminazione in eliminazione, di follia in follia, siamo giunti a usare quasi esclusivamente datteri per dolcificare.
Pochi, eh? Cinque-sei per impasto. Otto a voler proprio esagerare.
Questo per le colazioni settimanali, poi se ogni tanto c’è da mangiarsi un dolce con tutti i sentimenti lo si fa senza andare troppo per il sottile.
Ma il palato si abitua e sempre meno tollera cibi troppo zuccherini o troppo salati, per dire.
Nel caso di questi muffin poi, la versione è duplice perché fatti una volta, sono corsa nuovamente al supermercato a ricomprare datteri e farina di cocco per poterli replicare, ma nell’afferrare una busta dei primi ho sbagliato e preso l’ananas essiccata.
Così la seconda volta ci ho messo quella.
Che con il cocco, notoriamente, ben si sposa, alla fine.
Infatti: spazzolati, con gaudio, anche quelli.
Ecco le gocce di cioccolato extrafondente completano il quadro.
Una concessione golosa di cui forse si potrebbe anche fare a meno, ma mica si può rinunciare proprio a tutto tutto ;-)

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Ingredienti (per circa 10 muffin)
210 ml di latte di riso al cocco
100 gr di farina di farro integrale macinata a pietra
100 gr di farina di farro
50 ml di olio di riso
40 gr di cocco rapè
8 datteri denocciolati bio (o 60 gr di ananas disidratata)
½ bustina di lievito (8 gr)
I semi di mezza bacca di vaniglia
1 pizzico di sale
Gocce di cioccolato extrafondente


Procedimento
Preriscaldare il forno a 180°. Raccogliere in una ciotola le farine, il lievito, la vaniglia, il cocco e il sale. Frullare i datteri (o l’ananas) insieme all’olio e al latte di riso. Unire i due composti mescolando il minimo indispensabile senza lavorare troppo l’impasto. Aggiungere le gocce di cioccolato, distribuire il composto negli stampi, spolverizzare la superficie con dell’altro cocco e cuocere per circa 18-20 minuti.





mercoledì 24 ottobre 2018

Fiducia - Muffins al vapore



“Sono molto felice che ti piaccia, ma non è che ora tu la debba usare proprio sempre”.
Il mio entusiasmo per la nuova vaporiera procede di pari passo con la preoccupazione dell’amato bene per ciò che potrei farne.
Che poi: quali pericoli si nasconderanno mai dietro quest’innocuo attrezzo? Che ci potrei mai fare?
Cuocere ovviamente.
Ma il punto è proprio quello.
Il primo sussulto, l’uomo di pochissima fede, lo ha quando decido di farci il riso per il suo pranzo da portare in ufficio.
“Perché devo fare da cavia proprio io?”
L’insulsa domanda prevede una risposta altrettanto scontata: mica sono io che pranzo fuori.
Io me lo cucino fresco, il riso (eventualmente in pentola tradizionale.. ma sono dettagli).
Una prima volta ci dovrà pur essere.
Ma dopo l’iniziale titubanza, e in barba alle più pessimistiche previsioni, già dal primo assaggio lo trova buono.
Buonissimo il giorno successivo quando apre il suo portapranzo in ufficio e ne gusta il contenuto.
Lo vedi? – lo sfotto convinta mentre dentro, segretamente, tiro un sospiro di sollievo.
E poi è la volta di broccoli, zucche, zucchine, patate, perfino dei pomodorini che devo spellare.
Tutto cotto a puntino e con grande soddisfazione di non dover usare nemmeno un goccio di olio, se non a crudo, a cottura avvenuta.
È quando decido di provare a farci un dolce che la preoccupazione sale alle stelle.
In effetti anche la mia, eh?
Che i panini al vapore che fanno in Cina o in Giappone non è che mi facciano proprio impazzire.
Ma decido di provare lo stesso. Con una ricetta che non prevede nemmeno un grammo di grassi, animali o vegetali, nell’impasto.
Nemmeno lo zucchero, se è per quello.
Ma  visto che lo sciroppo d’agave non ce l’ho, lo sostituisco con qualche cucchiaio di zucchero di canna. Proprio perché mi sento in vena di esagerare.
“Sento un odore, ma proprio leggero leggero di dolce. Non come quando li fai al forno” – constata nostalgico e sfiduciato l’amato bene mentre a me quasi esce una lacrima di commozione scorgendo, tra i fumi del vapore, le meravigliose gobbette dei muffins formarsi nonostante tutto. Nonostante il tipo di cottura e tutte le vibrazioni negative che li minacciano.
Allungo giusto di altri cinque minuti la cottura, nell’ansia che non siano cotti perfettamente, data la novità assoluta anche per me.
Ma quando li “sforno” quasi non credo ai miei occhi.
Gliene porto un pezzetto fragrante, appena uscito.
“no grazie, è quasi ora di cena, casomai dopo”
Che è diventato domani perché a cena siamo stati fuori.
Ma sono i numeri a parlare:
Domenica, tondi e perfetti, 12 muffin.
Oggi, mercoledì: 2 superstiti.

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Io non so se la ricetta originale prevedesse realmente la totale assenza di olio o burro o se non sia stata piuttosto una dimenticanza. Sta di fatto che li ho voluti provare così, proprio senza grassi (a parte quelli delle uova), e non me ne sono pentita. La consistenza è, ovviamente, sofficissima. La mia paura più grande era che non lievitassero o che risultassero gommosi. Niente di tutto ciò. Oltre ad essere cresciuti alla perfezione, hanno mantenuto un’umidità e una morbidezza che va oltre quella di una normale torta di mele.
Bisogna provarli per capire!
Ma attenzione: non bisogna avere per forza una vaporiera per farli.
Si possono mettere gli stampini per muffin direttamente in una pentola con due dita d’acqua e cuocere coperto sempre per 20-25 minuti.

Ingredienti (per una decina di muffin secondo la grandezza degli stampini)
250 gr di farina di farro
70 gr di zucchero di canna
30 ml di latte di riso o altra bevanda vegetale
2 uova
1 vasetto di yogurt bianco al naturale
1 mela grande
1 cucchiaino colmo di cannella in polvere
1 bustina di lievito (16 gr)

Procedimento
Riunire in una ciotola la farina, il lievito, lo zucchero e la cannella. In un’altra versare le uova, il latte, lo yogurt e mescolare con cura. Unire i due composti lavorando il minimo indispensabile e aggiungere la mela tagliata a dadini. Riempire gli stampi per ¾ e disporli nella vaporiera o in alternativa in una pentola con due dita d’acqua e cuocere per 20-25 minuti.


martedì 5 giugno 2018

La voce della coscienza - Muffins alle pere (senza uova, senza burro, senza latte)



Non è la prima volta che accade.
Era già successo quattro anni fa, nel lontano 2014.
Solo che io lo avevo rimosso.
Perché la decisione di (continuare ad) andare a sudare in palestra pure a giugno, pur lavorando solo di pomeriggio, pur abitando al mare, non può essere meritevole di altro che di profondo e irreversibile oblio.
Ma quest’anno ci si sono messe tutte, che quando le energie (positive o negative è del tutto discrezionale) si scatenano, solitamente decidono di muoversi tutte insieme.
Il primo e fondamentale cambiamento si è verificato alla notizia che, a differenza degli anni passati, anche a giugno e luglio, quest’anno, avrei mantenuto il mio orario di lavoro invernale senza dover andare anche di mattina.
Benissimo: tutti al mare!
Ma ho una coscienza tritattributi, io.
Dotata di acuta vocina interiore che subito mi riacciuffa per i capelli, suggerendomi che –‘ndovai? - potrei approfittarne per prolungare la palestra di un altro mese prima della lunga pausa estiva – ar mare de che? -.
Certo (taccitua) -  le rispondo già pensando a come poter aggirare l’ostacolo.
Ma non è tutto.
A fine maggio, cioè pochissimi giorni fa, mi accingo a salutare, tutta felice e sollevata, l’insegnante di posturale/yoga credendola in partenza, come ogni anno, per il suo solito ritiro estivo in uno sperduto Ashram himalayano.
E per poco non caracollo sul tatami quando mi sento dire che no, lei quest’anno non parte subito, ma farà lezione per tutto giugno.
Tutto giugno.
Nientedimeno.
Che se il corso finisse uno si sentirebbe libero e sollevato dall’incombenza.
Autorizzato insomma.
Ma così che fai? Non dai retta a quella bastarda della tua coscienza? Non lo concedi un altro mese di terapia alla tua schiena malandata dopo tutti i benefici che ne hai tratto da qualche anno a questa parte prendendoti a schiaffi pur di essere lì ogni martedì e giovedì, cascasse il mondo?
E visto che ci sei, non continui pure quell’altra di ginnastica, la funzionale dei giorni dispari che così, moriammazzata la pigrizia (per non parlare della coscienza), alla prova costume ci vai poco poco più tranquilla?
È alla luce di queste profonde considerazioni quindi che, mentre intorno a me è tutto un esplodere di euforia e gavettoni per la fine della scuola e di Uomini & Donne, di attività extrascolastiche e di Pomeriggio Cinque, io continuo ad alzarmi presto, a NON andare al mare e a inguainarmi in un paio di leggins ogni santo giorno di sole e di caldo ormai estivo.
Guardando i luccichii del mare da lontano.
Commuovendomi alla vista dello svolazzo leggero di un pareo.
Ingoiando insulti e reprimendo istinti omicidi quando una delle folli superstiti come me, speranzosa e con aria innocente mi domanda:
Ma tu vieni anche a luglio, sì?

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Celebrando il miracolo di prolungare la palestra anche a giugno, e visto che ancora non fa proprio così caldo da non poter accendere il forno, ecco dei muffin leggeri ma nutrienti per la colazione. Un mix di farine rustiche, la dolcezza delle pere che li rende irresistibilmente soffici, più noci e uvetta per darsi forza e coraggio. E allenarsi meglio :-(

Ingredienti (per 12 muffin)
100 gr di farina di riso integrale
100 gr di farina di orzo
100 gr di farina di farro integrale
120 ml di sciroppo d’acero
120 ml di latte di soia
120 ml di olio di riso (o di semi di girasole)
2 pere medie
1 bustina di polvere lievitante bio (cremor tartaro +  bicarbonato)
1 pizzico di sale
Scorza e succo di un limone non trattato
2 cucchiai di zucchero di canna
Noci e uvetta per decorare (facoltative)




Procedimento
Preriscaldare il forno a 180°. Sbucciare le pere, tagliarle a piccoli cubetti e irrorarle di succo di limone. Riunire in una ciotola le farine setacciate, la polvere lievitante, la scorza grattugiata del limone e il sale. Versare in un bicchierone tutti gli ingredienti liquidi: latte di soia, sciroppo d’acero, olio. Unire i due composti e lavorarli lo stretto necessario ad amalgamarli. Incorporarvi le pere e distribuire l’impasto in una teglia per muffin oliata e infarinata oppure rivestita degli appositi pirottini.
A questo punto io ho diviso a metà l’impasto e ho mescolato noci tritate da un lato e una manciata di uvetta nell’altro, ma è un passaggio del tutto opzionale.
Cospargere i muffin con lo zucchero di canna e infornare a 180° per 25-30 minuti, secondo il forno.



martedì 15 maggio 2018

Colazione - Muffins caffè, cioccolato e peperoncino



Decido di provarlo così, di punto in bianco, un lunedì mattina.
Che già l’umore non è da carnevale di Rio, allora tanto vale andare proprio fino in fondo.
Ma hai visto mai che invece mi debba pure ricredere?
I fiocchi d’avena ce li ho.
Integrali, piccoli, pure bio.
Metto a scaldare l’acqua, aggiungo una manciata di uvetta, unisco i dadini amorevolmente ricavati da uno spicchio di mela.
Soprassiedo sulla banana schiacciata per dolcificare naturalmente, che già solo l’idea mi fa accapponare la pelle posso farne a meno.
Rinuncio pure allo zucchero di canna e a qualsiasi altro malto, che oggi sono così: sprezzante del pericolo. Decisa a toccare le vette più alte dell’alimentazione salutistica. A varcarne i confini, se occorre.
Fiera di me, guardo in dispensa per scegliere tra noci, mandorle, datteri.
E opto per le nocciole visto che sono già comodamente ridotte in granella.
Una bustina risalente ai (bei) tempi della spavalderia e della leggerezza d’animo. Quelli in cui ancora non mi passava nemmeno per la testa di acquistare frutta secca da dovermi prendere pure la briga di aprire con lo schiaccianoci. Tempi in cui mi bastava arraffare a caso, dagli scaffali di un qualsiasi supermercato, una bustina di noci pronta da rovesciare direttamente in bocca e sentirmi lo stesso molto a posto con la coscienza, malgrado la presenza di antiossidanti artificiali di dubbia provenienza.
Sospiro, quasi commossa, decidendo di completare l’opera con una spolverata molto generosa di cannella, che lei lo so, può essermi d’aiuto in questo momento difficile.
L’aspetto non è male. Il profumo buonissimo: sembra quasi di strudel (beh, con un po' di approssimazione e tanta fantasia).
È quando aggiungo l’acqua per “far riposare il tutto quel tanto che basta ad ammorbidire l’avena” che mi sorgono le prime perplessità.
Di colpo avviene come con la madeleine di Proust.
Solo che questo è un ben più sano e sofisticato Porridge.
Di quelli che vanno tanto di moda adesso.
Nella variante calda, per la precisione. Che per la cronaca invece, ne esiste anche una versione fredda, da condire con yogurt e altre delizie a piacere e lasciare lì tutta la notte in frigo (santo cielo).
Mi rivedo bimbetta mentre all’asilo in Germania giro a vuoto il cucchiaio dentro una densa, grigiastra e dolciastra crema di riso servita per pranzo.
Senza riuscire a mandarne giù nemmeno un grammo.
Poi mi ridesto: mi trovo in Italia e sono pur sempre una donna ormai.
Tutta suggestione la mia.
Questa non è crema di riso e non è (sigh) la madeleine di Proust.
È un sanissimo, modernissimo, fighissimo porridge che adesso assaggerò trovandolo anche buonissimo!
Mi concedo ancora qualche secondo. Giro, rimesto, allargo, cerco, nella poltiglia sempre più collosa, un’ancora di salvezza almeno nell’aspetto riconoscibile di un dadino di mela. Ma solo il vago sentore di cannella mi consola un po’. Niente: tutto inglobato, tutto risucchiato nell'intruglio spaventoso che mi trovo davanti.
Magari bisogna solo avere più pazienza. Magari i fiocchi di avena,a forza di guardarli, si trasformeranno in deliziosi e invitanti chicchi di cioccolato fondente (chiodo fisso).
Tento di sdoppiarmi.
Io sono qui ma sono anche ai tropici.
Io ho davanti una ciotola di pappa di avena (oddio l’ho detto) ma potrebbe essere un delizioso tiramisù. Perché, non è forse bruttarello e colloso pure quello? Guardando bene, sempre di una roba inzuppata si tratta. Affogato nel caffè, avvolto nella panna, ricoperto di cacao, ma quelli sono unicamente dettagli.
Basta.
Assaggio.
Un altro cucchiaino.
Uno solo, prima di correre ad aprire un pacco di biscotti al cioccolato.

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Considerando il clima autunnale di questa strana primavera, una colazione normale dolce e corroborante è quel che ci vuole per iniziare bene la giornata. Senza uova, senza lattosio…. Ma certo pur sempre estremamente più peccaminosa di un sanissimo (terribile) porridge ;-)

Ingredienti (per 10 muffins)
120 gr di farina di farro
100 gr di farina integrale di farro
100 gr di latte di riso (o altra bevanda vegetale)
160 gr di zucchero di canna
60 gr di olio di riso (o di semi di girasole)
50 gr di gocce di cioccolato extra fondente
20 gr di cacao amaro in polvere
2 tazzine di caffè forte (80 ml)
2 cucchiaini di polvere lievitante
1 presa abbondante di peperoncino (mezzo cucchiaino)
1 pizzico di sale


Procedimento
Accendere il forno a 180°. Riunire in una ciotola tutti gli ingredienti secchi  (farina, zucchero, cacao, lievito, peperoncino e sale ) e in un’altra il latte, l’olio e il caffè lasciato intiepidire. Unire i due composti mescolando brevemente e aggiungere le gocce di cioccolato. Riempire gli stampini per muffin precedentemente oliati e infarinati e infornare per circa 20-25 minuti secondo il forno.




lunedì 20 novembre 2017

Consapevolezze - Muffin vegani al cappuccino (di soia)


È un amato bene illuminato e dall’entusiasmo incontenibile quello che rientra improvvisamente dal giardino un pomeriggio inoltrato di qualche sabato fa.
Amore, finalmente ho capito! -  esclama esaltato e sull’orlo quasi della commozione.
Il modo per mangiare dolci e non ingrassare?
Quello per pulire casa nello spazio di mezz’ora al massimo e avere tutto il resto del weekend libero?
Il sistema per non avere mai il frigorifero desolatamente vuoto senza dover trascorrere il sabato pomeriggio in fila alle casse del supermercato?
Il trucco per fare un pan di spagna perfetto?
In che modo occultare i graffi che ho (involontariamente) fatto alla macchina l’ultima volta che l’ho presa?
Come vivere viaggiando?
Come evitare che le piante stramazzino pur dimenticandosi di annaffiarle regolarmente?
Come minimo, per avere quell’espressione beata deve aver trovato la formula magica per una questione di vitale importanza.
Sono in spasmodica attesa della rivelazione.
Ho capito perché a me piacciono tanto i lavori di bricolage!
Un velo appena di delusione, ma la curiosità sale.
In effetti è una di quelle domande che mi pongo spesso.
Ogni volta che lo vedo armeggiare con la sua cassetta degli attrezzi.
Il trapano.
L’avvitatore elettrico.
La livella.
I secchi di vernice.
I sacchi di KC1 e di stucco di vari tipi e colori.
E impreco giusto n po’, per poi raccogliermi in preghiera per l’ingloriosa fine dei pavimenti appena lavati, dei mobili appena spolverati, dell’ingenuo sogno di poter vivere di rendita, almeno in fatto di pulizie, per una settimana buona.
Ma forse oggi scoprirò il motivo per il quale le pedate di calce e le gocce di vernice sparse qui e lì sono sempre dietro l’angolo.
E non è cosa di poco conto, signori.
Anzi, non vedo l’ora di conoscerlo e magari metterne generosamente a parte le migliaia di donne disperate curiose come me.
Trovare la soluzione.
Vivere, d’ora in poi, almeno consapevolmente felici.
‘mbè? – lo sollecito all’apice ormai della smania di sapere.
Ho scoperto che i lavori di bricolage sono proprio una figata: perché ti devi ingegnare, escogitare soluzioni, trovare la chiave per dare vita al progetto che hai in testa e a volte costruirti pure da solo gli strumenti con cui realizzarlo! Niente è scontato e facile. Parti dall’idea ma poi devi pensare a ogni singolo dettaglio per metterla in pratica! È una ginnastica mentale formidabile!
Ecco.
Armarsi di risme di cruciverba a schema libero, invece?

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Ormai non si contano più le ricette che mi viene voglia di provare ogni volta che apro facebook. Ma gira e rigira mi trovo sempre lì, sul sito di ricette vegane da cui attingo innumerevoli idee per dolcetti che non mi facciano sentire troppo in colpa. E che allo stesso tempo appaghino anche il gusto, naturalmente. Mi ci metto la domenica a selezionare, in modo da avere il tempo di preparare quella che nelle mie illusioni dovrebbe essere la colazione per il resto della settimana…
Poi chissà perché, pur guardati con scetticismo dall’altro abitante di questa casa, non arrivano nemmeno al martedì…Rispetto alla ricetta originale ho sostituito la farina 0 con quella di farro e aumentato lievemente la quantità di zucchero.

Ingredienti (per 6 muffin)
140 grammi di farina di farro
20 g di amido di mais
70 grammi di zucchero di canna
50 g di olio di girasole
150 g di latte di soia
1 cucchiaino di aceto di mele
8 g di polvere lievitante (cremor tartaro)
1 pizzico di bicarbonato
1 pizzico di sale
3 cucchiaini di caffè solubile
1 cucchiaino di cacao amaro


Procedimento
Scaldare leggermente il latte di soia e unirvi l’aceto di mele, lasciandolo riposare (cagliare) per una decina di minuti.
Nel frattempo riunire in una ciotola capiente tutti gli ingredienti secchi: le farine setacciate, il lievito, il bicarbonato, il sale, lo zucchero e mescolarli bene. Unirvi gli ingredienti liquidi: cioè il latte cagliato e l’olio e amalgamare i due composti.
Dividere il composto in due parti e aggiungere in una il caffè e il cacao, mescolando con cura per far assorbire bene le polveri.
Oliare e infarinare uno stampo per muffin o rivestirlo con gli appositi pirottini. Versare sul fondo l’impasto scuro, quindi coprire con quello bianco. Con l’aiuto di uno stuzzicadenti mescolare i due composti con movimenti dal basso verso l’alto. Infornare a 180° (preriscaldato) per circa 25-30 minuti, secondo il forno.


lunedì 2 ottobre 2017

Amore mi fai una foto? - Muffin di farro e riso con polpa di mirtilli e fragole


La fotografa ufficiale della nostra piccola famiglia sono io.
Non perché abbia particolari doti di bravura: tutt'altro, come del resto si può facilmente evincere da un rapido sguardo ai contenuti iconografici di questo blog.
Molto più semplicemente perché l’amato bene ama viaggiare libero e senza fardelli.
Sostiene di volersi godere la vista dei luoghi senza l’ansia di dover immortalare ogni singolo particolare (compresi cestini della spazzatura e cartelli stradali) e che i ricordi lui preferisce portarseli dentro senza il bisogno di eternarli in uno scatto.
Siccome io sono dell’avviso esattamente opposto e arrivo a fotografare, oltre appunto ai cestini della spazzatura e ai cartelli stradali, tutto l’universo umano, paesaggistico, animale, planetario e microbiologico, spaziando dagli scontrini dei bar, ai biglietti dei pedaggi autostradali, alle carte di caramelle passando per i necrologi affissi sui muri, è venuto naturale che il comando della faccenda lo assumessi io.
E quindi che mi impossessassi pure, tacitamente, della reflex.
Comprata in occasione del viaggio di nozze, giusto perché spingendoci fino alla Polinesia e vagando a zonzo una quindicina di giorni circa per gli Stati Uniti ci sembrava quanto meno imprudente partire con una compattina vinta con i punti del detersivo quando ancora disponevamo di cellulari a tasti, privi di fotocamera.
Assodato tutto ciò, resta il fatto che scartabellando le foto dei viaggi pare che ad avervi preso parte sia stato (oltre a un inanimato drone inviato per ritrarre panorami, monumenti e rovine) sempre un unico e sovrano individuo in carne e ossa: lui.
Fotografato in tutte le pose, situazioni, località.
Perlopiù controvoglia (perché fa pure il difficile, lui) o di nascosto ma pur sempre ritratto.
Tracce della sottoscritta: non pervenute.
Praticamente non compaio se non in rarissime e selezionate occasioni, capitate per caso o seguite a preghiere a mani giunte e suppliche vibranti.
Che va bene che il tempo della luna di miele è passato da un po’ e pure io, detto fra noi, non è che ami particolarmente mettermi in posa.
Però ecco, all'esatto opposto dei mariti solleciti e pazzi d’amore che inseguono (o precedono, sì ad alto rischio di inciampo, ma è così romantico…) la propria consorte armati di teleobiettivi sollecitandola a sorridere, ammiccare, spostare i capelli da un lato, girarsi di scatto, reclinare dolcemente la testa, alzare un braccio, fare una giravolta, farla un’altra volta per avere scatti multipli e vari…all'esatto opposto, dicevo, si colloca il mio.
Libero e felice.
Completamente avulso da tutto ciò.
Che non solo non mi insegue armato di teleobiettivo e men che meno di aste per selfie, ma saltella leggiadro guardandosi intorno pieno di meraviglia e arrivando perfino a dimenticare di trovarsi in compagnia.
Fino a che, resosi conto che siamo in due, compie lo sforzo di voltarsi indietro a vedere dove mi ha lasciato a scattare foto e, sbuffando, getta uno sguardo annoiato verso l’attrezzatura che mi porto al collo.
Solo dopo molto tempo, a denti stretti e con sguardo supplice (invocando un no), mi chiede: “vuoi che ti scatti una foto?”
Ed è così che mi ritrovo foto meravigliose ed estremamente significative, dense di tutta, tutta la passione con cui il mio adorato consorte mi immortala ogni volta.


Io che dormo, su un pulmino in Malesia (con focus sulla piantagione di palme)

Io che cammino sempre nella jungla malese (la vera protagonista è la vegetazione al piano inferiore)

Io che consulto il menu nella graziosa saletta del ristorante di Bruges (e mannaggia sto sempre in mezzo)


Io (perfettamente riconoscibile, no?) che cammino dietro due rangers nel bush sudafricano 



Io, proprio io senza ombra di dubbio, che mi calo dentro una grotta nel Taman Negara (e per dare enfasi alla ripresa in primo piano c'è anche un dito davanti all'obiettivo!)

Io che guardo (casualmente colta ancora una volta mentre sono girata di lato) il paesaggio da una funivia di Hong Kong 



Io con dei biscotti appena acquistati a Pechino (ovviamente senza aver focalizzato nessuno dei due soggetti)

Io che accendo un bastoncino d’incenso in un tempio di Kyoto (palo della luce in primo piano)

Io insieme a una famigliola di orsetti che mi piaceva tanto, lungo il sentiero dei filosofi a Kyoto (nel momento esatto in cui ho deciso di guardarli…che Paganini mica ripete!)


La mia nuca ritratta in un’altra, del tutto casuale, occasione

per esempio con il panorama di Dubai dalla torre più alta del mondo (e a volte senza centrare nemmeno quella, la nuca, intendo)


Per non tacere poi dei ritratti a figura intera, con utilizzo sapiente dello zoom, questo sconosciuto.
Io davanti a una graziosa casetta delle fiabe a Disneyland di Hong Kong (sono lì, schiacciata sotto la torre, giusto per enfatizzare la già ragguardevole altezza)


Io buttata su una panchina di Francoforte (sono lì, tutta a sinistra nella foto - probabilmente arresa- nell’angolo più remoto, fra edifici bellissimi, giustamente in primo piano)


Io che passeggio sulla grande muraglia cinese (ci sono ci sono, e signori miei, se proprio non si riesce a scorgermi, mica è colpa sua)




E quelle poche volte in cui gli intimo a brutto muso di farmi una foto, rubandogli pure il tempo di mettermi in posa?
Non si sono dubbi: sarà sfocata.







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Mai provata la polpa di frutta senza zuccheri aggiunti del NaturaSì? È buonissima da bere, altrettanto per farci dei muffin! E gli ingredienti si pesano con 1 bicchiere da acqua (va bene anche quello di plastica)



Ingredienti (per 12 muffin)


2 uova
2 bicchieri di farina di farro
1 bicchiere di farina di riso
1 bicchiere di zucchero di canna
½ bicchiere di olio di semi
½ bicchiere di latte di riso
100 gr di polpa di frutta (nel mio caso mirtilli e fragole)
1 bustina di lievito
1 pizzico di sale
1 manciata di mandorle a lamelle




Procedimento

Riunire in una ciotola tutti gli ingredienti secchi: le farine, il lievito, il sale e lo zucchero. Rompere le uova in un’altra ciotola e sbatterle leggermente, quindi aggiungervi gli altri liquidi: l’olio, il latte di riso e la polpa di frutta amalgamando bene. Infine unire i due composti mescolando, ma senza lavorare troppo. Distribuire l’impasto nello stampo per muffin e far cadere sopra ognuno delle scaglie di mandorle.
Cuocere in forno già caldo a 180° per circa 20-25 minuti.

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