"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)
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mercoledì 12 dicembre 2018

Cape Town, "The Mother City"




Sono passati più di sei mesi dal nostro secondo viaggio in Sudafrica, ma tanti ce ne sono voluti per scrivere di Cape Town. Una montagna da affrontare, alta quasi come quella Table Mountain che la sovrasta.
Una città splendida e difficile, anche da amare. Attraente in superficie, respingente se si prova ad andare più a fondo e vederne anche il lato nemmeno troppo nascosto, allontanandosi dai viali principali, osservando increduli le infinite baraccopoli ai lati delle autostrade, mettendo piede nella stazione dei pullman all’ora di punta o nei luoghi inaccessibili, contrassegnati con una x sulla mappa, da chi in quella città vive e sa come e dove muoversi.
Quartieri frequentabili di giorno ma assolutamente sconsigliati al calare della sera. Altri del tutto inaccessibili a qualsiasi orario.
 Una città smisurata ma con pochissimi spazi realmente vissuti (e vivibili). Assolutamente dicotomica. Tagliata nettamente in due: zone, pesi, misure, leggi, colori, bellezze. E talmente astrusa e distaccata, nella sua parte "bella" da non sembrare nemmeno Africa. Distante com’è da tutta la vita  che si svolge oltre il filo elettrificato sui muri di cinta delle case dei “ricchi”.

L’apparenza è quella di una città tranquilla e sicura. La realtà è che è così solo a determinate condizioni. Si vive blindati a Cape Town: liberi di girare soltanto in quartieri specifici e soltanto fino a una certa ora del giorno. Tutto il resto, cioè la maggior parte della città, e dei dintorni, è off-limits.

Vigilanza armata nei parcheggi, nei portoni, davanti ai supermercati e negli alberghi. Ristoranti e pub chiudono alle 23, un’ora dopo il venerdì e il sabato.

Spostamenti prevalentemente in macchina, tranne che nella zona del bellissimo lungomare (di giorno), o in quella blindata del Victoria&Albert Waterfront.

Quest’ultimo è una sorta di parco giochi con ruota panoramica, centri commerciali, ristoranti, negozi e locali a non finire.
Esaltante il primo giorno, bello il secondo, soffocante come una gabbia dalla terza volta in poi.

Tra la folla di turisti e artisti di strada a un certo punto si apre uno slargo con quattro statue che danno le spalle all’oceano: 

è NOBEL SQUARE, e i personaggi rappresentati sono i quattro sudafricani insigniti del Premio Nobel: Nkosi Albert Luthuli (politico a capo del movimento nazionalista sudafricano), l’arcivescovo Desmond Tutu e gli ex presidenti F.W. de Klerk e Nelson Mandela.

Ma di cose da fare e da vedere nella “Mother city” (così chiamata perché è la città più antica del Sudafrica), ce ne sono tante altre, andiamole a scoprire!

TOUR DEL CENTRO (CITY BOWL)

Il centro città si gira agevolmente a piedi, in un percorso che tocca tutti i suoi punti strategici:

1)CASTLE OF GOOD HOPE, l’edificio più antico della città. Una fortezza a pianta esagonale costruita dagli olandesi verso la metà del 1600, che si può visitare autonomamente o prenotando, in loco, una visita guidata.

2)GRAND PARADE, la piazza su cui si affaccia il vecchio municipio dal quale Nelson Mandela tenne il primo discorso da uomo libero alla nazione dopo 27 anni di carcere. 

Questa è anche la piazza dove un tempo venivano venduti gli schiavi. Oggi è una enorme area brulicante di gente a ogni ora, anche per la vicina stazione dei treni e il capolinea dei pullman. Folla, tanto rumore, pochissima attrattiva. Belli invece i mercatini artigianali delle vie limitrofe.


3)GREENMARKET SQUARE, altra maestosa piazza, una delle più antiche di Cape Town, su cui affacciano diversi edifici interessanti e nella quale si estende un vivace e coloratissimo mercato artigianale in cui perdersi fra stoffe e oggetti in legno e perline (ideale per fare incetta di souvenir!).


4)LONG STREET, strada che un tempo segnava il confine di Bo-Kaap, la parte musulmana della città, costeggiata da edifici in stile vittoriano e palazzi variamente decorati. La Lonely Planet la caldeggia come un’esperienza irrinunciabile per chiunque visiti la città, noi siamo rimasti un po’ delusi dall’aria dimessa dei palazzi stessi; dal profluvio di enormi negozi di souvenir costituiti in realtà da singole bancarelle che si affastellano al loro interno; dal chiasso di pub, birrerie e locali di dubbia origine traboccanti anche di giorno; dal fatto di essere le uniche facce bianche ad aggirarvisi. Long Street non ci è piaciuta non per l’inquietudine che ci ha trasmesso ma proprio per l’atmosfera che vi si respira: nervosa, insofferente, per nulla accogliente.

5)BO-KAAP
Colori sgargianti, cassette basse, vie lastricate come in un pittoresco paesino a sé stante. È una ex township, chiamata originariamente “Quartiere malese” perchè abitata da schiavi importati da Malesia e Indonesia. In seguito alla liberazione dalla schiavitù e all’arrivo di nuovi proprietari le case, da bianche, iniziarono ad essere dipinte di tutti i colori come espressione di libertà. Ora è un quartiere, tranquillo e sonnacchioso, molto ambito anche dalla popolazione abbiente, per la sua posizione panoramica e centralissima.

6)SIGNAL HILL
Per chi è di Roma riconoscerà in questa collina, dalla quale ammirare il panorama sulla città, un lontano parente del Gianicolo. E sì, c’è anche il cannone, che alle 12 in punto, dal lunedì al venerdì, spara un colpo.


7)SEA POINT PROMENADE
La magnifica passeggiata, lunga 7 chilometri, affacciata sull’Oceano, frequentata da sportivi, ciclisti, runners, o semplicemente famiglie in gita. Vi si incontrano, a  parte chioschi che vendono bibite e panini, una piscina scoperta, attrezzi ginnici da usare a proprio piacimento, un campo da minigolf, giochi per bambini, compreso un trenino, ed enormi prati in cui sdraiarsi al sole.
Veramente un bel lungomare. Purtroppo quando siamo stati noi erano in corso dei lavori di ristrutturazione ma ciò non ci ha impedito di ammirare una singolare scultura posta proprio di fronte al mare.
Un enorme paio di occhiali rivolti in direzione di Robben Island. L’opera si intitola “Percepire la Libertà” ed è dedicata ovviamente a Nelson Mandela.


ESCURSIONI

1)ROBBEN ISLAND
Fondamentale prenotarla on line e nemmeno a ridosso della ripartenza perché, come è accaduto a noi che l’avevamo prenotata per il giorno prima di lasciare Cape Town, è stata sospesa a causa di vento forte e solo per miracolo siamo riusciti a trovare altri due posti per l’indomani, in un orario che ci consentisse poi di andare direttamente all’aeroporto.
Si viene divisi in gruppi e smistati fra due imbarcazioni che salpano dal Waterfront, presso il Nelson Mandela Gateway.

 La traversata dura 30 minuti e una volta sbarcati sull’isola avviene un ulteriore smistamento in vari pulmini, ciascuno dei quali affidato a una guida che è un ex detenuto del carcere. Il tour standard prevede un giro dell’isola in autobus della durata di 45 minuti con brevi soste nei luoghi degni di nota: la vecchia prigione con le celle, il refettorio e il cortile per l'ora d'aria che paiono risuonare ancora di voci e sussurri, soprattutto la cella numero 4 della sezione B, abitata per un ventennio da Nelson Mandela; la cava di calce in cui i prigionieri erano costretti ai lavori forzati, la chiesa e infine le 40 celle di isolamento in ciascuna delle quali è possibile vedere un oggetto che rappresenta la storia di un ex prigioniero politico.

Tutto il luogo è molto suggestivo. Purtroppo non si può andare a piedi né allontanarsi dal proprio gruppo. In generale è un’isola fantasma, con case delle guardie ormai abbandonate; un gruppo di lapidi che guardano l oceano e la polvere che si solleva dalla cava per i lavori forzati. Alcuni giochi per bambini spuntano, arrugginiti, da cumuli di sterpaglie. Robben Island è Patrimonio Unesco e vale sicuramente il viaggio.

2)KIRSTENBOSCH BOTANICAL GARDEN
Appena fuori città, sulla strada per l’aeroporto, sono considerati tra le osai verdi più belle del mondo. In effetti, disposti lungo le pendici della montagna,  riempiono gli occhi di meraviglia, permettendo allo sguardo di spaziare fra piante, alberi e fiori senza incontrare ostacoli. Sconfinati, ci si passa tranquillamente una giornata. Molto bello il negozio all’entrata che vende semi, erbari, piantine e oggetti a tema.



3)TABLE MOUNTAIN
Nota dolente, perché noi abbiamo fatto l’errore di non prenotare online i biglietti della funivia e di arrivare lì trovando una stima di 4 ore di fila, sebbene ne parta una ogni 10-20 minuti.
Il motivo è anche da ricercare nel fatto che il giorno precedente era rimasta chiusa a causa del forte vento, cosa che accade piuttosto di frequente.
Dopo un terzo, fallimentare, tentativo in una giornata in cui il tempo era anche più bello, abbiamo rinunciato del tutto ripartendo così da Cape Town senza essere saliti sulla sua montagna.

Da sotto è meravigliosa, immagino che dalla sua cima si goda di panorami spettacolari.
È bene andare presto sia per le varie file da affrontare (in macchina all’ingresso del parco, alle pensiline delle navette che portano alla funivia qualora non si voglia scarpinare, alla biglietteria della funivia stessa) sia per trovare parcheggio, impresa non facile.



TOUR DELLA PENISOLA DEL CAPO

1)CHAPMAN’S PEAK DRIVE
È una strada panoramica (a pagamento! Il pedaggio è di 36Rand, pari a circa 2,30€), lunga 5 km che collega Haut Bay a Nordhoek. La vista è spettacolare, corre proprio a ridosso della spiaggia e sotto la montagna. 







Molto spesso infatti viene chiusa a causa di frane e conviene sempre informarsi che sia aperta prima di decidere di percorrerla.


2)CLIFTON- CAMPS BAY
Il  lungomare di cape Town si estende fino alle sconfinate spiagge di Clifton e Camps Bay. La strada corre al loro fianco offrendo panorami spettacolari.
Non per niente è uno dei litorali più rinomati e anche frequentati, dotato di bellissimi locali (sempre piuttosto affollati). Vento forte, onde impetuose ma atmosfera davvero frizzante e vivace. Bella di giorno quanto di sera. Impossibile, anche percorrendola in macchina, resistere alla tentazione di fermarsi a  scattare foto.

3)HOUT BAY-DUIKER ISLAND
È un villaggio di pescatori situato lungo la litoranea che passa atraverso Clifton e Camps Bay. Pittoresco il mercato del pesce che si svolge al mattino e la sfilza di chioschetti di artigianato locale che si snodano lungo il molo. A completare il quadro, piccoli ma accoglienti localini in cui mangiare del freschissimo Fish&Chips.

 Da qui partono le crociere per Duiker Island, chiamata anche SEAL ISLAND  per l’enorme colonia di foche che la popola. Sono gestite da diverse agenzie con chioschetti disposti lungo il molo e ne partono molte durante il giorno, fino alle 17. La traversata dura circa un’ora tra andata e ritorno e piccola sosta per ammirare le foche.


4)CAPE OF GOOD HOPE NATURE RESERVE
Vento impetuoso, mare a perdita d’occhio, sentieri senza nemmeno una traccia di ombra, una funicolare e un vecchio faro risalente alla metà del 1800. Ogni elemento, in questa riserva naturale che occupa 40 km di costa contribuisce a determinarne il fascino. Luogo che evoca innumerevoli suggestioni, a cominciare dalla leggenda secondo la quale nelle vorticose acque circostanti navighi “l'Olandese volante” (il vascello fantasma della tradizione nordeuropea), avendo il suo comandante giurato che avrebbe doppiato il Capo anche a costo di navigare in eterno, ed essendo poi affondato prima di superare il promontorio.


Il Capo di Buona Speranza viene considerate il punto più meridionale dell’Africa e quello in cui si incontrano l’Oceano indiano e l’Oceano Atlantico, in realtà però geograficamente il punto più estremo non è questo, ma Capo Agulhas.
Conviene andarci di mattina presto, sia a causa della folla sia per la mancanza totale di ombra. Il percorso è in salita, ma volendo si può approfittare della funicolare.


5)BOULDERS BEACH
A un paio di km da Simon’s Town, si trova questa spiaggia celebre per la sua colonia di 3000 pinguini africani. Meno suggestiva e più turisticizzata di quella visitata a Betty’sBay, con un profluvio di negozietti che vendono souvenir a tema. Bello tuttavia passeggiare fra di loro osservandoli da una comoda passerella in legno. C’è giusto da sgomitare un po’ tra la folla per riuscire a catturarne qualche immagine.



Qualche suggerimento:
  • ·       Nei pressi dell’aeroporto non ci sono distributori di benzina. Tenerne conto se si deve restituire l’auto a noleggio con il pieno.

  • ·       Girare la città in macchina è abbastanza comodo, soprattutto perché sono numerosi i parcheggi multipiano con prezzi estremamente convenienti (10 Rand, pari a 0,62€ per 3 ore). 



  •  Per dormire: The Villa Rosa.
    Una Guest House, in stile vittoriano, in High Level Road, nella comodissima zona di Sea Point, a pochi passi dal lungomare e dieci minuti di macchina dal centro. Sempre raggiungibile a piedi si snoda un comodo e vivace viale (Regent Street) pieno di negozi e locali in cui mangiare la sera e supermercati in cui rifornirsi.Parcheggio privato e vigilanza armata 24h. I parcheggi sono limitati e insufficienti per il numero delle camere, ma nelle immediate vicinanze, essendo una zona abbastanza tranquilla, si trovano facilmente. E comunque i proprietari faranno sempre in modo di farvi lasciare la macchina il più vicino possibile, soprattutto la sera. Nel prezzo è inclusa una ricca colazione, molto curata nei dettagli e servita al tavolo con opzione di scelta fra piatto caldo e freddo.
  • ·Per mangiare: l’offerta è veramente vastissima, con cucine da tutto il mondo e pesce fresco, dal banchetto che lo vende per la strada ai ristoranti più costosi e rinomati. Noi ci siamo trovati molto bene (come anche nell’Eastern Cape) nella catena Ocean Basket per dell’ottimo Fish&Chips (sia in Regent Street che presso il V&A Waterfront), ma anche da Fishermans Choice.
    Mentre consigliamo di evitare come la peste il ristorante greco Ari’s Souvlaki, in cui ci siamo avventurati in una serata nostalgica pentendocene per il resto dei giorni.
  •  Per un ottimo caffè espresso: Alfredo, presso il V&A Waterfront, con camerieri simpatici e un caffè strepitoso a un prezzo tutto sommato contenuto (1,50€).




martedì 9 ottobre 2018

Sulla strada per Cape Town, fra pinguini e dune di sabbia



A mano a mano che ci allontaniamo da Oudtshoorn il clima si fa sempre meno torrido. Il deserto del Karoo lascia spazio alle montagne rocciose e il paesaggio cambia a ogni curva

 riacquistando colore chilometro dopo chilometro.

La temperatura si fa più mite, l’aria torna respirabile.
Swellendam è una piccola cittadina fra le più antiche del Sudafrica.
Sulla via principale si snodano diversi locali in cui è fondamentale prenotare per potersi sedere a mangiare.
Nulla di particolarmente emozionante cattura la nostra attenzione, a parte la bella Chiesa riformata olandese

 e un piccolo centro commerciale in cui ci fermiamo a  fare provviste stupendoci ancora una volta di come molti, qui in Sudafrica, sia grandi che bambini, scendano da imponenti macchinoni e vadano a fare la spesa rigorosamente…scalzi!
Il lodge in cui alloggiamo (fortunatamente per una sola notte) è gestito da una coppia di tedeschi per nulla ospitali. 

E per nostra sfortuna anche il resto della clientela è perfettamente allineato con la gestione, percui pur mangiando allo stesso tavolo con altri viaggiatori, per la prima volta da quando siamo qui ci capita di non scambiare nemmeno una parola e di non vedere l’ora di terminare la colazione e alzarci per riprendere il nostro viaggio. Peccato, perché la freddezza generale stride con i colori, il calore e l’allegria dell’arredamento africano.

Ma la mattina ci riserva una sorpresa dopo l’altra.
Innanzitutto l’incontro, bellissimo ed emozionante, con i pinguini.

Nella baia di Betty’s Bay, che per il resto è costituita da un pugno di case di villeggiatura lungo la scenografica Route 44, vive infatti una colonia di pinguini sudafricani che ha la piena esclusiva su quest’area.

 Un po’ difficile da trovare, a causa della scarsa segnaletica, quest’ area è visitabile mediante un percorso su una passerella di legno che passa accanto a coppie amoreggianti, famigliole in gita e devoti a guardia delle loro uova.

Un’area interamente dedicata a loro, dove anche la pesca è interdetta così come ogni altra attività umana.
 Per l’ingresso si paga un importo simbolico di 10 rand, equivalenti a nemmeno 1 euro, destinati alla tutela della colonia.

La passeggiata sulla passerella permette di osservarli da molto vicino e anche di assistere, impotenti, alle dure leggi della natura, quando un gabbiano punta un nido e, fra gli sguardi rassegnati di tutta la colonia, afferra un uovo, lo becca fino a  romperne il guscio e ne gusta indisturbato il contenuto.

Rientrati in macchina decidiamo di non riprendere subito la statale per raggiungere Cape Town. 

Mancano ancora un centinaio di chilometri, ma su Google Maps, mentre preparavamo il viaggio nei mesi scorsi, abbiamo visto che in questa zona si ergono dune di sabbia imponenti di cui però nemmeno la Lonely Planet parla.
Il mio previdente consorte tuttavia, mosso da curiosità, ha provveduto a stampare la mappa per raggiungerle e dopo pochi minuti fermiamo la macchina di fronte a una strada sterrata chiusa da una catena.

 La scelta è tra fare marcia indietro lasciando stare o proseguire a piedi scalando l’enorme montagna sabbiosa che troviamo alla nostra destra.

Optiamo per la seconda ipotesi, che si rivela meno agevole ma molto più divertente del previsto (avete mai provato a  scalare una duna? Per me – a parte “la cammellata” nel deserto del Sahara - è la prima volta e quando non rotolo giù sento affondare i piedi fino al ginocchio e ogni passo sembra al rallentatore).

Ma arrivati in cima, lo spettacolo ripaga di ogni fatica.

Sferzata dal vento, l’enorme distesa di sabbia bianca fa da splendido contrasto al blu dell’oceano. 

Insieme, soffiando e gorgogliando, si abbracciano e si riallontanano offrendo uno spettacolo davvero mozzafiato.
Indugiamo a lungo in questo posto paradisiaco che sembra essere solo nostro.

E ce ne stacchiamo a fatica per riprendere la marcia verso Città del Capo,
 la tappa finale del nostro viaggio on the road, non prima di aver fatto rifornimento (di carburante e di cibo)

 in un particolarissimo ed enorme “autogrill” che troviamo lungo la strada.


(QUI, l'itinerario completo del nostro secondo viaggio in Sudafrica)

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