"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)

venerdì 1 dicembre 2023

Lefkada...e dintorni

 


Dopo Corfù, Zante e Cefalonia, visitiamo la quarta delle 7 isole ionie maggiori.

Una sorta di amore/odio ci lega a questo gruppo di isole della Grecia e la ragione è soprattutto legata al tempo: a parte Corfù, Zante  ci aveva riservato una settimana di vento fortissimo, mentre a Cefalonia avevamo beccato giusto giusto uno dei nubifragi passati alla storia, accompagnati da trombe d’aria che avevano causato anche diversi danni.

Va da sé che un certo timore fosse anche giustificato, considerando che il periodo in cui noi andiamo in Grecia è settembre e non estate piena.

E infatti…dopo il primo giorno di sole, i successivi cinque sono stati costellati da un “vortice proveniente dai Balcani” che ha causato piogge intense e anche abbassamento delle temperature.

Ma per fortuna poi le cose si sono rimesse decisamente meglio.

A Lefkada siamo arrivati in macchina da Atene (pur essendoci il comodo aeroporto della vicina città di Preveza o il porto dell’altrettanto vicina Igoumenitsa). La ragione di questa scelta è che, prenotando moltissimo tempo prima (quasi un anno), i voli diretti non sono ancora disponibili ma anche che Atene ci piace tanto e fare scalo lì, per qualsiasi destinazione, è sempre un grande piacere.

In 15 giorni abbiamo percorso un totale di 1600 km, cambiato 9 alloggi, attraversato 4 regioni (Attica, Epiro, Tessaglia, Focide), visitato 3 siti archeologici; ci siamo spostati fra 2 isole e transitato su 1 ponte unico al mondo. In mezzo ci abbiamo infilato anche una notte alle Meteore perché desideravamo tornarci dopo esserci stati qualche anno fa.

Nello specifico, l’itinerario è stato così articolato:

1 notte ad Atene

4 notti a Vassiliki

4 notti a Mikros Gialos

2 notti sull’isola di Meganisi

1 notte a Lefkada Town

1 notte a Parga (sul continente)

1 notte a Kalambaka (per tornare a visitare le Meteore)

1 ulteriore notte ad Atene

Ad Atene abbiamo trovato un appartamentino delizioso (Paradise Apartment in Koukaki ), in un quartiere tranquillo a ridosso del centro (Koukaki, per l’appunto). Vicino all’autonoleggio (Volta4U), a ridosso di Plaka e sotto alla collina di Filopappo.



Una dritta per un ristorante eccellente, con prezzi contenuti, ambiente carino in una via defilata dal centro e un appassionato cuoco greco che ama però rivisitare in chiave fantasiosa i piatti della tradizione: Abibayo.



Invece, per una colazione indimenticabile, a poca distanza dall’appartamento di cui sopra: Pasticceria Tzatzos.

 Da qui appunto, dopo esserci rifocillati con un ottimo caffè espresso e un pan brioche ripieno di (deliziosa) salsa tahin, partiamo alla volta di Lefkada, trovandoci, ad un certo punto dei 390 km che ci separano dalla meta, ad attraversare il bellissimo Ponte Rion-Antirion,



 opera ingegneristica davvero grandiosa. Si tratta del ponte strallato più lungo del mondo (gli stralli sono quei cavi di acciaio inclinati che ancorano l'impalcato ai piloni di sostegno), si trova nel Golfo di Corinto e collega il Peloponneso alla Grecia continentale.

È chiamato anche Ponte di Poseidone, vista la sua imponenza e la sua grande importanza. Sorge infatti in una zona ad altissimo rischio sismico e, come se non bastasse, soggetta a venti di forte intensità (oltre 100km orari), ma è progettato per resistere a terremoti superiori a 7 gradi della scala Richter, tanto che, in caso di sisma, secondo i costruttori, sarebbe «il luogo più sicuro nella regione di Patrasso». Basti pensare che i quattro piloni in cemento su cui poggia sono larghi 90 metri e pesano 150 mila tonnellate ciascuno.

Attraversarlo regala davvero una grande emozione, anche solo pensando che la sede stradale si trova a 60 metri sul livello del mare!

Tutto questo ha un costo, infatti con la macchina il prezzo per l’accesso è di €13,70.

Poiché si è fatta l’ora di pranzo, ci fermiamo nel grazioso paesino di Vonitsa, dove la stagione, pur essendo sabato, sembra volgere al termine e l’aria è un po’ malinconica. 



Ma forse è solo presto, perché i ristoranti a un certo punto iniziano a riempirsi (di greci) e noi non resistiamo all'idea di pranzare con i piedi nella sabbia e delle incantevoli alici fritte (l’insalata greca a seguire, invece, sarà la più deludente di tutto il viaggio).



Altro caffè e ripartiamo finalmente alla volta di Lefkada.

La nostra prima meta è la località di Vassiliki e i Romanza Studios , dove il padrone di casa ci accoglie con un barattolo di miele prodotto da lui stesso, mentre il porticciolo di Vassiliki  ci ammalia con la sua placida atmosfera e degli stratosferici moscardini, fritti pure quelli (menomale che il polpo lo fanno solo grigliato!).






Una baia a ferro di cavallo, caratterizzata dal paradosso del mare sempre calmo, dai fondali bassi e sabbiosi e però sede di innumerevoli scuole di surf in tutte le sue  varianti. Nei quattro giorni di permanenza purtroppo il tempo non ci assiste granché, ma per fortuna possiamo goderci il mare anche dal bellissimo affaccio del nostro alloggio.



 Nei momenti in cui esce il sole comunque abbiamo modo di constatare che anche qui, come in altre parti della Grecia, a metà mattina compare questo diavolo tentatore che cammina lasciando dietro di sé una scia conturbante di zucchero e vaniglia…




Arriva, apre il suo banchetto e ci poggia sopra il vassoio pieno di ciambelle e bomboloni appena fritti. Che se uno non va alla pasticceria è lei che si carica baracca e burattini e viene da te.

Troviamo un ristorante (Vagelaras) dove poter gustare un ottimo pesce fresco, la sera.



Quando è ora di lasciare Vassiliki il tempo non si è ancora rimesso del tutto, ma nonostante ciò la salutiamo con una punta di tristezza perché alla fine ci è piaciuta con la pioggia, figuriamoci come dovrebbe essere con il bel tempo!

In realtà ci allontaniamo di poco, una ventina di km appena, per sistemarci in una nuova baia, su un altro tratto di costa. Prima però facciamo una deviazione per arrivare a Capo Doukato, la punta più meridionale dell'isola di Lefkada. Qui, su uno scenografico sperone di roccia alto ben 72 metri, sorge un faro che occupa quello che una volta era il sito di un tempio dedicato ad Apollo.



Guardare giù dalla scogliera mette i brividi, soprattutto pensando che questa rupe, nell'antichità, era usata dai sacerdoti del tempio per praticare una sorta di rito religioso che prevedeva di lanciarsi nel vuoto dopo essersi attaccati addosso delle piume. La leggenda vuole che anche la poetessa Saffo si sia gettata in mare da qui, in seguito a una delusione d'amore.


Percorriamo le "solite" strade greche con tornanti stretti stretti,  a precipizio, senza guard rail e pareti rocciose con segni di frane sulla parte opposta, ma che regalano scenari incredibili.

La sosta a una panetteria dal profumo inebriante e che espone giusto quattro cosette è quasi un dovere morale.


Arriviamo quindi nella piccola e raccolta baietta di Mikros Gialos, in un altro delizioso appartamento (Captain Nick), sempre affacciato sul mare. 


I colori di questo dovrebbero variare dal turchese al verde smeraldo, ma i primi due giorni, ciò che possiamo apprezzare è solo un'acqua calda e cristallina in cui è piacevolissimo immergersi e soprattutto il fatto che, quantomeno, non piova! Per le variazioni di colore aspettiamo con fiducia il sole pieno.



Il luogo, sede di una spiaggia tra le più famose di Lefkada, è frequentatissimo di giorno per poi svuotarsi la sera. Il set di ombrellone e lettini non è gratis come in altri luoghi ma costa 15€ normalmente, 10 con il brutto tempo…motivo per il quale la poca spiaggia libera è presa letteralmente d’assalto. Troviamo un tipo di turismo mordi e fuggi, molto confusionario e poco interessato alle bellezza del luogo.


Per il resto: il villaggio più  vicino è in collina, a 3km e mezzo dalla baia e alla sera tutto riacquista una dimensione tranquilla e a misura d’uomo.

Essendoci più taverne che case non si rischia di morire di fame. La sola controindicazione è che essendo meta di numerose imbarcazioni che attraccano a ogni ora del giorno, i ristoranti la sera si riempiono ed è sempre necessario prenotarsi. Insomma: tutto molto bello, ma non un luogo da eremiti, ecco.

Un pomeriggio saliamo verso Poros, il borgo di montagna che sovrasta la baia e dove si respira più autenticità. 





Una piccola scuola, la piazzetta con un solo negozio che fa da bar/alimentari/emporio e davanti al quale i vecchi si siedono a discutere e a sgranare lo scacciapensieri;

e poi un'unica taverna, gestita da una coppia di italiani da 20 anni in Grecia che propongono una cucina fatta di ingredienti semplici e tanta passione.


Un punto di incontro fra tradizione greca e del sud Italia, con "ricette di mamma" rivisitate in chiave locale e tanto, tanto (troppo?) formaggio.

Rifacciamo i bagagli, quattro giorni dopo, per ripartire da questo luogo che non è brutto, ma in cui sicuramente non torneremmo.

È sabato e ci diverte pensare che ci aspetti una sorta di vacanza nella vacanza, un fine settimana “fuori” e cioè a Meganisi, un’isola minore delle Ionie, situata proprio di fronte a Lefkada e raggiungibile in soli 20 minuti di traversata. Ma a lei dedicheremo un post a parte.

Il lunedì successivo torniamo sul continente per trascorrere l’ultima notte proprio a Lefkada Town, il suo capoluogo. Decidiamo però, una volta sbarcati, di prenderci ancora del tempo per guardare le cose da un altro punto di vista e di salire sul punto più dell’isola.


Qui sorge, in uno scenario a tratti inquietante per la presenza di una vecchia stazione radio ormai in disuso (e tutte le sue relative antenne gigantesche) e una cava immensa utilizzata per le esercitazioni militari, 


la Chiesa del profeta Elia (non facilissima da trovare, bisogna stare molto attenti alla segnaletica, guardarsi intorno e cercare di individuarla a occhio perché anche il navigatore a un certo punto si perde…).




Da questa piccola ma suggestiva chiesetta lo sguardo può spaziare sul mare tutto intorno fino a Itaca, Cefalonia e naturalmente la piccola, immensa Meganisi. Posto incantevole in cui prendersi qualche minuto per assaporare con calma ogni dettaglio.

Riscesi dai monti ci fermiamo a mangiare un'insalata ad Agios Nikitas, dove la stagione turistica è tutt’altro che al termine e anzi pare essersi dato appuntamento mezzo mondo.

Ma certo il mare continua ad avere colori straordinari.



E finalmente siamo in albergo (Hotel Pirofani), il primo, dopo nove giorni, senza vista mare.

Almeno frontale, perché basta uscire sul balconcino che eccolo lì, a rassicurarci.



Il capoluogo di Lefkada si rivela una vera sorpresa.

Dopo la velata delusione per alcune località di quest'isola completamente votate al turismo e in nome di questo stravolte, rispetto a quello che ci dicono fossero fino a qualche anno fa, Lefkada Town ci conquista fin dai primi istanti.



Incredibilmente infatti vi troviamo una realtà sì protesa ai visitatori, ma che vive placidamente la sua vita e le sue tradizioni. Già nell'architettura presenta tutta la sua originalità con case rivestite di lamiera (per fini antisismici).


Vanta poi: una laguna protetta su cui godere di struggenti tramonti attraversandola a piedi o in macchina;


un ponte mobile che non solo si solleva al passaggio delle imbarcazioni ma gira su se stesso per lasciarle passare ed è uno spettacolo vederlo “In azione”;


un forte veneziano circondato dall'acqua;


bei negozi e, soprattutto, una bellissima atmosfera.

Peccato passarci solo una notte!

Ma una nuova meta, di cui tanto abbiamo sentito parlare, ci attende: si tratta della cittadina di Parga.

Ci arriviamo molto lentamente però: salutata anche Lefkada sul fare dell'alba, infatti, viaggiamo per circa un'oretta per rientrare sul continente e fermarci nella regione dell'Epiro. Il programma non è particolarmente articolato: vogliamo solo concederci un'ultima giornata di mare prima di inoltrarci nell'entroterra!



Ma siccome poi questa località su cui sorge l'infinita spiaggia di Ammoudia si trova proprio sul delta del fiume ACHERONTE, di giornata al mare ne faremo mezza visto che l'altra metà decidiamo di dedicarla alla visita del vicino sito archeologico del NECROMANTEION, il tempio dedicato ad Ade e Persefone e preposto al culto dei morti.

La Grecia ti costringe sempre a scelte difficilissime!


Il fiume Acheronte, oltre che lungo un suggestivo paesaggio carsico, per un tratto scorre sotterraneo e questa è una delle ragioni per cui i greci credevano fosse il viatico per gli inferi. Lungo le sue sponde, nella località  di Mesopotamos, si trovano le rovine del Nekromanteion, l'unico oracolo della morte conosciuto in Grecia.

Qui i fedeli si recavano per parlare con le anime degli antenati e al suo interno si snodano: labirinti, scale, archi, cunicoli, ambienti in cui si praticavano elaborate cerimonie di purificazione e sacrifici di animali fino a raggiungere la sala di Ade e Persefone, custodi dell'aldilà.





Intorno: una fresca pineta, con vista su una piana incorniciata da colline e la brezza che arriva dal mare.


Sei euro di biglietto e il tempo sacrificato al mare cristallino, li vale veramente tutti.

E finalmente, a pomeriggio inoltrato, arriviamo a Parga, che è davvero un piccolo gioiello. 


Case colorate e digradanti verso il mare, disposte ad anfiteatro intorno a una baia incantevole costellata di piccoli isolotti; vicoli strettissimi che si inerpicano fino su, all’ingresso di un forte veneziano; la distesa incredibilmente azzurra del mare, Lefkada in lontananza e l'isola di Paxos proprio davanti.



Peccato passare una sola notte anche qui (in un hotel carino, centralissimo ed economico: Hotel San Nectarios)

Il dispiacere è parzialmente mitigato da una magnifica cena, con piatti della tradizione, alla taverna Dokos, dove rimaniamo quasi increduli per aver trovato cibo ottimo a prezzi onesti in una cittadina bellissima sì, ma tanto turistica.

L’indomani la sveglia è prima dell'alba: ci aspetta una meta amatissima in cui siamo stati cinque anni prima: le Meteore.


Ci arriviamo dopo tre ore di macchina fra paesaggi di montagna e la sosta nel bar di un paesino sperduto di cui non ricorderemo mai il nome, dove mangiamo un delizioso pane all’uvetta appena sfornato, accompagnato da un ottimo caffè espresso. 



Il tutto sotto un porticato di uva, in compagnia di cani, gatti e tre paesani incuriositi dalla nostra presenza.


Anche a
Kastraki, uno dei due paesotti ai piedi dei monasteri delle Meteore (l’altro è Kalambaka), trascorriamo una sola notte in un albergo (Spartacus House) con vista sugli immensi e suggestivi monoliti di arenaria che, da soli, valgono il viaggio.




Il nostro viaggio si conclude dove era iniziato, con un’ultima notte ad Atene.

Prima di arrivarci però, ancora non paghi di tutto il girovagare, facciamo un’ultima tappa a DELFI




la cui suggestiva bellezza è ben nota e sia il sito archeologico sia il museo meritano assolutamente una visita.

 



Qualche riflessione aggiuntiva:

A Lefkada abbiamo trovato una Grecia diversa rispetto a quella che amiamo e molto simile a quella, che non ci è piaciuta, di Santorini e della Penisola Calcidica.

Di per sé  l'isola è davvero bellissima, con paesaggi incantevoli e una vegetazione quasi tropicale. Ma, anche a settembre inoltrato, è piena zeppa di gente. Ci hanno detto che è cambiata, stravolgendosi, da quattro anni a questa parte.

Su ristoranti e servizi abbiamo riscontrato prezzi esorbitanti (non sugli alloggi che invece mantengono standard bassi a fronte di una qualità eccelsa).

Questo è comprensibile, ma non a scapito della quantità: delle due l'una.

La qualità  non sarebbe nemmeno da considerare, ma capita anche quello.

E il confronto viene spontaneo: insalata greca raffazzonata e in quantità ridicola, a Lefkada 9,50€; Agnello con purè  di melanzana, ecc., nel centro di Atene 8,50.

E ancora: set ombrellone/lettini gratis (a fronte di una consumazione) ad Ammoudia (continente); 10€ a Mikros Gialos finché  era nuvoloso, 15€ il giorno dopo  "perché è uscito il sole".

Prezzi sparati a caso.

Quello che ci è mancato è "la grecità" in molte occasioni, atmosfere, piatti, situazioni.

A ripagare di tutto: il mare, gli scenari, la sua innegabile bellezza.

Tutto il resto, da Meganisi a Parga, alle Meteore, a Delfi, fino alla nostra adorata Atene, è stato solo autentica meraviglia.



 

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