"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)

lunedì 15 febbraio 2021

Depistaggi - Torta vegana al cocco

 

Si può regalare, per san Valentino come per ogni altra occasione, un tubetto di crema cortisonica?

Dunque le cose stanno così: da qualche anno a questa parte mi curo prevalentemente con medicina omeopatica e attualmente sono alle prese con una dermatite, di cui soffrivo durante l’adolescenza, che è rispuntata fuori ora, a distanza di qualche anno e che sto pazientemente curando con i suddetti rimedi.

L’amato bene, da uomo tollerante e intelligente quale è, mi appoggia in questa mia scelta sebbene non approvi fino in fondo proprio tutte le sue sfaccettature.

E in particolare si e mi domanda se su quella mano martoriata di bolle e croste non faccia prima a mettere un bello strato di crema al cortisone che metterebbe fine, in un batter d’occhio, a pruriti e aspetto da zampa di rettile anziché riporre la mia speranza in tubetti di granuli e unguenti prodigiosi per giorni e giorni di fiduciosa agonia.

Ma io, testarda e (assolutamente) fiduciosa, appunto, vado per la mia strada glissando su ogni offerta medicamentosa che non sia contenuta in tubetti “senza indicazioni terapeutiche approvate”.

Mattina di san valentino. Non me lo aspetto nemmeno un vero e proprio regalo per la verità. Tutt’al più fiori. E invece te lo vedo arrivare con un pacchetto piccolo, grazioso, infiocchettato.

Apro e scopro una scatola di pomata. E mi fermerei lì, che lo conosco il suo spirito burlone. Infatti rido a crepapelle e gli dico che è stato proprio forte a propormela così, sotto forma di regalo d’amore, questa crema al cortisone che mi ostino a non voler usare.

Mi fa anche tenerezza, che se me la regala per san Valentino vuol dire che gli faccio proprio pena con questa mano disastrata e soffre a vedermi così e vuole aiutarmi a tutti i costi.

Non collego nemmeno quel tubetto già aperto e spremuto a quello sepolto nel nostro cassetto delle medicine e che avevo comprato (non mi ricordo nemmeno più quando) per lui.

Infatti mi viene in soccorso e dalla scatola spunta un rotolo.


Pieno di scritte.


La cosa si fa interessante. Conosco questo tipo di sorprese, cui non è nuovo, sebbene ogni volta mi stupisca in modi diversi.

Perché sì, quello pieno di fantasia e capace di sorprendere con idee e trovate incredibili e romantiche è lui, mica io.

Stento a crederci però. Che siamo in piena pandemia, con tutti i divieti e le restrizioni del caso.

Ma lui è un uomo pieno di fiducia e ottimismo.

Quasi come me con l’omeopatia.

Di fatti non mi sbaglio: è proprio un programma di viaggio quello che sto srotolando fra le mani. Mi basta leggere la prima scritta, “partenza da Roma Fiumicino….” per non capire più niente e farmi trasportare da un progetto reale e concreto.

Niente mete lontanissime, isole in mezzo al mare e voli intercontinentali.

Un volo di due ore e mezza.

La prospettiva, ancora lontana e purtroppo piena di insidie e incertezze, di un viaggio.

Mai regalo mi è sembrato più bello e prezioso.

La crema al cortisone può tornare nel cassetto.

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Sono pochi i dolci di questo sito  che non mi viene voglia di provare appena li vedo. Questo è uno di quelli che ho letto e subito realizzato, pur non avendo in casa tutto l’occorrente. Per esempio l’ingrediente principale: quel cocco rapè (polpa di cocco grattugiata, ridotta in scaglie e senza ulteriori processi di raffinazione) che pare sia molto diverso dalla farina di cocco (con una grana estremamente fine e uniforme), e che per me, fino a oggi, pari erano. Invece no! Disponendo allora solo di banale “farina di cocco”, e non potendo aspettare oltre, io la torta l’ho realizzata con quella. Ma se da una parte ho tolto, dall’altra ho aggiunto: così, anziché utilizzare il latte di soia ne ho messo uno di riso al gusto di cocco. Poi ho diminuito leggermente  la quantità di zucchero, impiegato olio di riso anziché di semi  e giocato come al solito con le farine. La consistenza di questa torta è molto “sbriciolosa”, ma allo stesso tempo soffice. E comunque, se poco poco amate il sapore del cocco non potete proprio esimervi dal provarla!

Ingredienti (per uno stampo da 24 cm di diametro)

300 ml di bevanda di riso al cocco

250 gr di farina di farro integrale

150 gr di farina di cocco

80 ml di olio di riso (o di semi di girasole)

80 gr di zucchero di canna

1 bustina di polvere lievitante (cremor tartaro + bicarbonato)

Mezza bacca di vaniglia (o 1 bustina di vanillina)

30 gr di gocce di cioccolato extrafondente

 

Procedimento

Preriscaldare il forno a 180°. Raccogliere in una ciotola le farine, il lievito e lo zucchero di canna. Unire anche il latte di riso al cocco e l’olio e amalgamare bene tutti gli ingredienti fino a ottenere un composto omogeneo. Da ultimo incorporare anche le gocce di cioccolato e versare l’impasto in una tortiera oliata e infarinata. Cuocere per circa 45 minuti, fino a che la superficie sarà dorata e l’interno completamente cotto.



 

2 commenti:

  1. Io con la farina di cocco non riesco proprio a fare niente..ho già buttato 2 ricette nella pattumiera :-(
    Mi Sto arrivando! che prendo appunti e la rovescio tutta in questa torta così non ci penso più :-P
    Che voglia di tornare a viaggiare...adesso tu puoi almeno iniziare a sognare..

    RispondiElimina
  2. Guarda, non mi parlare di dermatiti che mai come quest'anno sto impazzendo a causa di un prurito che non passa con nulla, anche se secondo e basterebbe che finisse tutta sta menata di mascherine, igienizzanti, coprifuoco e lockdown e mi passerebbe tutto... probabilmente il giorno in cui potrò buttare due felpe in valigia ed andarmene guarirò di colpo! Per il resto prendo spunto, ho una bel pacchettino di farina di cocco che attende che la cucina torni a funzionare...
    Un bacione :)

    RispondiElimina

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