Questa volta la selezione è stata più dura che mai.
Non perché le altre volte fosse tanto più semplice
scartabellare fra miriadi di foto e sceglierne solo 3 per l’ormai
irrinunciabile appuntamento con la rubrica di Viaggi e Baci.
Ma questa volta Monica si è davvero superata, scegliendo
come tema quello del cibo.
Sarà che ci piace tanto mangiare, sarà che durante i nostri
viaggi assaggiamo di tutto, dalla “palla di pasta cresciuta ripiena di nonsisabenecosa” nella Chinatown di San
Francisco alle bombette ripiene di Cisterino; dall’hot dog in Central Park alla
torta al testo su un prato qualsiasi in Umbria… passando per lo spezzatino di
impala nel lodge in Kenya e la zuppa di funghi e patate al mercatino di Natale
a Bruxelles.
O sarà che per lo stesso motivo le fotografie dedicate al
cibo, fra i miei album di viaggio, rappresentano il 60% del materiale, sta di
fatto che fare una cernita, questa volta, mi ha messa davvero in crisi.
Insomma, dopo tanto pensare, scartando torte tipiche, piatti
di pasta, zuppiere di gulash, arrosti vari ho scelto 3 cibi indimenticabili
rispettivamente per: il contesto, la
stranezza e la bontà nonostante l’apparenza e il servizio….
Una zuppa di granchio e patate e tante altre cose, da
alternare, volendo, a quella, altrettanto buona a base di vongole (Clam
chowder). Buonissime, accompagnate da piccoli crostini, cremose, vellutate, ad
alto rischio di ustione ma estremamente corroboranti nel clima piuttosto
freddino della città.
Il gelato “a palline”, di uno dei tanti punti di ristoro
all’interno degli Universal Studios a Los Angeles, nella duplice versione “frutta
mista” e “gusto oreo”, praticamente indistinguibili se non per il colore.
Sapore piatto, solo molto zuccherino e che poco appaga la
voglia di un buon gelato.
A meno che, naturalmente, non si sia appena usciti da uno
dei tanti spettacoli di effetti speciali magari con protagonisti degli
astronauti e si torni bambini fingendo di gustarsi un gelato “spaziale”: cioè
scomposto in microparticelle volanti da afferrare al volo…allora sarà davvero
speciale!
Gli spaghetti di riso...nel bicchiere gustati alla stazione di Londra,
con i trolley come tavolino e un marciapiede come seduta: scelti presso un take
away giapponese, una volta superata la perplessità per la presentazione, ci
hanno sorpresi per il gusto, la quantità di verdure e di condimento che li
accompagnava (semplice, sincero, con ogni sapore perfettamente distinguibile
dall’altro, la di là dell’apparente accozzaglia), la cura con la quale sono
stati fatti sul momento, espressamente per quell’ordinazione.
Quanti bellissimi ricordi riportano alla mente gli
appuntamenti mensili con la rubrica di Monica!
Impossibile ormai, non prendervi parte…