"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)
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mercoledì 20 marzo 2013

Lo shopping dei miei viaggi


Il fatto di essere di corsa mi impedisce, una volta tanto, di riempire il post (specie se, come questo, dedicato all’appuntamento mensile di Monica…) di foto e racconti.
(Diciamo che cercherò quantomeno di limitarmi fortemente)
Strano a dirsi, considerando (oltre alla mia ormai nota stringatezza) che il tema è lo shopping e che in viaggio le tentazioni sono sempre molteplici e quelle cui si cede, rappresentano la maggioranza….
Dalle cose piccolissime a quelle un po’ più impegnative.
Dalle tazze che riportiamo da ogni posto (e di cui ormai disponiamo una nutrita collezione) alle prelibatezze gastronomiche con cui cerchiamo di prolungare al massimo anche i piaceri del palato sperimentati nei vari luoghi del mondo (e in questi sono variamente compresi gomme da masticare, caramelle, biscotti, cioccolato, snack e altri dolciumi. Le patatine o i sacchetti di salatini no perché in aereo si gonfiano e qualche volta scoppiano pure..)
Dai souvenir più gettonati e possibilmente molto kitsch, all’incetta di abiti, scarpe e gingilli nei magnifici Outlet americani.
Dalle infradito di perline keniote, alle matrioschine di Praga; dalle coloratissime ceramiche tunisine alle statuine in legno della Tanzania; dai parei polinesiani (deludenti per certi versi: molto meglio quelli africani) alle uova di legno di Budapest; dalla Sacher viennese, nella sua preziosa scatolina di legno in cui ora custodisco bustine di tè, alle scorte di miele di timo e origano selvatico di Corfu.
E come non citare il rimpianto per tutto lo shopping mancato, per problemi di spazio in valigia o di decoro personale.. e quindi penso al magnifico negozio su 4 piani di M&M’s in Time  Square (dove mi sarei riempita sacchetti e sacchetti di slurposi confetti colorati, oppure portata via direttamente la statuina formato gigante di uno dei protagonisti, e dove uno strano tizio -sicuramente italiano-, con cui pare io intrattenga rapporti di parentela più che stretti si aggirava abbeverandosi direttamente alla fonte..
) o a tutti i giochi e in particolare i peluche nel più bel negozio di giocattoli mai visto che è Fao Schwarz, sempre a NY.
Ma penso anche alle magnifiche lampade pendenti di Istanbul, a tutta la biancheria in cotone egiziano, ai servizi da tè arabi.
(ne risparmio la visione giusto per imbarazzo della scelta perchè ogni occasione di shopping mancato è stata prontamente e diffusamente compensata da quantità industriali di immagini catturate)


Ma, ecco, dicevamo solo 3 (...6, dai…al massimo 9! del luogo e del prodotto, a riprova del fatto che valga proprio la pena...e poi perchè da subito ho pensato più a quest'ultimo, al bottino riportato, che non al luogo specifico in cui l'ho preso) e allora cito:

1)      I bulbi di tulipani acquistati in quella meravigliosa istituzione che è il mercato di fiori di Amsterdam  
e che per il secondo anno consecutivo stanno miracolosamente fiorendo sul nostro balcone! 
Ma di striscio, perché poi sempre di bulbi si tratta, menziono pure quelli presi al souk egiziano di Istanbul   (più o meno nei pressi del Grand Bazaar), sopravvissuti senza alcuna speranza a una settimana di stazionamento in valigia e che ora, a distanza di un anno, incredibilmente, stanno pure loro facendo capolino da sotto il terreno, ed è un’emozione grandissima!


2)      Un magnifico caciocavallo podolico lucano, preso insieme a quella curiosa massa un po’ informe, scrocchiarella e buonissima che è il pane di Materada un qualsiasi rivenditore del posto,azienda agricola o privato che sia, che lì come caschi caschi bene.


3)      Indubbiamente tutte le spezie scelte e raccolte autonomamente nei pacchettini, in un paradisiaco angolo self service del Carrefour a Dubai 
 (perché pure lì il souk sì, ma personalmente mi ha impressionato di più vedere le spezie vendute sfuse nel supermercato accanto a frutta e verdura, come prodotti di consumo abituali e in notevole quantità. E lì gli ipermercati, che io adoro, se non fossero così esageratamente estesi, sarebbero davvero da visitare cm per cm!
Mi vedrei bene, pronta sull'uscio, a salutare mio marito dicendogli: "amore scendo un attimo al carrefour, che mi sono scordata di prendere il latte....")

…Le foto piccole sono solo "di contorno", le 3 prescelte sono quelle un po' più grandi...
Un altro appuntamento di Viaggi e Baci è andato e complimenti grandissimi, con ringraziamenti incorporati, all'ideatrice del magnifico tema di questo mese!

martedì 24 aprile 2012

Olanda o Turchia? Istanbul: un piede di qua uno di là


Il dubbio in effetti ci ha sfiorati. Nonostante le pessime condizioni atmosferiche, almeno iniziali, non dessero agio di ulteriori approfondimenti, quel profluvio di tulipani a ogni angolo della città ci ha fatti realmente credere, per un attimo, di aver sbagliato posto.


Ma a fugare dubbi e successive domande a cascata ha pensato la fida Routard che con spirito quasi materno ha rivelato, fra le sue righe, una notizia quasi sconcertante: il tulipano non sarebbe in realtà di origine olandese ma turca! Inconfutabilmente, fin nel midollo.


E infatti ne abbiamo trovati in ogni dove,
 di ogni specie e colore,


 più che in qualsiasi altro posto dell’Olanda.
Sempre in tema di paralleli, un tempo pensavo che il Marocco rappresentasse una sorta di viaggio sensoriale, fatto di colori pieni e di odori pungenti, ma non l’ho mai creduto fino in fondo: mi era stato descritto così, ma non ho avuto la stessa percezione visitandolo; non ho ricordi particolari in questo senso, ed eccezione della Medina di Fes e dell’area riservata alla concia delle pelli. Ma lì, più che di un viaggio sensoriale, parlerei di un vero e proprio pugno nello stomaco.
Il significato di questo concetto invece l’ho appreso (e vissuto) pienamente a Istanbul.
Che si ama o si odia, senza mezzi termini, a seconda di come ci si lascia colpire.
Perché che colpisca al cuore e  poi a tutti gli altri sensi, questo, almeno, è un dato certissimo.
Non fosse altro che per schivare i velocipedi di ogni sorta e farsi strada fra il brulicare incessante di persone, di ogni razza e cultura (non per niente si sta con un piede in Europa e l'altro in Asia...).
Non esiste via tranquilla, angolo appartato, segmento di città dove rilassarsi e riprendere fiato in santa pace (e lo diciamo noi originari di Roma, non di un paesino arroccato in montagna o sperduto in campagna).
Ovunque si assiste al via vai di un formicaio intento a un’opera senza fine.
Con la pioggia o con il sole.
Col caldo o col freddo.
A destra, a sinistra, dentro nelle moschee, nella profondità dei monumenti sotterranei o nel labirinto di negozi a scatola cinese, con tutto esposto, dai fili argentati dell’albero di natale ai coniglietti di pasqua, senza soluzione alcuna di continuità fra una stagione e l’altra, fra una festa (religiosa?) e l’altra.
E pazienza se il 90% della popolazione è di fede musulmana e a ricordarcelo c’è il canto del muezzin più volte al giorno.
Quel mare su cui la città sorge, quel Bosforo lì, col suo Corno d’Oro, rischia di passare quasi del tutto inosservato se non fosse per un paio di ponti che lo attraversano e che rappresentano l’altra metà del cielo, quella intenta alle attività marinaresche, dove oltre  a pescare
si va a mangiare il pesce, cucinato al volo (oserei dire "espresso" senza tema di smentita..)



o a comprare esemplari (sulla cui freschezza nessuno, credo, avrebbe da eccepire)


pesati alla meno peggio su affascinanti statere di qualche vita fa.
È una girandola di colori e di odori, quell’immenso  souk, il Gran bazar, che sarebbe il più grande mercato coperto del mondo.
Tra cascate di luci calde e affascinanti

Abbaglianti ceramiche


Spezie inebrianti



Irresistibile frutta secca
e svariate tipologie di tè
Ti avvolge e ti risucchia nei mille rivoli delle sue strade.
Ma una marcia in più ce l’ha quel ben più spartano e meno pubblicizzato souk egiziano, dove oltre a tutto quanto di cui sopra, si trovano intere vie dedicate a stoffe e tessuti,
abiti da sposa e sposo già confezionati,


e vere e proprie cataste di accessori luccicosi
fra i quali districarsi risulta davvero complesso…
Fra una decisione e l’altra poi, può capitare perfino di imbattersi (finalmente, veniamo a noi!) nel più grande pirottinificio di tutto il comprensorio e trasecolare di fronte a tanta grazia, tutta quanta in una sola volta!
Oppure di girare l’angolo e trovare, dopo le bancarelle di bulbi e semi, volatili e pappe per cani vendute sfuse, grossi bidoni di strani esseri viscidi e  appiccicosi
 che apprendiamo essere semplici… sanguisughe.
Vendute in quantità industriale.
Perfino i grandi monumenti rischiano di passare inosservati davanti ad assalti sensoriali di questo genere.
Ma qualche palpito ancora ce lo riservano la maestosa Santa Sofia (che con la santità ha poco a che vedere trattandosi - dopo peripezie varie e cambi di destinazione d'uso- del monumento alla divina saggezza…),
il conturbante palazzo Topkapi, 
con il suo harem
E la splendida Moschea blu,
Ma è nei sotterranei di questa strana megalopoli che si nasconde la vera meraviglia,
 il monumento più bello mai visto in tutta la mia vita, quella Basilica-Cisterna che si presenta come una fitta selva di colonne come sospese sull’acqua,
 al termine della quale (una volta che si è riusciti a districarsi) andare a scovare le due gigantesche teste di Medusa: una inclinata,

 l’altra capovolta
che fanno da basamento ad altrettante, ciclopiche colonne.
Nemmeno qua sotto pare sia disabitato, vista la cospicua popolazione ittica che si sguazza allegramente intorno durante il nostro giro….
Il capitolo cibo riassume tutte le anime di questa città:
dai fantasiosi mezze (aperitivi-antipasti)



da accompagnare in religioso silenzio alla meravigliosa piadina (ma è solo per capirci..)
messa in forno a ogni ora da laboriosi Piadinari
 Passando attraverso kebapi di ogni forma e tipo


Gustose minestre di lenticchie rosse con cui aprire il pasto
Coreografiche “zattere” di focaccia farcite di formaggio di pecora e pezzettini di carne di montone (perché il salame qua no, mai sia!)

Fino alle mille e una sfoglia degli affascinanti borek (serviti anche alle 6 di mattina per colazione sul volo, turco manco a dirlo,  per Dubai..)
 O a depurativi succhi (anche) di melagrana venduti agli angoli delle strade
Così come i provvidenziali simit (ciambelline di pane al sesamo), giusto quando uno ha un piccolo buco allo stomaco ma il dolce no, il salato nemmeno e quello di cui avrebbe voglia sarebbe più qualcosa di buono….
Da prendere al volo da un carrettino ambulante
o da andare a cercare in una di queste catene di panetterie
 che in fatto di dolci e lievitati la sanno davvero bene e molto lunga (prendere nota, eventualmente, anche di questi dolcetti alla cannella:

davvero stratosferici!!)
Magari come alternativa (meno zuccherina) ai trionfali dolci tipici.
Che però sono belli da morire, 
in tutto il loro profluvio di colori,
 forme,
 accostamenti,
ma indubbiamente da picco glicemico al solo guardarli.
Presentati a cascata
A muraglia golosa
Grondanti miele
Trasudanti zucchero
Tracimanti calorie
Avvolti in paste croccanti
O sormontati di frutta secca intera...
...o in granella...
Nascosti fra zuccherosi, velati, pendii
O mollemente adagiati in ciotoline sparse

In un turbinio di afrori dolciastri e, già solo quelli, abbastanza appiccicosi...
Poi sorprese tecnologiche più o meno inaspettate e (chissà perchè) vanamente agognate dalle nostre parti: il tram è dotato di tornelli in entrata e in uscita, tanto per rendere la vita di eventuali scrocconi leggermente più faticosa. E il biglietto non è di carta da usare e gettare via in montagne di rifiuti, ma è costituito da semplici gettoni da restituire e riutilizzare ancora e ancora…
Affascinati da tanta arguzia, storditi dai colori, inebriati dagli odori, ci immergiamo, totalmente e nostalgicamente, in questo splendido stile di vita Alaturka.
Anche grazie all’alberghetto (davvero di pochissime pretese ma decoroso e soprattutto pulito) situato direttamente a ridosso del pullulante Gran Bazar.
Se voleste farci un pensierino (e non vi spaventa qualche traccia di muffa alle pareti, ma siete tipi che badano soprattutto al sodo), questi sono i riferimenti:

-Meddusa Hotel,
Nurosmaniye Cad. No:5, Cagaloglu – Istanbul

Per mangiare un kebap seduti a un tavolo (di un locale certamente turistico, ma davvero molto carino, con cucina a vista e panificatori all’opera), a prezzi modici:

-Konak Kebap
Şahkulu Mh., 34420 Beyoğlu/Istanbul

 Della catena di panetterie s’è già detto, che altro? Ah sì: cambiate i soldi subito, non appena sbarcate dall’aereo. Perchè è vero che il cambio è meno vantaggioso, ma potreste incorrere nell’inconveniente di non avere spicci per la metro e di dover ripassare, con armi e bagagli, il metal detector solo per rientrare in aeroporto e raggiungere nuovamente l’ufficio cambi….
 E buon viaggio (io, intanto, sono felice di essere tornata e di ritrovare tutti voi!!)

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