"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)
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venerdì 6 luglio 2012

La parola a lui – Pane con lievito madre


Suggerimenti preliminari rivolti ai signori uomini che dovessero eventualmente cimentarsi nella seguente preparazione
1     Se avete accidentalmente sbriciolato per terra, non esitate a ripulire celermente il tutto, prima che vs moglie inizi a frignare. Ed è pienamente legittimata a farlo in considerazione che Lei, la Moglie, ha il dono di preparare i cibi con l’ausilio di correnti ascensionali, sicchè le sue polveri sottili vanno verso l’alto, si adagiano sul soffitto, grazie alle suddette particolari correnti ascensionali tipiche delle case sub tropicali: tipo gli aspiratori dei forni da carrozziere....E poi saranno eventuali ragnetti a ripulire dal soffitto le bricioline;
2     Se avete occupato per troppo tempo gli spazi della cucina, anzi dell’angolino (ino-ino) cottura, non esitate ad uscirne immediatamente prima che vs moglie inizi a frignare. Ed è pienamente legittimata a farlo in considerazione che Lei, la Moglie, ha il monopolio assoluto di quei 2 metri quadrati, salvo che il marito sia chiamato ad intervenire ed invadere quegli spazi in rarissimi casi, ed  esclusivamente per l’immediata e puntuale esecuzione di ordini. Tipo…sostituzione immediata lampadine cappa di aspirazione…riposizionamento o prelevamento confezioni o attrezzi dalle scaffalature alte delle mensole…pulitura filtro rubinetto lavandino…sostituzione e svuotamento sacchetti spazzatura e/o differenziata etc etc;
3     Se avete provocato leggeri odori di farina bruciata, non esitate ad aprire ogni porta/finestra celermente, accendere aspiratori e ventilatori, abbattere pareti e scoperchiare tetti, prima che vs moglie inizi a frignare. Ed è pienamente legittimata a farlo in considerazione che Lei, la Moglie, riesce a sfornare pietanze di pesce marino che profumano di rose, a far bollire chilate di broccoli all’aroma di gelsomino ed a sfrittellare filetti di baccalà con essenze di arbre magique al pino silvestre;
4     Se avete lavato i piatti, la posateria e tutti gli attrezzi usati, non esitate a nasconderli prima che vs moglie inizi a frignare. Ed è pienamente legittimata a farlo in considerazione che Lei, la Moglie, non “lava”…Lei “deterge, disinfetta, depura, sterilizza, decontamina, degerminizza”, insomma preserva il genere umano dall’estinzione. Infatti, la lama di un coltello utilizzato per incidere l’impasto, onde evitare sicuri olocausti virali, non può essere lavata con sola acqua fredda e detersivo. Va impiegata, invero, acqua rigorosamente a 99 C°, 500 cl di detersivo, 1limone elimina odori etc etc;    
5     Se dopo aver lavato il tutto non avete provveduto ad asciugarlo accuratamente, non esitate a rilavare di nuovo tutto prima che vs moglie inizi a frignare. Ed è pienamente legittimata a farlo in considerazione che Lei, la Moglie, in quelle macchioline che “talvolta” l’acqua calcarea, asciugandosi, forma sulla posateria, ravvisa la massima e spregevole espressione del decadimento culturale e sociale, educativo e igienico dei nostri tempi. Allora…perché non utilizzare una pelle di daino e perdere 3 ore in più per asciugare una forchetta quando in gioco c’è la salvezza della civile convivenza??? Ed ora che ci penso bene, qualora domani la regina Elisabetta d’Inghilterra dovesse, accidentalmente, trovarsi a pranzo da noi, quantomeno non faremmo figure barbine;    
6     Se dopo aver pulito, asciugato e riposto gli utensili della cucina…ma nel posto sbagliato, non esitate a correggere furtivamente questo fatale errore, prima che vs moglie inizi a frignare. Ed è pienamente legittimata a farlo in considerazione che Lei, la Moglie, non trovando l’oggetto cercato (es. trinciapollo) non esiterebbe a rammentarvi che “santo cielo, è possibile che non ti ricordi mai nulla!! Quel trinciapollo (n.d.r. che per 9 anni è stato nel secondo cassetto) l’ho messo nel primo cassetto da almeno….2 giorni, perché ora lo ritrovo nel secondo??” . Sia chiaro…le stesse regole valgono per i cassetti ove noi mariti, smemorati, da 9 anni riponiamo i nostri utensili da lavoro;
7     Se avete fatto tutto, ma proprio tutto, e bene, ma per fare questo tutto avete trascurato 30 minuti vs moglie, non esitate e…rassegnatevi prima che vs moglie inizi a frignare. Ed è pienamente legittimata a farlo in considerazione che a Lei, alla Moglie, non hai comprato le nuove Mentos Rainbow (tanto e intimamente anelate, salvo poi declamare la loro nocività per i denti) e che Lei, la Moglie…è pur sempre una DONNA.
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Ingredienti (per una pagnotta da circa mezzo chilo)

-           100 gr. Pasta madre (c.d. Shrek)
-           300 gr. Farina tipo 0 filtrata con un colino
-           2 cucchiai di olio extravergine di oliva
-           100 gr. di acqua calda (ma non bollente)
-           3 pizzichi di sale (ovvero a piacimento)
-           Qualche cucchiaio di farina di grano duro per spolverizzare


Procedimento

1.       Mettere, in una ciotola di vetro capiente (circa 3 litri), la pasta madre (qualora quest’ultima provenga dal frigorifero, farla riposare ed attendere che la stessa ritorni a temperatura ambiente);
2.       Versare nella ciotola l’acqua calda e, con l’ausilio di un cucchiaino, far sciogliere completamente la pasta madre;
3.       Predisporre, in un contenitore separato, la farina ed aggiungervi il sale (mescolare i due ingredienti al fine di evitare accumuli di sale);
4.       Versare metà della farina di cui sopra, nonché l’olio extravergine, nella ciotola contenente la diluizione di pasta madre. Mescolare il tutto con un cucchiaio;
5.       Aggiungere la rimanente farina e continuare a mescolare con il cucchiaio. Per ottenere un impasto idoneo allo scopo, lo stesso non deve essere troppo idratato (in questo caso rimane incollato alla ciotola ovvero al cucchiaio) né tantomeno eccessivamente secco. In entrambi i casi, aggiungete cautamente farina (qualora troppo acquoso) oppure acqua (nel caso l’impasto fosse eccessivamente secco);
6.       Una volta ottenuto un impasto omogeneo, porlo su una base di legno spolverata di farina e continuare ad amalgamarlo energicamente con le mani, fino a quando risulterà elastico e moderatamente asciutto al tatto (circa 3 - 4 minuti);
7.       Ne ricaveremo una palla che andrà incisa con un coltello, nella parte superiore, formando una croce della profondità analoga allo spessore della lama di un classico coltello da cucina;   
8.       Riporre ora l’impasto nella ciotola di vetro, spolverata di farina alla base, e ricoprire l’apertura della ciotola con un tovagliolo di stoffa inumidito;
9.       Avvolgere le pareti laterali della ciotola con un tessuto di lana (es. un plaid) e riporre il tutto in un luogo non esposto a correnti d’aria (è preferibile porre vicino alla ciotola anche un po’ di frutta, che favorisce la lievitazione);
10.  Dopo circa 4 ore l’impasto dovrebbe essere raddoppiato di volume. Estrarlo dalla ciotola e ripercorrere di nuovo le stesse operazioni descritte ai punti 6, 7, 8 e 9.
11.  Dopo altre 4 ore porre l’impasto, dopo averlo cosparso alla base di farina gialla di grano duro, su una teglia e mettere il tutto in forno preriscaldato alla temperatura di 220 gradi;
12.  Una volta cotto il pane (circa 15-20 minuti), estrarlo dal forno, ripulirlo dalla farina gialla di cui la base era stata precedentemente cosparsa (viene via facilmente grattandola con la lama di un coltello) e, infine, farlo riposare su una base che lo lasci anche traspirare (es. una griglia forno).

EVENTUALI NOTE “TECNICHE”

1.    Evitare, in ogni fase della preparazione, che l’impasto subisca brusche variazioni di temperatura o sia esposto a correnti d’aria;
2.    L’unico e più idoneo strumento per individuare l’idoneià dell’impasto, ovvero il corretto rapporto idratazione/elasticità, è rappresentato esclusivamente dal…tatto; 
3.    Buon appetito (p.s. Brucio ma godo)

Firmato (sotto costrizione e un po' di tortura):
Il marito dell’amministratrice unica e sovrana, capa suprema e inalienabile del presente blog.




venerdì 29 giugno 2012

Notizie fondamentali e pensieri in libertà – È nato Shrek!


Una piccola premessa su quanto stava accadendo ieri sera mentre scrivevo questo post: io al pc, gironzolando pigramente tra un blog e l’altro; l’amato bene spalmato su tutti e 3 i posti del divano in adorazione estatica degli 11 eroi della nazionale che, sudaticci e appiccicaticci, correvano appresso a una palla per difendere l’onore e i titoli nella battaglia più ardua di questi tempi (calcistici e non).
Ed è stato molto bello apprendere che la notizia di apertura del Tg1 delle 20 riguardasse lo stato d’animo di Cesare Prandelli e i pronostici vari sulla serata.
Che poi nella stesso momento, a qualche migliaio di km di distanza dal luogo dell’eroica sfida fosse in corso un incontro storico tra alcuni capi mondiali, su questioni non propriamente secondarie, è giusto un dettaglio cui comunque è stato dato lo spazio della seconda notizia, mica relegato in fondo alla scaletta.
Ecco, io invece, che incarno il perfetto italiano sotto la media, che qua proprio non ci vuole stare, nazionalista non lo è manco di striscio e la cui unica preoccupazione è decidere bene se trasferirsi in Australia oppure in Papua Nuova Guinea, considerato che alla partita sono assolutamente indifferente e della pausapranzo dei grandi della terra non me ne cale nemmeno un po’, me ne stavo, per l’appunto, mollemente e pigramente incollata al piccì.
E tuttavia avevano un che di divertente e perfino rassicurante le fibrillazioni dell’amato bene che tamburellava il piede sul tavolinetto del salotto fumando nervosamente una sigaretta dietro l’altra….
Ma visto che adesso la vittoria è in pugno e l’incontro deve essersi in qualche modo concluso, passerei ad altro, venendo a noi.
Inizialmente avevo pensato di dare a questo post un titolo come “Siamo in 3!” o mettere direttamente la foto di un fiocco azzurro in apertura, ma è stata giusto questione di qualche secondo perché poi ho riflettuto sul fatto che un ipotetico lettore si sarebbe potuto fermare al titolo e da lì sarebbe stato tutto un susseguirsi di telefonate, viedochiamate, messaggi di fumo ed email da parte di tutti quelli che, fra parenti, consanguinei, amici, vicini di casa, conoscenti di sguincio e noti solo di fama paiono non avere altra ragione di vita che apprendere una notizia del genere.
Ora, un’attenzione e una premura di questo genere sono indubbiamente molto apprezzabili e perfino commoventi, ma anche…ecco, forse un filo imbarazzanti.
E mi sono messa nei panni di tutti quelli che (tolti i pochi realmente e sinceramente interessati alla questione) dopo la domanda di rito: “ma tu un figlio quando lo fai?!” si esibiscono nella pantomima di tutti i consigli non richiesti e degli incoraggiamenti mai cercati.
Ebbene, di fronte all’ipotetico compiersi di questo miracolo quali altri argomenti avrebbero, a quel punto, per riempire giornate vuote e notti insonni?
La realtà invece è molto più semplice e soprattutto senza le nefaste conseguenze di cui sopra per gli indelicati impiccioni, e pur tuttavia non meno degna di nota: il 25 maggio scorso è nato il nostro primo lievito madre!
 Che abbiamo chiamato Shrek, perché come dice Claudia Annie, la scatenatrice di tutto ciò (cui siamo assolutamente grati!), a un lievito madre si deve dare un nome, oltre ad accudirlo e a prendersene cura con impegno e dedizione assoluti.
E noi l’abbiamo presa in parola.
Prima ho girovagato un paio di mesi almeno con la stampata del suo post nella borsa.
Così, tanto per andarmela a studiare di quando in quando cercando l’ispirazione e il coraggio di lanciarmi nell’impresa.
Poi, pigra come sono, ho passato la palla all’amato bene, lusingandolo con le dovute rassicurazioni che solo lui avrebbe potuto buttarsi in un’impresa così alta e impegnativa.
Ma l’ho sostenuto e incoraggiato anche praticamente: un giorno facendogli trovare pronto il vaso a chiusura ermetica in cui conservarlo; un altro giorno spianandogli davanti lo straccetto carino con cui chiuderlo; la settimana dopo, fornendogli la scorta di 5 kg di farina per tutti i successivi rinfreschi almeno fino a Natale prossimo; e così via finchè non si è sentito talmente pressato e tormentato da non poter fare a meno di dare vita a questa palla di impasto.
Dopo qualche incertezza sul nome (ma anche sul sesso visto che inizialmente si chiamava Fiona!), il nostro Shrek delle meraviglie ha preso a crescere e a farsi grosso ogni settimana di più, sotto le amorevoli cure dell’amato consorte che lo coccola, lo copre con il plaid (manco fossimo tra i ghiacci dell’Alaska anziché nelle fauci di Caronte), gli mette vicino pure la frutta perché (dicevano le nonne) aiuta l’attivazione del lievito e lo impasta e lo massaggia puntuale ogni venerdì sera cascasse il mondo!
Considerato poi che sarebbe anche trascorso ormai un mesetto abbondante dalla sua nascita, ha cominciato a esibirsi nei primi, rudimentali esperimenti di vario genere.
 Ma di questo, darò conto nei prossimi post….
E a noi romani: buona festa!


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