"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)
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martedì 4 novembre 2014

Alive – Peperoni ripieni di tofu e verdure


La deflagrazione che pare avvenuta nella nostra casetta, e precipuamente all’interno della già angusta camera padronale, in realtà non sono i postumi di un attentato dinamitardo ma solo… le conseguenze del cambio di stagione.
Un tranquillo e rilassante fine settimana.
Due interi giorni passati a:
 sbollare scatoloni, passare al vaglio, scartare;
 smistare, ripensarci/riprendere su dal sacchetto/ rimettere nell’armadio, poi scartare nuovamente;
 piegare, sistemare, ritrovarsi (non si capisce bene per quale astrusa regola matematica) mucchi di stampelle vuote;
dividere le stampelle per tipo/forma/colore e poi decidere se tenerle o regalarle o buttarle via;
decidere di buttare via pure quelle che s’era deciso di tenere per sopraggiunta saturazione dello spazio disponibile;
avviare una lavatrice e prepararne, canticchiando per far la vaga, altre cento;
guardare le previsioni e fare una stima di quando si riuscirà a smaltirle tutte;
decidere di non credere alla stima per non farsi venire un coccolone, che (la previsione di) una settimana di pioggia deprime già di suo;
ritrovare vecchi maglioni infeltriti e dimenticati e cercare invano proprio quello che s’era deciso, con fatica improba e un numero imprecisato di notti insonni trascorse a pensarci, di buttare via nel pregresso cambio;
ritrovarsi con venti giacche eleganti di una vita fa e nemmeno una felpa decente per la palestra.
Rimandare a data da destinarsi il cambio del settore borse dove alberga ancora la cartella di prima elementare (perché il discorso lì è tutto diverso e liberarsi di un pezzo, pure passato di moda, pure a brandelli o macchiato di tutto l’occorrente fuoriuscito dalla trousse, è cosa assai difficile);
spedire fuori l’amato bene per un giorno intero da dedicare, anima/corpo e tutti i sentimenti, alla propria metà di armadio;
arginare crisi isteriche al momento di aiutare lui a fare il suo cambio;
e constatare come per me abbia impiegato 6 ore e per lui ce ne siano volute a malapena 2;
Ma ammirare con orgoglio i miei (tanti) scatoloni tutti dotati di etichetta con sopra scritto il contenuto e guardare con irritazione crescente (mista a una vaga punta di sana invidia) lui che non divide niente e nella scatola butta indistintamente: fantasmini/magliette a maniche corte/ cappellini/bandane di quando aveva 16 anni/infradito/bermuda/costumi/teli mare scoloriti e occhiali da sole che d’inverno non si portano.
E sentirsi chiedere: le mutande vanno differenziate secondo la stagione?
Reprimere con eleganza e dignitoso contegno, un urlo di disappunto quando lui afferma gongolando: vedi? che ce vo? Due ore d’orologio!
Resistere alla tentazioni di mettere i puntini sulle i che sennò potrei sempre essere interrogata sulla necessità di avere 7 pigiami estivi e 10 invernali e lamentarmi poi del poco spazio….
Incitare lui a buttare via felpe informi, maglioni appalloccati e pantaloni con l’orlo sfilacciato, conscia del fatto che più spazio fa lui, più ne guadagno io.
Negoziare fino allo sfinimento per convincerlo a liberarsi dell’ennesima tuta di 20 kg fa, ma pur sempre buona “per fare qualche lavoretto in casa”.
Che non l’ha capito che sono proprio i lavoretti in casa, oltre che le singole, inguardabili tute, a dover essere banditi dal novero degli impegni prossimi futuri.
Buttarla comunque al primo attimo di distrazione.
E insomma, via di questo passo, tra un accordo fra le parti e un’iniziativa personale, pare che anche quest’anno siamo sopravvissuti al cambio di stagione.
Pare.

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Siccome però sembra che questo clima non abbia ancora deciso bene se virare al freddo o continuare a comportarsi da estivo, io per non saper né leggere né scrivere avrei comprato dei peperoni. Tanto per rimanere tema con le stagioni….
Ma erano belli, carnosi, polposi, assolutamente invitanti. E di certo col vento di scirocco e il tepore persistente, voglia di zuppe non mi sovviene.
La ricerca di una ricetta nuova, la scoperta di un nuovo, interessantissimo blog
E la trovata geniale del brodo vegetale per insaporire quel tofu lì, così versatile perché così neutro.
E pur sempre insapore.
La trovata del brodo permette di risparmiare pure tante calorie di olio e compagnia bella.
La versione originale la trovate da lei: qua la mia, con varianti e aggiunte, più qualche piccola personalizzazione nella cottura. Buoni da non credere.


Ingredienti (x4)
-4 peperoni
-pan grattato (da pane precedentemente tostato)
-una manciata generosa di prezzemolo  basilico secco
-2 carote
-2 spicchi d’aglio 
-1 cipolla rossa
-1 gambo di sedano
-1 zucchina piccola
-1 panetto di tofu al naturale
-curcuma q.b  
-olio extravergine di oliva
-sale q.b
-Peperoncino in polvere


Procedimento
In un pentolino non molto grande, preparare un brodo vegetale con le due carote, il sedano, la cipolla e la zucchina, tutto tagliato a pezzi grossi. Aggiungere una manciatina di sale grosso e lasciare sobbollire qualche tempo (nel frattempo lavare i peperoni, tagliarli a metà per la lunghezza e privarli di semi e filamenti).
Una volta fuori dal fuoco, dopo aver messo da parte qualche mestolo di liquido (che potrebbe servire dopo o per qualche altra preparazione), frullare le verdure con il minipimer.
Sbriciolare il panetto di tofu in una terrina e, dopo aver aggiunto il pan grattato, il basilico secco, e il peperoncino, usare il brodo vegetale per amalgamare tutto, aggiungendo eventualmente pangrattato o verdure frullate per ottenere un composto né troppo liquido né troppo secco.
Riprendere i peperoni, cospargerli con un filo d’olio e un pizzico di sale e riempirli con il composto di tofu e verdure. 
Disporli in una teglia ricoperta di carta forno, spolverizzare con altro pangrattato, finire con un filo d’olio e cuocere in forno già caldo a 180° per circa 30 minuti, gli ultimi dei quali in funzione grill per una crosticina dorata e succulenta.
Gustare tiepidi, freddi o anche il giorno dopo.




giovedì 13 marzo 2014

Vecchia ricetta per nuovo contest - Mousse di Tofu ai frutti di bosco


E dopo mesi e mesi di inattività su questo fronte, eccomi a riesumare una vecchia ricetta per partecipare a un contest molto carino.
Innanzitutto per il colore, che mi piace tanto.
E perché dà la possibilità di partecipare anche con ricette già pubblicate.
Senza nemmeno l'obbligo di ripubblicarle!!
Ma io un post ce lo faccio lo stesso.

Piccolo, fatto giusto di un paio di foto e un link, dover poter andare a ripescare la ricetta.
Facile, pratico, veloce.
C'è tempo fino al 16 Aprile!
Da Lei

lunedì 18 novembre 2013

Always On – Tofu piccante con verdure


Che in questa casa si sia lievemente restii a ogni forma di innovazione tecnologica e aggiornamento specie informatico è cosa ormai risaputa.
Dal tomtom (il nostro e pure quello noleggiato a caro prezzo in Sudafrica) lasciato a far la muffa nel cruscotto della macchina, ai modelli di cellulare dei tempi dei famosi Checco e Nina (che chi erano poi me lo dovrebbero spiegà..), i nostri corredi tecnologici, personali e della casetta, costituiscono davvero un’accrocco di antichità degno di nota e meritevole di studio.
E se per caso vi siete dimenticati di come sia fatto un televisore col tubo catodico, provate a venire nel nostro salotto….
Arrendersi al nuovo che avanza, piegarsi alle logiche dell’era contemporanea, accettare la portata di tutte queste novità è davvero difficile per due nostalgici, conservatori, criticoni come noi.
Del resto io sono sempre quella che pensa si sarebbe trovata perfettamente a suo agio nell’800 e possibilmente nella  prima metà.
Fra carrozze e lampioni a olio.
Ombrellini parasole e mutandoni di merletto.
Melodrammi e maniche a sbuffo.
Duelli e nei finti.
E si badi che tra i due io sarei quella minimamente più propensa a provare.
Se non altro curiosa.
A volte caparbiamente decisa perlomeno a tentare di capire.
Che mica si può stare sempre 10 passi indietro e trovarsi a non poter partecipare a una discussione per mancanza di conoscenze specifiche e oggettivi dati di riscontro.
Ragione per cui al quarantesimo dell’amato bene ho deciso di lanciarmi in un doppio carpiato all'indietro, nel baratro dell’attualità, regalandogli nientedimeno che…un e-book reader!
Mica cavoli.
Lui è ancora lì che ringrazia a denti stretti, smadonnando intimamente per essere ora costretto pure a usarlo (davanti al mio sorriso sadico travestito di dolcezza che tradotto in parole equivarrebbe semplicemente a mo’ vojo proprio vedè come te metti) e rigirandoselo incerto tra le mani mentre costernato, scuotendo il capo, sfiora il display per voltare pagine virtuali e senza manco la necessità di umettarsi le dita!
Ma siccome quella che voleva provarlo era io (lasciandomi aperta la porta per poter tornare indietro alla mia odorosa e frusciante carta stampata), quale strategia migliore che spingere lui a farlo per primo, spiattellandoglielo lì come prezioso regalo di compleanno?
Sempre per tutte queste ragioni del resto mi sarei arresa, ormai tre anni or sono, al desiderio di un diario virtuale come il qui presente bloghetto
(oltre che per la necessaria dose di esibizionismo insita nella smania di possederne uno….che tutto il resto viene dopo, daje su…).
Ma la tecnologia non è statica, non ti dà il tempo di abituarti, non rimane lì a farsi conoscere intimamente fin nei minimi recessi e fino a possederne ogni più riposto segreto.
Cambia alla velocità della luce, si evolve, ti costringe a stare sempre sul filo del rasoio, sempre in allerta, sempre dietro alle novità, alle evoluzioni di cose che già ti parevano molto avanti…e invece il giorno dopo sono già superate.
E a quel punto non hai più scampo.
Sei in balia degli eventi e delle altrui evoluzioni.
In attesa che diventino pure le tue.
Così da Blogger passi a Google Più.
Da Google Più a Bloglovin.
Da Bloglovin a Ricercadiricette.
Da Ricercadiricette a Tribu Golosa, che pure quello dovrebbe essere molto carino, se solo avessi il tempo necessario (oltre semplicemente a iscriverti) pure a fermarti per capire bene di cosa si tratti
(che mica penserai veramente di poter rimanere fuori dai circuiti di un aggregatore di blogs?!)
E poi ci sarebbe Pinterstest.
Ma volendo anche Twitter.
E perché non Linkedin?
E nel frattempo hai smesso da tempo di mandare ricette a quel sito con cui le condividevi: ti piacerebbe tanto ma richiede tempo. Compila il modulo, riduci la foto, invia tutti e due…no, nun se po’ fa’.
E hai smesso di condividere altrove pure i racconti di viaggio.
Che pure lì ti ci vuole il tempo di adattare il racconto, e inviarlo, e scegliere le foto.
Via passiamo ad altro.
Fino ad approdare a quel mostro sacro che è Facebook.
Il mitico, universale, irrinunciabile, onnicomprensivo FacciaLibro.
Solo per provare, eh?
Manco si trattasse di questione di vita o di morte.
Nell’uno e nell’altro caso.
Che se ce l’hai vivi, se non ce l’hai campi lo stesso, eppure a un certo punto ti viene l’impellenza, la necessità, il fiato corto di provare.
Salvo sentirti divorare dall’ansia subito dopo aver fatto clic su “Crea profilo”.
Perchè poi è tutto un turbinio di azioni, di decisioni rapide, di contatti immediati.
Il vortice.
Cerca i tuoi amici.
Vuoi diventare mio amico (rivolto magari a Papà!!! - che per inciso è iscritto da anni, lui!-)?
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Quali sono i libri (e i film e la musica) che hai letto (visto/ascoltato), che vuoi leggere(vedere/ascoltare), che ti rifiuti di leggere(vedere/ascoltare)?
Hai una nuova richiesta di amicizia: accetti? Oddio che devo fa’??
(ma poi scopri  l’opzione “Non ora” , che ti permette di rinviare l’ardua decisione, concedendoti, se non altro, il tempo di riflettere bene senza passare per cafona…che certe decisioni vanno ponderate, mica buttate a casaccio).
Ansia.
Stress.
Sudori freddi.
E il blog?
Quel semplice, lineare (più o meno), abbordabile diarietto virtuale da cui tutto era partito, che già è difficile da gestire di per sé fra crea post-scegli le foto-facci un collage-impara a metterci sopra quelle belle didascalie che vedi in giro e che ancora non sai come se fa
…e che ora si sta perdendo in centomila altri rivoli difficili, impossibili da gestire tutti insieme?
E tutti quegli altri blog che prima seguivi con tanta attenzione, meditando parola per parola, specialmente quelli dagli autori un po’ grafomani come te che prima di una ricetta scrivono storie appassionanti di vita o di niente, ma sempre bellissime, e ora invece leggi a scappar via perché il tempo è sempre pochissimo e devi scegliere se fermarti su una pagina o correre come una pallina impazzita da un posto (sempre virtuale) a un altro, che TU a un certo punto hai deciso di ritenere indispensabili?
 
(dal web)

Fermatelo sto mondo: voglio scendere!!!!!!
(almeno ogni tanto)

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Il tofu, ancora quel blocchetto di gesso insapore e incolore che tanto mi affascina.
Era restio l’amato bene, eppure stavolta al piatto ha concesso un larghissimo 7 e ½! (sì perché lui è quello che dà i voti ai piatti e poi, se passano la sufficienza chiede di rifarli…ma quando io non ho voglia di rifarli gli dico che in realtà quel piatto aveva strappato a malapena un 5 meno meno…..).
Qualche piccola variazione per mancanza di ingredienti( tipo i funghi shiitake), un po’ di pazienza per tagliuzzare tutte le verdure, però il tofu così conciato è proprio interessante: sfizioso e saporito.
Ma è ora che mi evolva pure qua e che mi compri un wok!


Ingredienti (per due)
250 gr di tofu
4 cucchiai di olio di semi
1 cucchiaio di radice di zenzero grattugiata
3 spicchi d’aglio pestati (io ne ho messi due interi)
4 cipollotti affettati (io solo 2)
1 piccolo cespo di broccoli siciliani
1 carota tagliata a julienne
1 peperone giallo tagliato a listarelle
250 gr di funghi shiitake (io ho usato champignon)

Per la marinata:
5 cucchiai di brodo vegetale
2 cucchiaini di fecola
2 cucchiai di salsa di soia
1 cucchiaio di zucchero (io l’ho omesso!)
½ cucchiaino di peperoncino in polvere

Procedimento
Sciacquare il tofu, sgocciolarlo e tagliarlo a cubetti, quindi metterlo in una ciotola, unire tutti gli ingredienti della marinata, mescolare con cura e lasciarlo riposare per almeno 20 minuti (io l’ho lasciato un paio d’ore..).

Nel frattempo preparare le verdure lavandole, mondandole e tagliandole.
Scaldare due cucchiai di olio nel wok e cuocervi il tofu con la marinata finché non sarà dorato e (lievemente) croccante (occorreranno circa 10 minuti a fiamma sostenuta, avendo cura di girare delicatamente).

Toglierlo dal wok e metterlo da parte.
Scaldare quindi l’olio rimasto e soffriggervi l’aglio, i cipollotti e lo zenzero per pochi secondi.
Unire tutte le verdure

 e cuocere, mescolando, per qualche minuto.
Rimettere il tofu nel wok e scaldarlo. Servire subito accompagnando a piacere con del riso bianco.


venerdì 27 luglio 2012

Vita, ruota che gira - Mousse di tofu ai frutti di bosco con cioccolato all’uvetta e scaglie di mandorle


Finisce qua.
Un altro capitolo della vita da accantonare e riporre con cura nella scatola dei ricordi.
Per ritirarlo fuori, scrollandogli un po’ di polvere di dosso, nelle occasioni più disparate, a distanza di tempo, in situazioni nuove.
Qualcuno tempo fa ha detto che il posto fisso è monotono e potrei perfino concordare se ci trovassimo in America anziché in uno sputacchio di nazione stretta tra tante altre e così strana e contraddittoria da far diventare questo assioma un paradosso…..O viceversa.
Ma anche in America mi sentirei di dissentire da questo pensiero quando ha a che fare con i bambini.
E con sentimenti profondi, piccole abitudini radicate, vite che si intrecciano e  si sovrappongono per il breve spazio di pochi mesi o di qualche anno, per poi staccarsi e riprendere ognuno la propria strada, consapevoli che la frase consolatoria “ma lo/a puoi rivedere ogni volta che ne avrai voglia” è solo un’illusione, e consolatoria nemmeno un po’, perché quello che non tornerà più è la quotidianità, i rituali di ogni giorno, salutarsi con gridolini di entusiasmo puro e frignare un po’ quando è ora di salutarsi (consapevoli però che ci si rivedrà il giorno dopo).
Mancherà il fare un pezzo di strada insieme.
E penso alle maestre, alle educatrici, alle infermiere, oppure alle tate.
Quelle improvvisate (ma dall’esperienza ventennale), capitate lì un po’ per caso un po’ per scelta fra una laurea in tutt’altra materia, un impiego decennale di tutt’altro genere e un progetto di vita ancora tutto da definire, ma dai contorni sempre meno chiari, come appunto la sottoscritta.
Che proprio improvvisata come tata non lo è, considerato che questa strada se l’è scelta consapevolmente e tenacemente tanto da concludere, a conti fatti, che nella vita le sarebbe certamente convenuto buttarsi su altre strade e percorsi di studio, anziché annaspare dietro progetti irrealizzabili, fare evoluzioni tortuose per poi tornare, gira che ti rigira, al punto di partenza.
Ma la storia non si fa con i “se” e questo è quanto.
 Che poi vedi tu se mo’ per il fatto che di figli miei non ne ho devo rinunciare pure al piacere di crescere quelli degli altri!
Sfigata (un pochetto, almeno su questo piano, mi sentirei di affermarlo) magari sì, masochista proprio no.
Che i bambini li adoro e a questo lavoro non rinuncerei mai (e perché dovrei?).
Ma il lato bruttissimo della precarietà lo avverti proprio nel cambiamento che, a un certo punto, ti si impone.
E che non è precarietà solo di lavoro ma proprio di esistenza tutta.
Una cosa un po’ diversa.
Il bambino cresce, è tempo di andare all’asilo e tu devi staccarti.
Lo saluti e sali su un’altra giostra.
Cambi ambiente, cambi zona della città, cambi le strade per arrivare ogni mattina e cambi bambino da accudire e crescere.
Ognuno con la sua personalità e le sue caratteristiche che finiscono per assimilarsi alle tue, perché lui impara da te ma anche tu, tantissimo, da lui.
Allora magari all'inizio riproponi giochi e filastrocche che però vedi non sortiscono lo stesso effetto.
E pensi: ma ho cambiato bambino! Devo ascoltare questo nuovo, non cercare di far rivivere passivamente quello di prima.
Finché ti riabitui, ti sintonizzi finalmente sul nuovo e arriva ancora il momento di staccarsi, e così via in una giostra continua che è, in fondo, metafora di vita.
Insomma, tutto questo per dire che si chiude un’epoca e se ne apre un’altra.
E dopo Sofia, Lorenzo, Elisabetta&Andrea, Giovanni, Viola e ora la piccola Elsetta, si tratta di voltare pagina ancora una volta.
Condurli per mano proprio lì, sulla soglia e poi lasciarli andar via.
Vederli correre e congedarli con un sorriso, perché è giusto e naturale così.
Perché un altro obiettivo è stato raggiunto, tanti traguardi tagliati e moltissime soddisfazioni ricevute.
Dopo averli incoraggiati mentre gattonavano e sostenuti mentre muovevano i primi passi a papera.
Aver accolto baci appiccicosi e schivato ciucci o giochi scaraventati in piccoli attimi di rabbia.
Solfeggiato ninne nanne e letto gli stessi libri di Pimpa e Peppa Pig fino alla nausea.
Caldeggiato sedute infruttuose sul vasino e asciugato innumerevoli pozzette di pipì lasciate un po’ ovunque.
Trasmesso giochi e filastrocche antichi ma sempre attuali e averne appresi altri nuovi e altrettanto belli.
Respinto assalti di pappe sputacchiate e assistito impotenti e solidali ai piantarelli e alle smanie per dentini dolorosi.
Resistito all'impulso di intervenire in difesa e lasciato che, alle prese con altri gnometti, sperimentassero le prime, piccole frustrazioni sulla propria pelle.
Fatto i primi codini a capelli finalmente abbastanza cresciuti o scoperto insieme la magia e la bellezza della vita negli occhi stupiti di chi vede ogni cosa per la prima volta.
E che poesia c’è dietro tutto questo?
Quella di una dolorosa ma bellissima e assoluta verità, valida per le mamme, così come per le tate.
Di oggi e di sempre.

E una donna che reggeva un bimbo al seno disse, Parlaci dei Figli.
E lui disse:
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono i figli e le figlie della brama che la Vita ha di se stessa.
Essi vengono attraverso voi ma non da voi,
e sebbene siano con voi non vi appartengono.
Potete donare loro il vostro amore ma non i vostri pensieri.
Poiché hanno pensieri loro propri.
Potete dare rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime,
giacché le loro anime albergano nella casa di domani,
che voi non potete visitare neppure in sogno.
Potete tentare d’esser come loro, ma non di renderli
come voi siete.
Giacché la vita non indietreggia né s’attarda sul passato.
Voi siete gli archi dai quali i vostri figli ,
viventi frecce,
sono scoccati innanzi.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito,
e vi tende con la sua potenza affinché le sue frecce possano
andare veloci e lontano.
Sia gioioso il vostro tendervi nella mano dell’Arciere;
poiché se ama il dardo sfrecciante,
così ama l’arco che saldo rimane.

(Kahlil Gibran)


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Un dolcetto per consolarci un po’, a questo punto ci sta proprio bene! Oddio certo: qualche caloria, una manciatina di grassi saturi, zozzerie varie in più avrebbero contribuito all’innalzamento della serotonina in maniera forse più immediata e intensa del tofu, ma questo passa oggi il convento.
Che poi sarebbe la mia cucinetta, di cui finalmente mi sono riappropriata e nella qualche posso riprendere, con agio e tempi umanamente accettabili, a dare vita a esperimentini di vario genere come appunto questo qua.
Per la gioia dell’amato bene che alla parola “dolcetto” già immaginava di tuffarsi dentro nuvole di panna montata e sguazzare in oceani burrosi di pasta frolla….
Amore ho comprato il tofu!!!
oddio no: n’artra vorta??
Sì, ma per farci un dolcetto, questo lui (ancora) non lo sa! E chiariamo subito che la voglia di dolce, questa mousse qua, non è che la appaghi proprio completamente…
Bisogna dosare bene il miele (aggiungendo o sottraendo secondo i gusti), accettare la consistenza un po’ granulosetta del tofu, il suo persistente odore “di erba bagnata” che la prossima volta avrò cura di stemperare con qualche fogliolina di menta che male male non dovrebbe starci, mettersi l’anima in pace che della mousse (che richiama in automatico qualcosa di tremendamente goloso) ha giusto il nome.
Per il resto: da provare quando si ha voglia di coccole dolciarie sane e leggere (e di mettere alla prova, oltre che la pazienza del marito, la versatilità di questo tofu, manco fosse un blocchetto di plastilina da modellare come si vuole: ma il divertimento è garantito! e a me non smette mai di affascinare).
Sulla reazione dell’amato bene vi aggiornerò.

(ricetta tratta da DiVita magazine, trimestrale di attualità e benessere del gruppo Spar International, con qualche piccola modifica)

Ingredienti (x2)
150 gr di tofu
150 gr di frutti di bosco (mirtilli e lamponi)
2 cucchiai di miele di acacia (ma anche di timo)
Una manciatona di mandorle in scaglie
4 quadratini di cioccolato fondente (nel mio caso con uvetta)

Procedimento
Frullare il tofu insieme al miele e ai frutti di bosco.
Comporre dei bicchierini alternando la mousse con scaglie di cioccolato e di mandorle.
Decorare con basilico o foglie di menta, lasciare riposare in frigo almeno un’ora prima di servire.

giovedì 1 dicembre 2011

Grandi signori a confronto - Strudel di broccoletti siciliani e tofu


Ancora lui, il blocchetto di gesso.
Stavolta diviso comodamente in due unità separate.

Quel mattoncino incolore, inodore e insapore incrociato qualche tempo fa.
Dall’aspetto però di cibo molto regale e anche un filino ascetico, così bianco e puro, proprio per l’assenza di ogni possibile qualità percepibile, coi sensi, anche solo vagamente.
Quel “coso” che, visto così al naturale, può far venire in mente di tutto tranne la possibilità di mangiarselo.
Perchè invitante proprio non è, e su questo, mi sembra ci siano scarsissime probabilità di smentita.
Però….Però!
Ha un fascino nascosto. Almeno per me.
Esercita un’attrazione irresistibile e al suo cospetto la mente prende a sciorinare tutta una serie di possibilità fra cui poi, scegliere, diventa perfino imbarazzante.
E quindi ecco che ci sono ricascata. Con tutte le scarpe.
Ai piedi del misterioso e accattivante Signor Tofu.
In frigo avevo un avanzo di broccoletti siciliani già lesssati (dall’aspetto e dall’odore forse un po’ meno delicati, ma è questione di punti di vista).
Proprio “un avanzo” no, diciamo che quando lesso le verdure ne faccio sempre in abbondanza per ritrovarmele pronte almeno per due volte. Sì, lo so che le verdure andrebbero mangiate entro 6 ore da quando le si cucina, ma da quando sono piccola sono abituata a rovistare tra piattini e ciotoline che contengono anche solo un pugnetto di roba che fa contorno (non per niente, l’insalata fagiolini/patate lesse/pomodori nasce proprio dall’esigenza di unire avanzi che da soli non arriverebbero a mezza porzione. E se non la conoscete provatela: è buonissima! ), eppure eccomi ancora qua.
Ma tornando alle mirabolanti virtù nascoste di quel grandissimo lazzarone del Signor Tofu, aprendo il frigo, mi è sembrato che quei broccoletti di cui sopra, tutto sommato potessero andarci a nozze.
Un po’ forzate e pilotate magari, ma chissà, la questione era tutta da scoprire, la ricetta tutta da scrivere!
Il marito storceva il naso mentre inscenava un ultimo, disperato tentativo di bloccare lo slancio creativo buttandola sul lacrimoso: “In questa casa non si riesce mai a mangiare la stessa cosa due volte di fila. Poi guai a dire che un piatto è buono…tanto lo la rifarai mai più!!”
E non è fortuna questa?! C’è chi si lamenta del solito menu che ricorre settimanalmente a scadenze regolarissime:
 lunedì tonno e fagioli,
martedì fettina in padella,
mercoledì  arrivo a casa prima quindi botta di vita con una torta salata,
giovedì gnocchi (magari!!),
venerdì stracchino e insalata
 e via dicendo…
Che ingrato! Ma anche qua, naturalmente, succede di avere menu uguali nel volgere dei giorni…soprattutto in periodi di super lavoro o di spallamento cuciniero…capita, no?
E non è che la cosa passi così inosservata come ci si aspetterebbe, anzi: si arrivano adirittura ad avanzare ipotesi di malesseri!
E allora decidiamoci…
Che poi, il bello di queste sperimentazioni, è che molto spesso mica hanno un unico risultato!
Esempio: tutto il ripieno che non entrava più nello strudel,  amalgamato a un po’ di pangrattato, ha dato vita a delle polpettine 
andate a rotolarsi in una granella di mandorle per poi stazionare pochi minuti in forno prima di finire dritte nello stomaco soddisfatto del Signor Brontolo!
Che ovviamente ha gradito.

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Ingredienti (per uno strudel e 6 polpettine di “avanzi”)

Per la pasta
100 gr di farina 00
100 gr di farina integrale
½ bicchiere d’acqua
2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
2 cucchiai di vino bianco
½ cucchiaino di sale

Per il ripieno
400 gr circa di broccoletti siciliani già lessati
250 gr di tofu
3 cucchiai di salsa di soia
1 spicchio d’aglio
Olio extravergine d’oliva
Peperoncino in grani
Sale
Semi di sesamo

 Per eventuali polpettine con cui smaltire gli avanzi di ripieno
Pangrattato
Granella di mandorle
Olio extravergine d’oliva



Procedimento
Preparare la sfoglia dello strudel disponendo le farine in una ciotola e mescolandole con il sale. Aggiungere progressivamente l’olio, il vino e l’acqua quindi lavorare fino a ottenere una pasta compatta ed elastica.
 Avvolgerla nella pellicola trasparente e riporla in frigorifero per una trentina di minuti.
Nel frattempo far scaldare dell’olio e lo spicchio d’aglio diviso a metà in una padella antiaderente, unirvi i broccoletti, salare, completare con il peperoncino in grani e  far saltare a fuoco vivace per qualche minuto sminuzzando le cimette con un cucchiaio di legno.
Sbriciolare il tofu in una ciotola e condirlo con la salsa di soia,
 unire i broccoletti dopo aver eliminato l’aglio amalgamando bene il tutto. 
Riprendere la pasta dal frigo, stenderla con il matterello in una sfoglia abbastanza sottile e disporre al centro un po’ di composto di broccoletti e tofu. 
Chiudere bene ai lati e arrotolare la pasta su se stessa per formare lo strudel. Bucherellarlo in superficie con i rebbi di una forchetta per farne uscire l’umidità in cottura, quindi spennellarlo di olio e cospargerlo di semi di sesamo. 
Cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa 35-40 minuti.



giovedì 10 novembre 2011

Dieta, movimento ed espressioni dialettali: famo a fidasse! - Polpettine di tofu e fagiolini ai pistacchi



Prima era il calcetto.
Folgorazione improvvisa, colpo di reni e oplà, dalla scrivania al campo a una velocità supersonica  sacrificando eroicamente la pausa pranzo per immolarla sull’altare della perfetta forma fisica a ritmi di due volta la settimana.
Poi è stata la volta del nuoto. Movimenti più dolci, ritmi lievemente più umani e notevole riduzione dei rischi di sfilacciarsi in malo modo qualche muscolo magari irrigidito dalla lunga inattività.
Ma sopra a ogni cosa e attività lei: la Dieta! Perenne, costante, mai abbastanza ferrea, mai sufficientemente risolutiva.
Uno spauracchio e una spada che pende sulle nostre teste (per umana solidarietà) dall’età dell’adolescenza….
E sì che dopo soli due anni di matrimonio sono riuscita a fargli perdere 10 chili! DIECI!!!
Permettetemi uno slancio di totale e vergognosa immodestia nel dichiararmi assai fiera del fatto di essere riuscita a sfatare il luogo comune che “col matrimonio si ingrassa” e tutti i più nefasti pronostici di amici e parenti che gli annunciavano aumenti di peso “inevitabili”.
 A costoro rispondo in modo magari prolisso ma molto raffinato: Tiè!
Certo ci sono voluti 2 anni, mica due mesi. Un dimagrimento lento ma costante e soprattutto dolce e senza eccessive sofferenze.
Solo un modo diverso di mangiare.
Poi…beh sì, andrebbero menzionate, per completezza d’informazione, anche le lunghissime marce cui l’ho convinto piano piano, con fermezza ben celata sotto una coltre di moine, a sottostare. Camminate chilometriche di due o più ore a passo sostenuto, di cui ammetto di essere una fan accanitissima e super convinta! Una fanatica della camminata insomma! In riva al mare d’estate, per la città d’inverno, lungo sentieri collinari in primavera o in autunno.  Senza saltare mai un appuntamento, beccandosi pure qualche secchiata d’acqua a volte (perché se è brutto tempo si esce lo stesso: l’avranno mica inventato per niente l’ombrello, che diamine!) e con una riduzione notevolissima dei costi di benzina e manutenzione auto.
E in questi tempi di crisi non ce lo vogliamo mettere questo bel vantaggio? Si può dire che noi la macchina ce l’abbiamo giusto per le emergenze (facendo i dovuti scongiuri). E per quando partiamo in vacanza con lei (molto di rado).
A condire tutto ciò, piattini succulenti e sperimentazioni varie sempre all’insegna della leggerezza.
E sempre di più…..
Perché poi, nelle sfide, ci si spinge ogni volta più lontano.
È con queste premesse che due giorni fa sono tornata a casa con un panetto di tofu, questo sconosciuto.
Proprio sconosciuto in realtà non lo era perché avevamo avuto modo di assaggiarlo, senza particolari moti di entusiasmo, in un ristorante cinese molto tempo fa.
Ma a me non bastava. Sentivo di avere un conto in sospeso con questa specie di blocchetto inodore, insapore, incolore…anche un filo inquietante insomma.

Lui mi guarda tirarlo fuori dalla borsa con scetticismo mescolato a terrore: "che vuoi farci"?
Escludendone l’impiego per lavori di bricolage… propinartelo così al naturale mi parrebbe eccessivo, penso rapidamente senza dirlo.
“Trovare una ricetta che lo renda molto appetibile e farlo per cena domani!”, concludo (questa volta a voce alta), badando bene a usare un tono che risulti il più fermo e convincente possibile….
Ieri mattina predispongo tutto prima di correre al lavoro: trovo la ricetta, controllo che disponga di tutti gli ingredienti per poterla realizzare, mi annoto quelli che mancano e vado via contenta e  ansiosa di tornare per sperimentare! 
Poi al lavoro mi chiedono di fermarmi un’ora in più, devo prendere il treno successivo, rincaserò alle 7 passate: chissà se farò in tempo (ma dentro so già che dovessi pure tornare alle 9 io mo’ sto tofu lo devo provà!).
Decido di scherzarci su per rinfocolare la vena di terrore e mi lancio in un sms finto-ansioso all’Amato Bene:
“Amore torno tardi,  mi devo fermare un’ora in più.. chissà se tornerò in tempo utile per realizzare la mia ricetta col tofu!!!”
Risposta:
“Mannaggia mi dispiace. Ma non ti preoccupare, se fai tardi la ricetta la fai il prossimo….anno.”
Seeee, te piacerebbe!, come direbbero su in Alto Adige.
È che da una parte lo capisco: il mercoledì è giorno di piscina…72 vasche e trovarsi per cena due polpettine di tofu con cui placare una fame da lupi fa guardare con nostalgia inconsolabile ai tempi da single! E accendere la lampadina per passare in rosticceria prima di fare ritorno a casa.
Telefono ai miei, come sempre prima di rincasare, e mio padre chiede: “Che mangiate stasera per cena?”.
Annuncio anche a lui la sperimentazione in programma e per tutta risposta prorompe in una gran risata per poi ridiventare immediatamente serio e profondersi in sentite parole di solidarietà verso il mio consorte….
Gente di pochissima fede!
Risultato? 
Polpettine magnifiche, gustose, stratosfericamente buone, una scoperta e una rivelazione che hanno portato Lui, lo sportivo perennemente a dieta a chiedere, sfacciatamente e senza vergogna: “ma sono finite?”
Ehhhhh te possino caricatte!!!!!
(anche questa: tipica espressione altoatesina con varianti come “te possin’ammazzà”, in forma contratta….N.D.R)

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Ingredienti (per 2)
250 gr di tofu
400 gr di fagiolini
1 cipolla piccola
2 cucchiai di salsa di soia
Poco pangrattato
50 gr di pistacchi
Una bella manciata di prezzemolo tritato finissimo
Sale
Pepe
Peperoncino
Olio extravergine d’oliva

Procedimento
Lessare i fagiolini in abbondante acqua salata per circa 10 minuti dalla ripresa del bollore, quindi scolarli e tagliarli a dadini. Rosolare la cipolla tritata in un po’ d’olio, unire i fagiolini, salare, pepare e lasciar cuocere a fuoco dolce per altri 10 minuti.
Nel frattempo sbriciolare il tofu in una terrina lavorandolo un po’. Unire il prezzemolo, la salsa di soia, il peperoncino e, quando sono pronti, anche i fagiolini amalgamando bene il tutto.
Formare delle polpettine non molto grandi e rotolarle nel pangrattato mescolato con la granella di pistacchi (io ho messo troppo pangrattato e questi ultimi si sono un po’ persi purtroppo, ma sarebbe meglio che fossero loro a prevalere). Disporre le polpettine su una teglia ricoperta di carta forno e cosparsa di un velo d’olio, quindi infornarle a 200 per una ventina di minuti, girandole molto, delicatamente una sola volta.
Le polpettine risulteranno molto morbide e quindi sarà necessario usare la massima delicatezza per girarle e manovrarle. Personalmente non ho faticato a formarle ma il libro suggeriva, se l’operazione si fosse rivelata difficoltosa, di frullare il tofu con qualche cucchiaio di acqua calda dei fagiolini per renderlo più cremoso. Siccome l’idea non mi allettava e preferivo una diversa consistenza, ho ignorato il consiglio senza incontrare particolari problemi.
E ribadisco, senza tema di smentita: sono buonissime!!!!




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