"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)
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martedì 5 febbraio 2019

Doveri sociali – Polpette di cavolo cappuccio



Succede proprio di rado.
Che a noi l’idea di uscire il sabato sera fa venire l’orticaria. Figuriamoci uscire con altre persone.
E figuriamoci se due di queste altre persone sono bambini piccoli.
Questo non perché siamo misantropi.
Non del tutto almeno.
Il fatto è che si sta in giro tutto il giorno e nemmeno intorno a  casa, dal momento che entrambi lavoriamo fuori città.
Tutto sommato vicino, ma pur sempre a un’ora scarsa di treno.
Io poi con i bambini ci lavoro.
Non è scortesia, ma almeno il sabato mi piacerebbe poter intavolare discorsi che vadano oltre la sorte di SuperMario nella perenne lotta contro quel rapitore di principesse che non è altro, di Bowser. O dei capricci della bambola “Fiorellino” che quel giorno di mangiare non ha proprio voluto saperne.
Mi piace occuparmi delle sorti di Mario e Fiorellino eh? Sia chiaro.
E per mia fortuna con i “miei” bambini intavolo anche discorsi di ben più alta levatura.
Ma mi piace anche stare con l’amato bene e ritagliarci un giorno, serata compresa, tutto per noi.
Che poi ci sono bambini e bambini, genitori e genitori.
Quelli che nonostante i bambini si accorgono della presenza di ospiti e li tengono in una qualche considerazione (gli ospiti, non i bambini); e i genitori di tipo B che invece entri, ti siedi, ceni, torni a casa e ti rendi conto di non aver fatto altro che sorbirti le mirabolanti imprese dei pargoli di casa fra urla e strepiti, lagne e prodezze.
È attaccati a tutte queste malinconiche considerazioni che un paio di sabati fa ci accingiamo a salire in macchina, sfidare gelo polare e minaccia di neve per recarci a ben 70 km di distanza a trovare degli amici (molto cari, ma che scientemente non vediamo da almeno 3-4 anni, giusto il tempo di far crescere i bimbetti), genitori del tipo B con prole assai scatenata, che ci hanno invitati a cena.
Siccome poi siamo masochisti fin nel midollo e nelle situazioni, anche scomode, vogliamo sguazzare con tutte le scarpe, decidiamo di partire prima per poter sfruttare proprio tutto il pomeriggio e visitare il grande centro commerciale che sorge proprio a ridosso della casa degli amici.
L’incubo inizia al momento della ricerca del parcheggio quando, al milionesimo girotondo nei sotterranei dell’Ikea per trovare un posto vedo l’amato bene accasciarsi affranto sul volante. Che c’è? –lo interrogo preoccupata.
E niente, passeremo il sabato così, in cerca di un posto che non c’è – risponde sconsolato ma drammaticamente realista. Salvo poi avere l’illuminazione di andare a parcheggiare fuori, nelle vie limitrofe.
Invocando santi e stramaledicendo l’idea riusciamo tuttavia a scovare, dopo un altro centinaio di giri, un posto a un paio di km dal centro che, essendo buoni camminatori-asociali-allergici alla folla, ci sembra il paradiso. E quasi quasi invidiamo la nostra macchinetta che se ne starà lì tranquilla senza doversi tuffare nella folla del sabato pomeriggio, almeno lei.
“ma dai, magari essendo una bella giornata, la gente ha deciso di andare fuori, sui prati, non di chiudersi in un centro commerciale”
Mi illudo io tentando di convincere anche lui.
È per questi sciocchi tentativi di mistificazione tuttavia che di lì a qualche secondo ci vediamo costretti ad affrontare una realtà ben peggiore.
Quando, senza sapere come né perché, ci ritroviamo a bordo di una scala mobile, trascinati da un fiume incontenibile. Per poi, subito dopo, prendere, senza averlo deciso, la direzione esattamente opposta a quella in cui saremmo voluti andare perché travolti da un vortice inarrestabile. Semplicemente così: sospinti dalla folla. Da un vento implacabile come manco Paolo e Francesca.
Premuti da mani, corpi, voci, ruote di passeggini negli stinchi.
Spostati da spintoni, esortati da gomitate.
In un caldo asfissiante che ci fa girare la testa.
Il tutto per la durata di un’oretta scarsa. Il tempo di scegliere delle maniglie nuove da Leroy Merlin, comprensivo anche di due momenti in cui guadagniamo l’uscita per permettere all’amato bene di fumarsi due sigarette. Su mia esortazione, che generalmente tengo molto alla sua salute, oggi però più alla mia.
Ma è con estrema nostalgia che ripensiamo al centro commerciale congestionato dalla folla quando, a metà cena dagli amici con prole scatenata, ci ritroviamo a fare il gioco del telefono senza fili per una buona mezz’ora e quello dell’anello per il resto della mestissima serata.

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Ingredienti (per circa 15 polpette)
Un quarto di cavolo cappuccio verde
Un quarto di cavolo cappuccio viola
3 patate medie
1 uovo
50 gr di pecorino romano
1 cuccchiaino di menta secca
Scorza grattugiata di mezzo limone
Sale
Pepe
Pangrattato (io ottenuto da pane tostato ai 5 cereali)
Olio extravergine d’oliva



Procedimento
Tagliare a striscioline il cavolo cappuccio, raccoglierlo in una ciotola capiente, lavarlo e scolarlo.
Sbucciare, lavare e tagliare a cubetti le patate. Metterle a cuocere in abbondante acqua leggermente salata e dopo una decina di minuti aggiungere anche il cavolo. Quando le patate risulteranno morbide, scolare molto bene il tutto e schiacciare con una forchetta. Quando si sarà intiepidito, aggiungere al composto l’uovo, la menta, poco sale, il pecorino e il pepe. Formare le polpette e passarle nel pangrattato. Disporle su una teglia ricoperta di carta forno, completare con un filo d’olio e infornare per una decina di minuti a 180°, più altri 5 in funzione grill.



martedì 28 luglio 2015

Astuzie – Burger di lenticchie e cipolle ai fiocchi d’avena


Abbiamo iniziato con la rimozione di tracce invisibili di muffa a colpi di candeggina con la tavola, del 25 dicembre, già apparecchiata.
Siamo passati attraverso la ripulitura completa ed accurata di tutta la collezione di tazze.
Fino ad approdare alla seduta di aerosol approntata mentre gli aperitivi erano già sul tavolo e gli ospiti sull'uscio di casa.
E mi pareva di aver già visto tutto.
Ma siccome non c'è mai fine al peggio e l'amato bene ha una fantasia vulcanica, cos'altro poteva mai venirgli in mente, stavolta, durante i preparativi di una cena, con gli ospiti in procinto di palesarsi?
Quando manca proprio poco e:
la tavola è ancora da apparecchiare
il pane da affettare
l’angolo degli aperitivi da allestire
gli asciugamani in bagno da cambiare
tutto sembra sfuggire di mano/vorresti non aver mai organizzato quella cena/l'ansia da prestazione raggiunge il parossismo?
ma soprattutto ogni energia è profusa nel cercare di trattenere una crisi isterica intravedendo lui aggirarsi ancora in boxer,ciabatte e cassetta degli attrezzi in mano?
Niente di più semplice, logico e lineare che mettersi a montare le zanzariere alle finestre.

Della cucina ovviamente.

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Avevo in frigo un paio di cipolle bianche cotte al forno dopo essere state leggermente salate e cosparse solo di farina di mais mescolata a un trito di prezzemolo.

Ho pensato di metterle insieme a patate e lenticchie e farci dei burger vegetali.
Naturalmente in mancanza di avanzi di questo tipo, sono sostituibili con cipolle al naturale, tritate e fatte insaporire qualche minuto insieme alle lenticchie.
(e stavolta abbiamo perfino  uno straccio di foto del piatto pronto!)


Ingredienti
1 barattolo di lenticchie
1 patata lessa
1 cipolla bianca
2 foglie di alloro
200 gr di fiocchi di avena
Olio extravergine d’oliva
Paprika dolce
Sale


Procedimento
In un’ampia padella scaldare a fuoco basso dell’olio con la cipolla tritata grossolanamente e l’alloro (nel mio caso ho saltato questo passaggio e messo la cipolla, già gratinata, direttamente insieme alle lenticchie). Prima che inizi a soffriggere unire le lenticchie e la patata lessa tagliata a dadini; aggiustare di sale, cospargere di paprika e lasciare andare qualche minuto.
Togliere dal fuoco e schiacciare con una forchetta. Quando il composto si sarà intiepidito prelevare delle piccole porzioni e formare le polpette, quindi schiacciarle e passarle nei fiocchi di avena.
Disporle su una teglia ricoperta di carta forno, completare con un giro d’olio e cuocere a 180° per una ventina di minuti, gli ultimi 5 in funzione grill.




giovedì 16 luglio 2015

Fortuna – Veggie burger di patate, carote e piselli


“Menomale amore che abbiamo scelto una casa ristrutturata”

“in cui non c’è da fare alcun lavoro”

“solo da personalizzare, con il tempo, a gusto nostro”

“beh magari un’aggiustatina qui e là, partendo dal tetto”

“qualche piccola rifinitura”

“compro giusto du cosette”

“per ogni evenienza”



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Si può pubblicare una ricetta senza la foto del piatto finito? Cioè finito proprio nel senso letterale del termine, senza essersi ricordati di scattargli una foto appena uscito dal forno.
In ogni caso: eccola qua, la ricetta completa soltanto di foto dei preparativi e precottura!
Il caldo…il caldo.


Ingredienti (per circa 6 pezzi)
250 gr di piselli surgelati
2 carote
2 patate medie
1 tazza di brodo vegetale
1 scalogno
1 manciata di fiocchi di avena
Sale
Pepe
olio extravergine d’oliva

Procedimento
Lessare le patate, lasciarle intiepidire e tagliarle a cubetti.
In una padella, mettere a scaldare l’olio con lo scalogno tritato e la carota tagliata a rondelle poi a cubetti. Prima che lo scalogno prenda colore, unire i piselli, insaporire con sale e pepe, bagnare con un mestolino di brodo e portare a cottura. Quando tutto sarà freddo riunirlo in una ciotola e schiacciare con una forchetta. Aggiungere i fiocchi di avena e aggiustare eventualmente di sale. Prelevare piccole porzioni di impasto e dare forma alle polpette che andranno disposte su una teglia ricoperta di carta forno. Cuocere a 180° per 10-15 minuti o finché non saranno dorati.

Per chi non imntendesse suicidarsi con il forno: far dorare in una padella antiaderente rigirandoli una sola volta con molta cura.



lunedì 15 dicembre 2014

#31 StagioniAmo con Babbo Natale - Medaglioni di ricotta, broccoletti siciliani e pinoli


La nostra rubrica non si ferma nemmeno per le feste.
Per le feste anzi si concia e si veste di…verde broccolo.
E fra tante ricette che lo vedono protagonista anche per la sera della Vigilia, (almeno qui nel Lazio con quelli pastellati e fritti), noi stagionatrici compulsive abbiamo scelto piatti tutto sommato light (si fa sempre per dire, eh!) come naturale compensazione a tutti i pranzi comandati che ci aspettano dietro l'angolo.
Dalla frittata di broccoli e salsiccia (al forno però!) servita come antipasto da Marzia, alle Orecchiette con broccoli e acciuga scodellate da Federica è stato tutto un profluvio (e un effluvio) di crucifere per la gioia di tutti i condomini, a Roma e zone limitrofe, così come a Torino.
E manco ci fossimo messe d’accordo abbiamo tutte e tre scelto i broccoli siciliani, quelli il cui cespo sembra quasi un bouquet da sposa, almeno per l’impugnatura.
Di una sposa molto originale, certo.
Ma va da sé che qualsiasi variante, di forma o colore vogliate apportare, scegliendo broccoli bianchi,verdi, gialli, neri o viola, andrete comunque bene.
E vista l’enorme versatilità ci si può veramente sbizzarrire.
Io da un po’ mi sono data ai secondi di verdura.
Poi che siano polpette o medaglioni, crocchette o polpettoni, hamburger o quenelle, poco importa.
Basta che non sia la solita carne.
Almeno fino all'abbacchio del pranzo di Natale e al cotechino con lenticchie del 31!

L’appuntamento è lunedì 22 nella cucina di Crumpets&Co, per il dolce…anche quello a base di broccolo, certamente!
Cosa si inventerà Terry questa volta?
Una settimana esatta e lo scopriremo e nel frattempo....non dimenticate il nostro contest!!!


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Ingredienti (per circa 8 medaglioni)
500 gr di broccoletti lessati (quattro cespi piccoli, circa 1 kg di peso totale al lordo degli scarti)
200 gr di ricotta di mucca
50 gr di pecorino
30 gr di pinoli
1 cucchiaino raso di curcuma
Peperoncino
Sale
Olio extravergine d’oliva
Pangrattato (da pane raffermo tostato)


Procedimento
Pulire i broccoli, lavarli, dividerli in cimette e cuocerli in acqua bollente per circa 15 minuti. Scolarli, passarli velocemente sotto il getto dell’acqua fredda e lasciarli raffreddare nello scolapasta.
Quando saranno tiepidi trasferirli in una ciotola e schiacciarli con una forchetta (volendo li si può anche passare al minipimer, ma io preferisco un risultato più grossolano).
Unire la ricotta e i pinoli tritati anche quelli grossolanamente; aggiungere di seguito pecorino, sale, peperoncino e curcuma e amalgamare bene il tutto lavorando con una forchetta. Se il composto dovesse risultare troppo morbido, aggiungere un paio di cucchiai di pangrattato. Prelevare una porzione di impasto e dare forma ai medaglioni (io ho fatto a mano, ma volendo essere precisi e accurati si potrebbe usare anche un coppapasta…) quindi, dopo averli passati nel pangrattato, disporli su una teglia ricoperta di cartaforno e leggermente oliata.
Accendere il forno a 200°, irrorare i medaglioni con un filo d’olio e cuocerli per una ventina di minuti, senza rigirarli.

- la mancanza di uova nell’impasto li rende particolarmente delicati ma anche più leggeri. Io ho preferito non mettere uova e nemmeno eccedere con ii pangrattato nell’impasto per dare compattezza. Il risultato ci è piaciuto moltissimo: se li si gradisce più dorati in superficie è sufficiente accendere il grill per qualche istante

- ovviamente si possono cuocere anche in una padella antiaderente con un filo d'olio

venerdì 22 agosto 2014

Riassumendo - Polpette di melanzane


La partenza si avvicina e oltre all'impazienza che la accompagna c'è, come sempre, un pizzico di malinconia dovuta, sostanzialmente, alla fine dell'estate.
Per la quale ancora mancherebbe un intero mese in realtà, ma sappiamo tutti che passato Ferragosto, Natale è dietro l'angolo.
Perchè abitare in un paesino di mare significa vederlo svuotare e riappropriarsene con sollievo ma anche con un filo di tristezza.
Perchè è vero che l'amato bene ancora deve cominciare le sue ferie, e arranca sull'orlo di una imminente crisi di nervi, ma è altrettanto vero invece che io me ne sto a casetta da oltre un mese.
E di cose ne ho fatte in tutto questo tempo!
Cose che, già lo so, ripensandoci mi mancheranno un sacco!

Fatto lunghissime passeggiate al mattino ammirando, rapita, sculture di sabbia simpatiche (con tanto di french manicure fatta di....telline!)

Divertenti
Minacciose

Rifatto lunghe passeggiate al tramonto guardando volare i kite

Sperimentato pure io l'ebrezza dei primi - e considerando i brillanti risultati di cui sotto penso anche gli ultimi -  selfie della mia vita, tanto per vedere l'effetto che fa e coinvolgendo, di volta in volta, rassegnati e accondiscendenti, fratello e marito...


(nel secondo caso almeno i tizi sulla maglietta dell'amato bene sono riuscita a centrali perfettamente...)
Creato composizioni di frutta seguendo l'esempio della fantastica donna di questo blog (con risultati nemmeno lontanamente paragonabili ai suoi, ma posso sempre migliorare...)


e poi dormito, cucinato, letto, cincischiato, parlato, ascoltato, scoperto, rivisto, ritrovato.
Ma soprattutto: mi sono conquistata, regalata, goduta del tempo tutto per me.

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 Le polpette di melanzane si possono fare davvero in tanti modi, infatti ho trovato una caterva di ricette e mai una uguale! Questa di Simone Rugiati, per la pagina pubblicitaria di Coca Cola, mi ha colpita particolarmente soprattutto per il metodo di cottura della melanzana. A me l’idea di lessarla, anche solo per qualche minuto, proprio non andava giù. Cucinandola in padella, tipo a funghetto, avrei aggiunto altri grassi, insomma, mi fermavo all’inizio di tutta la faccenda e non mi decidevo mai a provarle. Finchè…

Ingredienti (per circa 25 polpette)
4 melanzane lunghe viola
3 uova
300 gr di pangrattato (pane raffermo tostato in forno e grattugiato)
4 cucchiai di parmigiano grattugiato
Abbondante basilico o prezzemolo


Procedimento
Bucherellare le melanzane con una forchetta e avvolgerle una per una in un foglio di alluminio. Infornarle a 180° per circa 45 minuti – 1 ora, secondo la grandezza della melanzana: per verificarne la cottura basterà aprire leggermente il cartoccio e  infilzare una forchetta o uno spiedino: se non troverà resistenza, la melanzana è pronta! Togliere l’alluminio, aprire le melanzane a metà per il senso della lunghezza e ricavarne la polpa grattando anche la buccia (verrà tutto via in un attimo.


Anche se il passaggio seguente nella ricetta non era contemplato io ho messo la polpa in uno scolapasta e l’ho lasciata sgocciolare con l’aiuto di una ciotola piena d’acqua sopra, per pressarle meglio. Una volta fredda aggiungere le uova, il parmigiano, 200 gr di pangrattato e il basilico o il prezzemolo tritati.. 
aggiustare di sale e pepe, mescolare bene e mettere il composto a riposare in frigorifero per almeno un’ora. Trascorso questo tempo formare le polpette, passarle nel restante pangrattato e…
a questo punto si aprono 3 possibilità:
-friggerle in olio profondo (la morte loro)
-cuocerle in una padella antiaderente con un filo d’olio (quel che ho fatto io)
-infilarle in forno già caldo su placca rivestita di carta forno e leggermente oliata, a 180° per una ventina di minuti rigirandole, delicatamente, almeno una volta.




lunedì 18 agosto 2014

#15 Hamburger di peperoni e ceci - StagioniAMO anche a Ferragosto!


Rossi, gialli o verdi: già solo sceglierne il colore mette allegria.
Usarli tutti insieme è la soluzione a ogni eventuale dubbio…
Perché è vero che ogni colore si adatta meglio a una determinata ricetta, ma è pure vero che sperimentare di volta in volta apre la strada a possibilità sempre nuove.
Chi l’ha detto per esempio, che la “bandiera” non si possa fare pure con i peperoni rossi? Certo non verranno più le tonalità del tricolore, ma il gusto ne sarà sempre appagato.
Lunghi, tondi, smilzi.
Dal peperone di Carmagnola, rosso o giallo, al peperone Capriglio, passando per il friggitelo, o tondo di Nocera: le varietà sono davvero tante e le combinazioni infinite.
Ripieni, fritti, arrostiti.
Cotti, crudi, con la buccia o spellati.
Conditi o a crudo nelle insalate: i peperoni si prestano davvero a tante ricette, tutte diverse e variamente gustose.
Il peperoncino è una varietà della stessa pianta e si coltiva allo stesso modo: cioè facilmente e senza bisogno di particolari cure.
Un vaso di peperoncini sul balcone è molto bello a vedersi e anche utile.
In cucina e…come decorazione per biglietti, sacchettini, segnaposto e originali chiudipacco!
(menu-segnaposto al nostro matrimonio)
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Ingredienti (per 4 persone)
2 peperoni rossi
1 peperone giallo
1 scatola di ceci precotti
1 pomodoro tondo
1 cipolla piccola
3 cucchiai di parmigiano
200 gr circa di pangrattato fatto in casa (pane raffermo tostato in forno poi tritato)
1 cucchiaino raso di chili
Abbondante basilico fresco
Olio extravergine d’oliva
Sale
Peperoncino in polvere

Procedimento
Lavare i peperoni, privarli del picciolo e dei semi e tagliarli a falde, poi a pezzi. Sistemarli in un tegame capiente insieme al pomodoro tagliato a cubetti e alla cipolla a fettine sottili. Completare con un giro d’olio, sale, peperoncino, basilico e mezzo bicchiere d’acqua e cuocere semicoperto, a fuoco moderato, finchè i peperoni non risulteranno morbidi. Nel caso rimanga troppo liquido di cottura, togliere il coperchio e alzare la fiamma per gli ultimi cinque minuti. Poco prima di spegnere aggiungere i ceci scolati e sciacquati e far insaporire il tutto. 
Quando il composto sarà freddo, metterne via un piccolo mestolo che servirà per la decorazione, poi raccoglierlo in un recipiente dai bordi alti, unire il parmigiano e il chili, aggiustare eventualmente di sale e frullare tutto con il minipimer. Aggiungere qualche cucchiaio di pangrattato e formare delle polpette da adagiare su una teglia ricoperta di carta forno e leggermente oliata.

Cuocere in forno caldo a 200° per circa 15 minuti, gli ultimi 5 dei quali in funzione grill.
Oppure far scaldare poco olio in una padella antiaderente e cuocere le polpette per 5 minuti su ogni lato avendo cura di girarle una sola volta con delicatezza e solo quando avranno formato una crosticina.
Sono buone sia calde sia fredde. Ottime con una spruzzata di limone!



giovedì 20 febbraio 2014

Negare sempre – Burger di tonno e broccoletti


Non si può dire, in fondo, che non sia una tipa dal cuore tenero.
Spigolosa e intransigente su molte cose.
Incazzosa e fumantina su tante altre.
Umorale e un pizzico fissata sulla maggior parte delle questioni.
Che farle bene diventa subito questione di vita o di morte.
Cucinare una minestrina col dado come rispondere a domande sui massimi sistemi.
E  il bianco e il nero imperano peggio che nell’età dell’adolescenza, che io i grigi e le approssimazioni pure a quarant’anni suonati, riesco a digerirli poco.
Precisione.
Verifica.
Scavare sempre a fondo.
Avanti a testa bassa.
Ma anziché andarmene in giro ad artigli tesi, fendendo l’aria con minacciose zampate e ruggendo cavernosamente, come ben si converrebbe al mio segno zodiacale, dietro questa dura corazza, in realtà, si nasconde l’animo di un’autentica, certificata e riconosciuta mammoletta dalla lacrima (molto) facile.
Piango per le cose più disparate.
Dal classico film-polpettone romantico, a una musica struggente ascoltata per caso, anche al volo camminando per strada.
Dalle immagini di certa pubblicità progresso, a un articolo di giornale volutamente pietoso.
E come i personaggi dei cartoni animati di un tempo, mi ritrovo con pozzanghere tremule di lacrime che riempiono la palpebra inferiore stazionando solo pochi secondi prima di rotolare copiosamente giù, senza che io possa fare alcunché per fermarle.
Ma a volte me le vado anche a cercare.
Se vedo un bimbo rosso di rabbia, ancora incapace di parlare, che grida il suo disappunto esternandolo pure con sguardi disperati, io lo anticipo addirittura.
Piangendo prima che scoppi in lacrime lui.
E faccio davvero una gran fatica a mantenere quel filo di decoro che mi impone perlomeno di celarlo.
Se non altro ai suoi occhi, che pur sempre la sua tata sono.
Non mi salvo nemmeno in un luogo tutt’altro che commovente come la palestra: se a un tratto sopraggiunge una musica particolarmente toccante, che mi riporta alla mente qualche ricordo o tocca, a tradimento, qualche corda sopita dell’anima, posso anche essere impegnata in un esercizio molto faticoso, trovarmi in bilico sui maxi palloni, ondeggiare sul tatami appesa agli anelli, penzolare dalla parete ancorata per i piedi agli elastici…che una lacrima mi scende comunque.
In ogni caso, senza scampo.
La reazione maschile di fronte a questo serio problema è perlopiù di imbarazzo celato però dietro frasi che, almeno negli intenti vorrebbero essere di conforto, ma nella pratica si rivelano subito per ciò che sono, ovverosia goffe affermazioni scorbutiche riassumibili tutte nella risolutiva domanda di rito:
 “Ma che te piagni?
Cui ovviamente non può seguire una risposta razionale.
Specie in certi periodi del mese, che vaglielo a spiegare ai signori uomini cosa significa essere preda di tempeste ormonali che manco KenShiro vale il paragone.
Ma a tutto c’è un limite.
E va bene commuoversi per un film, per una musica, per un bimbo, per le parole di un libro.
Al limite passi pure sciogliersi in lacrime per un servizio particolarmente toccante de Le iene.
Singhiozzare convulsamente davanti a un redivivo Claudio Baglioni che ancora canta (egregiamente, va riconosciuto) di magliette fini, schiume di cavalloni pazzi che si rincorrono nel mare e legnetti di cremino, i cui ricordi, tutti, si perdono beatamente nella notte dei tempi.
Ma farsi trovare dal proprio marito in forte ambasce o col trucco già sfatto per pregressi lacrimoni davanti al faccione di Costantino della Gherardesca in una puntata di Boss in incognito...
 no, questo è davvero troppo.
Un moscerino nell’occhio.
Una congiuntivite in arrivo.
Le lenti che si sono seccate….
Tutto, fuorché la verità.
Negare sempre.
Sviare l’attenzione
mi prendi per favore le lacrime artificiali?”…che quelle vere in certi casi non è che sia consigliabile, è proprio necessario, DOVEROSO , nasconderle!

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Ingredienti (per circa 8 pezzi)
1 cespo di broccoletti siciliani (400 gr una volta puliti e lessati)
3 scatolette di tonno da 80 gr
1 patata lessa media
1 uovo
Il succo di mezzo limone
Pangrattato (ricavato da pane raffermo tostato e frullato)
Peperoncino
Sale
Olio extravergine d’oliva

Procedimento
Mondare e dividere in cimette i broccoletti. Dopo averli lavati lessarli per circa 20 minuti, quindi scolarli e tritarli al coltello.
Schiacciare la patata ancora tiepida con la forchetta e unirla ai broccoletti.
Aggiungere il tonno sgocciolato e sminuzzato e infine l’uovo, il succo di limone e il peperoncino.
Aggiustare di sale, quindi unire poco pangrattato fino a ottenere la giusta consistenza per formare delle polpette.
Passarle nel pangrattato e schiacciarle leggermente.
Far scaldare dell’olio in una padella antiaderente e cuocervi le polpette avendo cura di non girarle fino a quando non avranno formato una bella crosticina dorata.
Pochi minuti, un altro pizzico di sale e buon appetito!


Note:
-         le polpette, cosparse di un filo d’olio, si possono cuocere anche al forno su una teglia ricoperta di carta per circa 15 minuti (in forno già caldo) a 180°.
-         All’impasto si può aggiungere parmigiano o pecorino a piacere
-         Per renderle ancora più gustose e saporite, prima di formare le polpette si possono far saltare i broccoletti qualche minuto in padella con aglio, olio e peperoncino (riducendo però i tempi di lessatura precedenti, a 15 minuti): aspettare che sia tutto ben freddo prima di procedere all’impasto!
-         - Il sapore e la consistenza del pangrattato comprato già pronto non sono paragonabili a quelli di un pangrattato ottenuto da fette di casereccio raffermo, fatto tostare in forno e tritato…provare per convincersene definitivamente.




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