"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)
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lunedì 6 febbraio 2017

L’accrocco - Cous cous di kamut con cavolo verza e prosciutto


Una cosa buona i lavori l’hanno portata.
Più d’una, voglio sperare, ma le più evidenti sono tutte in corso d’opera ed eventualmente da verificare.
Non si può dire che pure nella cucina da campo, pur nel disagio generale che dura ormai dal lontan(issim)o 28 novembre, roba che pare di aver cominciato una vita fa e nemmeno mi ricordo più com’è lavare i piatti o scolare una scatola di legumi in un lavandino che non sia quello del bagno, non si può dire, dicevo, che ci siamo fatti mancare alcunché.
La pizza al sabato sera l’abbiamo sempre preparata.
Ciambelloni e biscotti non sono mancati.
Carne, pesce, legumi e cereali, verdure cotte e crude si sono come al solito correttamente alternati come i più rigidi protocolli dell’alimentazione comandano.
Pranzi da asporto, panini e schiscette sono sempre stati approntati con cura e l’amato bene non è stato mai costretto a ricorrere a un pezzo di pizza da Roscioli per ovviare alla mancanza della mensa nei giorni in cui non gli spetta (per quanto, magari, se lo sarebbe di gran lunga augurato..).
Perfino Natale abbiamo festeggiato in questo tugurio.
Ma la cosa straordinaria, fra momenti di pura ilarità alternati ad altri di sbrocco assoluto che lèvate, è che l’ingegno, per ogni cosa, dalla più seria alla più sciocca, non ha mai cessato di aguzzarsi.
Perché provare nuove ricette va bene. Tanto dobbiamo mangiare.
Ma poi dove mi piazzo a fotografare i piatti pronti?
(E prima ancora dove lo trovo un piatto?)
Dunque, superata seduta stante ogni perplessità sul servizio di plastica, che tanto giusto quello abbiamo, mancava  però un luogo decoroso, carino, possibilmente ben illuminato dove poter allestire una sottospecie, almeno, di set fotografico.
Ed è così che mentre nel mondo della fotografia food impazzano piatti in penombra, tavolame scorticato, scenari rustici e molto scuri, se non addirittura neri, pieni di conturbante fascino e insolito mistero, ecco che, come al solito paurosamente in ritardo rispetto alle mode e alle tendenze del momento, signore e signori arrivo io!
Che mi decido a confezionare, con uno scettico e brontolante (ma collaborativo) amato bene al seguito, finalmente un accrocco di light box.
Roba che andava di moda anni e anni fa. Superata e tramontata.
Anyway, dicesi light box la seguente cosa qua:


Uno scatolone ritagliato su tre lati e foderato di carta forno da cui far filtrare, senza che risulti invadente, la luce di due faretti montati su altrettanti piedistalli appositamente accroccati.
Che per me sarebbero bastate pure le due abatjour del comodino, ma pareva brutto spegnere sul nascere il fervore e l’estro creativo dell’amato bene che oltre ad aver assemblato le due luminarie le ha dotate di fili abbastanza lunghi da poterli ruotare e spostare come voglio e perfino di un interruttore unico con cui comandarli.
Ebbra di cotanta grazia e supporto tecnologico, da parte mia ho preso quindi a sfornare, in controtendenza massima, foto diafane, evanescenti, contornate di un alone etereo e quasi mistico.
Bianche e pure, che a me (e immagino solo a me) paiono bellissime.
Perché sembrano vivere in un mondo tutto loro.
Distante da tutto il casino che ruota loro intorno.
Lontanissime da tutto il bazar circostanze.
Un microcosmo di candore e pacatezza.
Una scatola dei sogni dove qualche volta vorrei poter entrare pure io, insieme alla fetta di ciambellone o al piatto di pasta.
Mo’ ndo se la mettemo tutta st’attrezzatura quando non la usi?
Ecco, a questo non ho ancora trovato soluzione.
Quando non è in funzione sulla lavatrice.
Sennò sul letto.
Finché non ci andiamo a dormire.

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Per vecchie reminiscenze d’infanzia, quando all’asilo a Berlino ce la propinavano un giorno sì e l’altro pure, a me la verza cotta proprio non piace. Al massimo la uso cruda, in insalata. A distanza di tanti anni però ho voluto darle un’altra chance, anche perché ora le verdure in ogni caso le cuocio poco, lasciandole perlopiù croccanti. L’ho insaporita con il prosciutto crudo. E devo dire che mi ha stupita positivamente. Un nuovo amore è sbocciato.

Ingredienti (per due)
300 gr di cavolo verza al netto degli scarti (circa metà di una piccola pallotta)
160 gr di cous cous di kamut
70 gr di prosciutto crudo
1 spicchio d’aglio
1/4 di bicchiere di vino bianco
Olio extravergine d’oliva
Sale
Pepe

Procedimento
Tagliare la verza a metà e poi a striscioline. Raccoglierle tutte in una ciotola capiente, lavarle e scolarle (eliminando il torsolo centrale). Tagliare anche il prosciutto a striscioline. In una padella far imbiondire uno spicchio d’aglio tagliato a metà con poco olio, unire il prosciutto e subito dopo anche la verza. Dopo che avrà sfrigolato un po’ sfumare con il vino, lasciare evaporare, quindi abbassare la fiamma, aggiustare di sale e lasciare stufare per qualche minuto, aggiungendo poca acqua calda se necessario. A me le verdure piacciono piuttosto croccanti, ragione per cui io l’ho lasciata cuocere nemmeno dieci minuti, ma se la preferite più morbida, allungate pure i tempi di cottura secondo i gusti.

Preparare il cous cous secondo le modalità riportate sulla confezione (di solito una dose di cous cous e il doppio in volume di acqua tiepida leggermente salata; es.: un bicchiere di cous cous e due di acqua), lasciarlo gonfiare per qualche minuto, quindi sgranarlo aggiungendo poco olio. Condire con la verza stufata, impiattare e completare con una spolverata di pepe.

giovedì 4 febbraio 2016

Riscatto - Insalata di orzo e pere



Tu pensa: stamattina sul treno mi sono addormentato e sono dovuto scendere alla fermata successiva facendomela a piedi!
Mi faccio improvvisamente attenta sospendendo perfino il complicato lavoro di condire l’insalata.
Ascolto questa candida confessione trattenendo il respiro.
Capirai, lo viene a dire a me?
Che sono la regina della distrazione.
La combina guai per antonomasia.
La star delle fermate saltate o dei treni presi a casaccio.
Quella che per sbadataggine scende anche due fermate dopo (quando va bene e si ridesta abbastanza per tempo) e rientra a casa alle dieci di sera per dover aspettare il treno che la riporti indietro.
Che si scorda la borsa al lavoro e saltella da un treno all’altro per andarla a recuperare.
Cospargendosi ampiamente il capo di cenere ogni volta che deve telefonare a casa per avvertire che purestaserarrivotardi  e soprattutto spiegarne le ragioni.
Quella che sbaglia pullman.
O che, persa nella lettura di qualche libro, sale su un treno qualsiasi e finisce a viaggiare in direzione Roma sud.
Che solo per puro caso non è ancora finita su qualche giornale per essersi addormentata di sasso e rimasta sul treno parcheggiato fino al mattino dopo nella stazione di Grosseto.
O di Pisa Centrale.
Trovata dagli addetti alle pulizie che l’hanno cautamente risvegliata.
Che dopo si sorbisce pure le ramanzine, gli scherni, gli improperi, i telavevodetto incassando contrita senza battere ciglio.
Ti pare che devi essere così distratta? Come devo fare con te? Guarda che non ti vengo a riprendere: devi imparare a stare attenta quando cammini per strada o sei in mezzo alla gente. Mi fai stare in pensiero!
E via di questo passo.
È per questo, per la storica abitudine a stare dall’altra parte della barricata, che smetto di armeggiare con olio e sale e mi faccio attenta mentre l’amato bene butta lì la sua piccola disavventura.
Lui, il preciso, attento, irreprensibile militare.
Quello che nun ce lo freghi.
Non lo cogli in difetto, non lo sorprendi sul fatto increscioso, non hai da rimproveragli mai e dico mai una cosa fuggita al suo controllo.
E che ora sta lì davanti a me, raccontando la sua storia come fosse una cosa normalissima.
Perfino con risvolti comici!
Può succedere, no? Che sarà mai.
Mica solo perché a me capita con cadenza mensile devo sentirmi in difetto.
Non mi lascio sfuggire nemmeno un particolare, raccolgo dati e li immagazzino scrupolosamente, che ogni molecola di informazione potrebbe tornarmi utile, in futuro.
Qualsiasi parola potrà essere usata contro di lui.
Verrà usata contro di lui.
E sento montarmi dentro una grande soddisfazione.
Una incontenibile gioia mista a gratitudine.
Che una giustizia c’è sempre a questo mondo.
Basta saper aspettare.
Passo in rassegna tutta la gamma delle prese in giro.
Non sono l’unica sfasata della famiglia, dunque!
Ma per il momento mi limito ad accennare appena un sorriso, aggiungendoci pure una nota di compassionevole solidarietà, una pacca sulla spalla, quando ammetto che sì dai, può succedere.
Dall’alto di chi la sa lunga sull’argomento.
E che potrebbe tenere dei corsi accelerati in materia!
Mi astengo da ogni ulteriore commento.
Piuttosto schiatto ma non aggiungo altro.
Non per il momento, che certe cose vanno ponderate e sguainate al momento giusto.
Cerco di distrarmi pensando che in fondo non è tanto strano.
Del resto pure lui, come tutti, ha dei lati di sbrago totale e fantasia.
Lui che mentre fa la doccia ascolta radiononsocosa e quando a cadenze regolari parte Roma Roma Roma, core de sta città chiude l’acqua e con voce solenne intona il coro appresso a Venditti.
Sono sicura di poterne intuire anche la manina sul cuore e lo sguardo commosso.
Lui che non è interessato a sky né a mediast premium ma è un fedelissimo guaiachimelatocca di Teleroma56.
E che quando danno la partita della Roma in tv si mette anche il pigiama con i colori sociali e potrei saltellargli davanti vestita da folletto di babbo natale che manco se ne accorgerebbe.
Lui che sì signori: si è comprato (e indossa pure) un pigiama della Roma!
Focalizzerei questo punto.
Per dire che tutti, dietro una corazza inappuntabile e un’immagine da difendere, abbiamo vivaddio delle grandi aperture mentali.
Fantasiose.
Bizzarre.
Aspetto con ansia il momento in cui io, Pollon, dovessi sbagliare nuovamente treno e finire in qualche angolo remoto della terra.
Avrei di che argomentare.
Oh sì che ne avrei.
;-)))

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Ingredienti (x2)
160 gr di orzo (preferibilmente decorticato)
100 gr di fesa di tacchino arrosto
150 gr di piselli surgelati
1 pera
Olio extravergine d’oliva
Sale


Procedimento
Sciacquare e lessare l’orzo per il tempo indicato sulla confezione (40 minuti circa; altrimenti solo 10 per quello precotto). A dieci minuti dalla fine della cottura aggiungere anche i piselli (mettere tutto insieme nel caso dell’orzo precotto). Scolare bene, condire con un filo d’olio e lasciare raffreddare.
Tagliare la festa di tacchino arrosto a striscioline e poi a quadretti e unirla all’orzo. Sbucciare e tagliare a dadini anche le pere, unirle a tutto il resto, condire con un altro filo d’olio e mangiare subito oppure riporre nel portapranzo da portarsi al lavoro ;-)


martedì 13 ottobre 2015

Giochi di prestigio - Crespelle di grano saraceno e farro con funghi e prosciutto


Cosa vorresti per cena al tuo compleanno?
Immagino che in quel momento all’amato bene siano sfilate davanti agli occhi teglie di lasagne e insalatiere di amatriciane.
Cofane di carbonara e pirofile di timballi.
Di certo non avrebbe immaginato di bearsi davanti a un piatto di crepes di farine alternative.
Senza latte per giunta.
Fatte solo con acqua.
E con besciamella vegetale naturalmente.
Ma tutti questi dettagli ovviamente non gli sono stati svelati.
Non subito almeno.
E per la scelta (inconsapevole) ho agito un po’ come i questionari a risposta multipla gestiti però dal mago silvan.
Scegli quella carta? Benissimo, rimane quest’altra!
Così, piano piano, dolcemente, è stato condotto per mano verso sentieri inesplorati.
Scegliendo, di sua spontanea volontà, solo roba molto salutare.
Fino alla dura presa di coscienza (una volta effettuata, insieme, tutta la spesa) di ciò che ormai era stato detto e soprattutto fatto e a quel punto salutando con una lacrima di commozione le teglie, le pirofile e le cofane di cui sopra.
Lo scetticismo imperava sovrano. In me prima di tutto.
Ma siccome amo le sfide non ho potuto esimermi.
Palati esigenti, critici incorruttibili, tradizioni imperiture.
E davanti solo io e le mie farine alternative.
E gli svariati “senza”.
Com’è andata?
Che il giorno dopo io e l’amato bene ci siamo litigati le uniche due crespelle rimaste.


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Dopo un mio precedente tentativo con ripieno però di radicchio, per le dosi e le proporzioni fra gli ingredienti mi sono  affidata ciecamente a lei, sapendo di andare sul sicuro e infatti, anche stavolta, non mi  sbagliavo. Ho riadattato un po’ il tutto secondo le farine che utilizzavo e il gusto personale, ma non finirò mai di ringraziarla, una volta di più!
Trovate la ricetta di Claudia nel suo blog a questo link.
Per le crepes ho utilizzato una padella di 26 cm di diametro e ottenuto 22 ventagli.  Viste le dimensioni basterà servirne inizialmente uno a persona, considerando però che molti faranno il bis…

Ingredienti (per 10 persone)
Per le crespelle:
5 uova
1 litro d’acqua
400 gr di farina di farro
300 gr di farina di grano saraceno
sale
(Volendo ridurre il numero di crepes, basta ricordare che la proporzione è: 1 uovo, 1 bicchiere di farina, 1 bicchiere d’acqua = 6 crepes grandi)

Per il ripieno:
700 gr di funghi champignon
300 gr. di porcini (io ho usato porcini dell’Etna congelati)
250 gr di prosciutto crudo
2 spicchi di aglio
1 ciuffo abbondante di prezzemolo
Olio extravergine di oliva
Sale
Pepe nero
Peperoncino in grani

Per la besciamella:
lt. 1,250 di brodo (io acqua + 1 dado e ½ vegetale bio di Alce Nero)
gr. 125 olio extravergine di oliva
gr. 125 di farina 0
noce moscata

Per finire:
Abbondante parmigiano grattugiato

Procedimento
Dovendo cucinare svariate cose, ho preparato le crepes il giorno precedente, avendo cura di impilarle su un piatto intervallate ciascuna da un quadrato di carta forno

e le ho conservate in frigorifero.

Crespelle:
In una ciotola ho mescolato le farine con 3 prese di sale; in un’altra terrina ho sbattuto leggermente  le uova, quindi ho unito i due composti diluendo progressivamente con l’acqua e utilizzando una frusta a mano.

 Ho lasciato riposare una ventina di minuti, quindi ho iniziato a  cuocerle ungendo una padella antiaderente e facendola scaldare bene. Ho versato poco meno di un mestolo dell'impasto, roteato velocemente la padella in maniera da espandere tutto il composto e cotto la crepes da un lato e dall'altro. La parte più difficile è far roteare velocemente la padella per distribuire il composto che solidificherà subito, ma dopo un paio di tentativi falliti le cose prenderanno naturalmente il via…resistete alla tentazione di mettere più impasto, altrimenti otterrette delle crepes spesse e sgraziate (le mie prime due!).  

Le ho adagiate prima su una gratella per togliere l’umidità, poi su un piatto per farle raffreddare completamente.

Dal momento che la farina di grano saraceno, più pesante, tenderà a raccogliersi sul fondo della ciotola, consiglio di mescolare la pastella ogni volta prima di prelevarne un mestolo.
Il giorno successivo sono passata al
Ripieno
Prima i porcini: in una padella ho scaldato poco olio con uno spicchio d’aglio tagliato a metà, quindi versato i funghi ancora congelati e lasciato cuocere a fiamma vivace aggiustando di sale, pepe e peperoncino ingrani. Quasi a fine cottura ho aggiunto una generosa manciata di prezzemolo fresco tritato, tolto dal fuoco e messi da parte. 

Stesso procedimento (nella stessa padella) per i funghi champignon dopo averli puliti (strofinandoli con un panno umido) e tagliati a fettine.
A fuoco spento ho aggiunto il prosciutto tagliato a striscioline, quindi unito i due tipi di funghi.

A questo punto ho preparato la
Besciamella
Ho mescolato con una frusta a mano l’olio con la farina, quindi ho unito progressivamente il brodo mescolando bene. Ho messo sul fuoco e rimestato finché non si è appena addensata (meglio lasciarla abbastanza fluida considerando anche che tenderà ad addensarsi ulteriormente una volta intiepidita).
Ho unito 300 gr  di besciamella al composto di funghi e prosciutto e amalgamato bene.

Sono passata quindi (finalmente) all’
Assemblaggio
Ho preso una crespella, posto poco più di un cucchiaio di composto su 1/4 della superficie, 

piegato in due, e poi di nuovo in 2 ottenendo una sorta di ventaglio. 

Ho ripetuto per tutte le crepes che poi ho adagiato su una pirofila unta, sistemate in maniera che la successiva poggiasse per metà sulla precedente.

Ho distribuito sulla superficie la restante besciamella, spolverizzato abbondantemente di parmigiano 

e infornate per 30 minuti a 180° , gli ultimi 5 dei quali in funzione grill.






mercoledì 22 luglio 2015

La Domanda – Pipe rigate con piselli, cotto e curry



Cosa fai fare a due gnomi 3 e 5 enni dopo che hanno:
dipinto/colorato/impiastrato -  album da disegno come mani, giornali, libri e muri di casa- con pennarelli, tempere, acquerelli e pure con i colori a dita;
eretto palazzi di Lego e costruito metropoli di mattoncini gommosi;
modellato animaletti,


composto mazzi di fiori,


creato zucche e cappelli di strega,

sfornato torte, cupcakes, biscotti e crostate di plastilina;





(ma anche maneggiato impasti di acqua e farina perché il didò, bello, pronto e colorato a un certo punto ci aveva stufati);
costruito trenini di rotoli di carta igienica


 e armi Ninja di carta argentata;

Fatto sotto qualche pipì, rovesciato succhi, sbrodolato Yomini e Fruttoli di qua e di là;
Giocato con i dinosauri, i Gormiti, le tartarughe Ninja e gli Avengers, invitando contestualmente al party anche Cicciobello, Elsa, Masha e l’esimia Dottoressa Peluche;
scorrazzato su biciclette, tricicli, monopattini loro e di qualsiasi altro amichetto incrociato lungo la strada.
Fatto colazione, merenda, pranzo, più svariati spuntini intermittenti (anche divorato squisite paste al sugo risciacquate sotto l’acqua corrente per cambiamento improvviso di idea perchè “io la volevo bianca!”);
Guardato mezzora di cartoni, essersi fatti leggere 18 fiabe (o la stessa 18 volte consecutive), ascoltato tre cd dello Zechino d’oro cantando a squarciagola;
sparato acqua con i fucili appositi, inondato il quartiere di bolle di sapone, effettuato meticolosi travasi di rigatoni crudi da una pentolina all’altra, fino a completo esaurimento degli stessi (spiaccicati sotto piedini irrequieti).
E cambiato attività ogni 20 minuti al massimo perché questo è il tempo in cui l’attenzione dei bambini piccoli si mantiene vigile.
Perciò: esaurire tutto nel giro di mezza mattinata e ritrovarsi puntualmente con l’insondabile, irrisolvibile, inesplicabile dubbio esistenziale che sempre attanaglia le Mary Poppins di ogni tempo:
Tata, che facciamo?

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Ingredienti (per 2)
200 gr di pipe rigate
100 gr di cotto a dadini
150 gr di piselli surgelati
1 cucchiaino colmo di curry
1 scalogno
Mezzo bicchiere di latte
3 cucchiai di parmigiano
Olio extravergine d’oliva
Sale
Pepe


Procedimento
Tritare lo scalogno e metterlo a stufare in un padellino con poco olio. Non appena inizierà a imbiondire, aggiungere i piselli, e portarli a cottura aggiustando di sale e pepe e aggiungendo poca acqua calda se necessario.
Mentre bolle l’acqua per la pasta predisporre una larga padella con poco olio e il cotto a dadini. Farlo rosolare leggermente, unire i piselli cotti e far insaporire il tutto.
Scaldare il latte e sciogliervi dentro il curry. Scolare la pasta al dente e tuffarla nella padella con il condimento. Aggiungere il latte con il curry, mantecare pochi istanti su fiamma bassa unendo anche il parmigiano e servire subito.


lunedì 9 febbraio 2015

#38 Crespelle di grano saraceno con radicchio, prosciutto e besciamella vegetale – Per StagioniAMO! di Febbraio


Io le crespelle, prima d’ora, non le avevo mai fatte.
E forse nemmeno mai mangiate, a pensarci bene.
Mi davano l’idea di inconsistenza. Che non ne valesse nemmeno la pena, insomma.
Avere in sorte il primo di StagioniAMO! mi ha dato l’occasione di provare.
E toccare con mano una realtà del tutto diversa.
L’intento era semplicemente quello di non fare la solita pasta, il solito riso.
Ed è così che mi si è aperto un mondo.
Sarà stato il grano saraceno.
Sarà stato l’entusiasmo per l’ottima riuscita.
L’aver provato con mano che in fondo ci vuole poco e la resa, anche scenografica, è assicurata.
Sta di fatto che io ho iniziato ad amare le crespelle.
E a volerne sperimentare ogni variante e possibilità.
Stavolta è toccato al radicchio, ingrediente principe di questo mese.
E senza nemmeno addentrarmi nella questione delle sue infinite varietà (tutte Igp) di forme, colori e caratteristiche, ho giocato facile utilizzando quello che più facilmente da queste parti si trova sui banchi del mercato: il Radicchio di Chioggia con le sue belle sfere rosse, bianche e rosa.
E già così è stato un tripudio di gusto e bontà.
Provatele e ce lo sapremo ridire!



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Altra grande scoperta fatta realizzando questa ricetta è stata quella della besciamella vegetale, che da tanto desideravo provare.
L'avevo vista svariate volte da lei (che in fatto di ricette semplici ma sempre sfiziose è maestra), fatta con il latte o con il brodo, e ogni volta me ne innamoravo un po' di più. 
Ho impiegato diverso tempo per decidermi a provarla, come è nelle mie abitudini, ma ora che la conosco di certo non la lascio più: è buonissima, non ha nulla da invidiare a quella fatta con il burro e ha convinto ed entusiasmato perfino un estimatore di lasagne e cannelloni preparati secondo la tradizione (quindi con  besciamella classica, a base di burro) come l'amato bene! 

Ingredienti (per circa 10 crespelle/2 persone)

Per le crespelle
65 gr di farina di grano saraceno
65 gr di farina 00
1 uovo
½ cucchiaino di sale
250 ml di latte (circa)


Per il ripieno
1 pallotta di radicchio
1 scalogno
6-7 fette di prosciutto crudo
2 dita di vino rosso
Olio extravergine d’oliva
Sale
Pepe


Per la besciamella
1 carota
1 costa di sedano
1 cipolla
50 gr di olio extravergine d’oliva
50 gr di farina
½ litro d’acqua
Sale grosso
Noce moscata


Inoltre
Granella di nocciole
2 cucchiai di parmigiano



Procedimento
Preparare innanzitutto la pastella per le crespelle che dovrà riposare in frigo per circa 20 minuti.
Disporre le due farine in una ciotola con il sale e aggiungere l’uovo sbattendolo leggermente. Unire gradualmente anche il latte continuando a mescolare con una frusta finché tutti gli ingredienti saranno ben amalgamati e tenendo conto che il latte potrebbe non servire tutto: la consistenza della pastella dovrà essere né troppo densa né troppo liquida. Coprire con pellicola e riporre in frigo.


Passare al ripieno tagliando il radicchio a metà e poi ancora a striscioline. Lavarlo e scolarlo bene. Far imbiondire lo scalogno in una larga padella con poco olio, unire il radicchio. Salare (con moderazione, considerando al presenza del prosciutto), pepare e, dopo qualche minuto, sfumare con il vino, quindi aggiungere il prosciutto tagliato a striscioline e far saltare il tutto a fuoco sostenuto Spegnere il fuoco e lasciare raffreddare.

Preparare la besciamella predisponendo un brodo vegetale con le verdure, l’acqua e un pizzico di sale grosso. Amalgamare farina e olio in un pentolino con una frusta. Aggiungere gradualmente il brodo filtrato, continuando a mescolare. Cuocere su fiamma bassa per una decina di minuti sempre mescolando con una frusta per evitare la formazione di grumi. Togliere dal fuoco, profumare con una generosa grattugiata di noce moscata, aggiustare eventualmente di sale e coprire con pellicola.

Preparare le crespelle: scaldare un goccio di olio in un padellino piccolo, unire un mestolo di pastella facendo roteare il padellino per ricoprirne tutta la superficie e cuocere finché inizierà a rapprendersi. Girare la crespella e terminare al cottura anche sull’altro lato.

Proseguire così fino a  esaurimento della pastella avendo tre accortezze:
-         impilare a mano a mano le crespelle pronte intervallandole con un quadrato di carta forno
-         mescolare spesso la pastella prima di prelevarla dalla ciotola perché la farina di grano saraceno, più pesante, tenderà a depositarsi sul fondo.
-         ungere il padellino ogni 2-3 crespelle


Assemblaggio: avendo tutti gli ingredienti pronti, scegliere una teglia e disporre sul fondo un mestolo di besciamella. Prendere le crespelle e disporre al centro un po’ di ripieno; arrotolarle a mo di cannellone e disporle affiancate nella teglia.


Ricoprire di besciamella, spolverizzare con la granella di nocciole e il parmigiano e passare in forno a 180° per una decina di minuti più altri 5 in funzione grill.


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