"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)
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mercoledì 16 gennaio 2019

Senza “senza” - Torta arrotolata al pistacchio



La prima ricetta del 2019 è stata, nemmeno a dirlo, quella di un dolce.
La seconda (naturalmente) è ancora un dolce, ma di quelli senza esclusione di colpi. Che poi a pensarci bene nemmeno è vero, considerato che per esempio il burro non c’è e quindi qualche colpo lo abbiamo pure escluso!
È però un dolce spettacolare, sia per il gusto sia nell’aspetto. Apparentemente complesso da realizzare in realtà…un semplice rotolo alla nutella declinato in altro modo e alla portata perfino di un’impedita con la sac a poche, come la sottoscritta.
Che poi della sac a poche si potrebbe pure fare a meno, volendo.
Insomma: non ci sono scuse, per provarlo.
Sembra difficile ma non lo è.
Sembra lungo e arzigogolato ma per farlo ci vuole si e no un’oretta.
Sicuramente è un dolce scenografico, di quelli belli da presentare a un compleanno, quale , nella fattispecie, quello della mia mamma.
Sul web gira con il nome di Torta Nocciottella, perché fatta appunto con Nutella e nocciole. Siccome nella mia famiglia di origine mio fratello, presumibilmente rapito dagli alieni quando era ancora in fasce, la nutella non la mangia (…ebbene sì), mi è toccato sostituirla con qualcosa di altrettanto, se non maggiormente, degno. Allora ho pensato alla crema di pistacchio. E qua si apre un capitolo a  parte.
La crema di pistacchio ha un certo costo ma anche nel suo ambito se ne distinguono di più o meno buone a seconda della percentuale di pistacchio in esse contenuta. Essendo questa torta costituita da pochi ingredienti, cercatene una con una percentuale di almeno il 35-40%.
La bontà della torta vi ripagherà dell’investimento.
Reperito il prezioso bottino non vi resta che andare all’alimentari di fiducia a prendere un’ottima e freschissima ricotta di pecora, evitando come la peste quelle in vaschetta del supermercato che, oltre a sapere di plastica, sono addizionate di panna. Sempre per il discorso che gli ingredienti, questi sono: fondamentale è che, almeno, siano buonissimi.
Ah sì, poi il mascarpone. Prendete il più buono che ci sia, ovviamente.
E le uova possibilmente bio, da allevamento a terra e galline felici considerato che ce ne vorranno ben 5!
Eseguiti tutti questi  onerosi compiti, non vi resta che mettervi al lavoro!

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Qualche piccolo, ulteriore, suggerimento:
-     -  Non fate il mio stesso errore di pensare di poter preparare la base il giorno prima: dovendo arrotolarla, c’è il rischio concreto di ritrovarsi con una suola di gomma che non risponderà ai vostri comandi e addio sogni di gloria. In fondo perché si raffreddi ci vuole davvero poco tempo. Giusto quello per preparare la farcia.
-     -  Armatevi di un vassoio non troppo grande. Con le dosi indicate di seguito verrà fuori una torta piuttosto piccina, del diametro di 18-20 cm al massimo e del peso di circa 1kg (1,078 kg, la mia). Basterà per 6 persone (anche perché sviluppa in altezza), ma senza poter fare il bis.
-     -  Preparatela con sufficiente anticipo da poterla riporre in frigorifero per almeno un paio d’ore a rassodare.
-     -  La nota scenografica è assicurata anche al momento del taglio: essendo arrotolata, ogni fetta presenterà delle belle righe verticali. Più marcate se avrete usato una crema al cioccolato, un po’ sbiadite ma molto raffinate nel caso della crema al pistacchio.


Ingredienti (per 6 persone)

Per la pasta biscotto
5 uova a temperatura ambiente
70 g di zucchero semolato
50 g di farina 00
70 g di olio di girasole
Mezza bustina di vanillina
Per la farcia
250 g di ricotta di pecora
250 g di mascarpone
3-4 cucchiai di crema di pistacchi
Per decorare
100 gr di granella di pistacchi
Una decina di nocciole intere

Procedimento
Innanzitutto separare gli albumi dai tuorli, poi con l’aiuto di uno sbattitore elettrico montare a neve fermissima gli albumi, aggiungendo poco alla volta lo zucchero.
Mettere via lo sbattitore e armarsi di frusta manuale con al quale unire tuorli uno alla volta, mescolando il composto dal basso verso l’alto.
Successivamente incorporare la farina setacciata stando sempre molto attenti a non smontare il composto. Infine aggiungere l’olio di semi e la vanillina.
Versare l’ impasto su una placca ricoperta di carta da forno e cuocere a 190° per 10-15 minuti o fino a doratura. Attenzione a non cuocerla troppo altrimenti la pasta biscotto al momento di arrotolarla si spaccherà.
Una volta sfornata, lasciare raffreddare la base su una griglia (quella del forno andrà bene).
Nel frattempo preparare la farcia: in una ciotola unire la ricotta, il mascarpone e la crema di pistacchi, che comunque andrà dosata secondo i gusti, compiendo il sacrificio di assaggiarla…. Amalgamare bene tutti gli ingredienti con l’aiuto di un cucchiaio. Nel caso in cui il composto dovesse risultare troppo denso aggiungere un goccio di latte o di liquore (io ho aggiunto due cucchiai di Vov).
Riprendere la base ormai fredda e  con l’aiuto di un centimetro, tagliarla in strisce larghe 5 cm. È fondamentale che siano tutte uguali perché una volta arrotolate andranno a costituire la torta stessa che dovrà avere una superficie piatta.

Spalmare la crema sulla prima striscia e arrotolarla su se stessa stringendo un po’ . 


Disporla al centro del vassoio, quindi spalmare progressivamente le altre strisce e arrotolarle intorno alla prima, fino a esaurimento.
Ricoprire la torta così’ formata con quasi tutta la crema rimanente, lasciandone da parte giusto un po’ per la decorazione finale.


A questo punto disporre un piattino di plastica al centro della superficie della torta e decorare con la granella di pistacchi fino a coprire  bene i lati della torta e un piccolo bordo sulla superficie. 

In questo modo la parte centrale resterà pulita.


Sollevare delicatamente il piattino riempire una sac a poche con la restante crema. Formare sulla parte più esterna della superficie dei riccioli e per finire aggiungere una nocciola intera su ogni ricciolo.

Conservare in frigo fino al momento di servire.





lunedì 24 dicembre 2018

Buon Natale - Torta Bosco innevato



Come stupire una platea di golosoni quando attorno vorticano pandori, panettoni, biscotti di pan di zenzero e torroni vari?
Semplice. Puntando sugli effetti speciali.
Come per esempio cercare dei coni gelato a ridosso di Natale.
Qualche supermercato li lascia lì anche in inverno, relegandoli però nello scaffale più in alto e meno visibile. Ma non tutti. Così ne ho dovuti girare 3 fino a quando non ho finito per trovarli nel più piccolo e insospettabile.
Se fossero stati anche di misure varie sarebbe stato il massimo, ma mi sarei sentita incontentabile.
Così li ho tagliati io, con tutte le dovute precauzioni, sebbene ne avessi presi in abbondanza proprio per paura di sbriciolarli al primo tocco.
Che un bosco mica è fatto di alberelli tutti uguali.
E nemmeno la neve ci si posa nello stesso modo.
E poi mi mancava un personaggio da metterci sopra.
E chi meglio di Babbo Natale in persona?
Che sia dolce come una torta, avvolgente come una coperta, semplice, felice e spontaneo come il sorriso di un bambino.
Auguri!

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La base è una normale torta al cioccolato, quella che preferite, se avete una ricetta collaudata. Io ne ho voluta sperimentare una nuova, con dentro tanto yogurt (al cocco!), un po’ di liquore, niente burro, zero uova, ad eccezione dell’albume per compattare il ripieno. Già perché una semplice torta al cioccolato non mi bastava. La volevo anche ripiena, non fosse mai ci facessimo sfuggire qualche caloria in più. Qualcuno forse ricorderà quel plumcake lì. Ecco, il ripieno è identico, l’impasto della torta ha subito delle modifiche, ma il risultato è sempre quello di un dolce morbidissimo, umido all’interno e soprattutto farcito di quella meraviglia che somiglia tanto al Bounty.
Siccome poi sono proprio incontentabile e quando vedo il cioccolato non capisco più niente, ho pensato bene di glassarla pure. La scusa era che così si tenevano meglio gli alberelli, la realtà è che una torta al cioccolato senza copertura di altro cioccolato per me è una cosetta light da spiluccare nei giorni di dieta.


Ingredienti (per uno stampo da 24 cm di diametro)
300 gr di farina 00
300 gr di yogurt al cocco
130 gr di olio di semi di girasole
100 gr di zucchero
25 gr di cacao amaro in polvere
70 ml di latte (anche vegetale)
30 ml di rum (facoltativo, sostituibile con altrettanti ml di altro latte)
1 bustina di lievito vanigliato (16 gr)
1 bustina di vanillina
Per il ripieno
100 gr di farina di cocco
100 gr di zucchero
40 ml di latte (anche vegetale)
1 albume
Per la copertura e la decorazione
300 gr di cioccolato extrafondente
8 coni gelato
granella di zucchero
farina di cocco
figurine natalizie in pasta di zucchero (facoltative)


Procedimento
Per prima cosa si prepara la torta. Anche il giorno prima, così ha tutto il tempo di raffreddarsi per bene, prima di essere decorata.
Raccogliere in una ciotola la farina e il cacao setacciati, poi lo zucchero e aalgamare bene. Aggiungere l’olio. Mescolare insieme il latte e l’eventuale liquore e aggiungerli progressivamente alla torta, stando molto attenti che il composto rimanga sodo perché dovrà sostenere il ripieno che altrimenti andrà sul fondo. Potrebbe non essere necessario mettere tutto il liquido: l’impasto dovrà avere la consistenza di una crema pasticciera molto densa. Solo a questo punto aggiungere anche il lievito e la vanillina setacciati.
Dedicarsi ora al ripieno: mescolare il cocco, lo zucchero e l’albume, unire il latte e amalgamare con cura.
A questo punto versare metà impasto al cioccolato in uno stampo ben oliato e infarinato. Ricoprire con il ripieno al cocco cercando di spanderlo uniformemente senza farlo affondare e ricoprire con il rimanente impasto al cioccolato.
Infornare a 170° per circa 35-40 minuti.
Quando la torta è fredda, si può procedere alla decorazione. Sciogliere il cioccolato, insieme a un cucchiaio di olio di semi, a bagnomaria. Nel frattempo tagliare delicatamente alcuni coni a diverse altezze. Predisporre due ciotole con la farina di cocco e la granella di zucchero e spennellare di cioccolato ciascun cono, passandolo ricoprendolo poi di zucchero o di cocco.
Metterli ad asciugare su una gratella.
Appoggiare anche la torta sulla gratella e ricoprirla con il rimanente cioccolato. Sistemarvi sopra il bosco di alberi, l’eventuale personaggio e infine lasciarvi cadere sopra una abbondante nevicata di cocco!


martedì 27 dicembre 2016

And so this is Christmas - Albero di pasta sfoglia con marmellata e ricotta


Le lucine c’erano, il rosso pure, le candele sulla tavola figuriamoci se potevano mancare anche se con i goffi tentativi dell’amato bene di farle stare in piedi su spartani pezzi di legno se la sono vista parecchio brutta, loro e pure lui se le avesse rotte.
 La montagna di regali anziché trovare naturale collocazione sotto l’albero - che non c’era- è stata fatta erigere nell’intimità del sottoscala, là dove l’anno scorso sorgeva il presepe.
 Così, tanto per avere un qualche vago, nostalgico richiamo.

Perfino il risotto di mare era lo stesso di tutti gli anni, quello infallibile, unico e irripetibile di mamma che per farlo davvero buono ci mette dentro una manciata di scampetti, mettendo chiunque a parte, senza riserve, del suo piccolo segreto.

 E pazienza se per rimestarlo s’è sderenata e ancora è lì che lamenta un incomprensibile mal di schiena.

 Non sono mancati nemmeno i filetti di baccalà che nessuno s’è preso la briga di friggere, ma che siamo andati a ordinare e ritirare belli e fatti.
Quella che la briga se l’è presa eccome invece è stata sempre mia madre che pur nell’angusto spazio di un metro quadro di cucina senza finestra (ma dotata di un ottimo aspiratore) del loro microappartamento provvisorio s’è messa a friggere “giusto un broccolo, una patata, due carciofi e manco i funghi” per un ammontare complessivo di una vagonata – comunque- di fritti da trascinarsi dietro fino a Santo Stefano e molto oltre.
Ma che Natale sarebbe senza i fritti di mamma?
O i gamberoni al vino di papà?
Ecco, c’erano pure quelli, sissignori. Serviti, tono su tono, nei piatti di plastica rossi.
Così come la lasagna di mio suocero, calata direttamente dal cielo, ma alla fine gentilmente concessa.
Così come il tacchino all’arancia e il tonno di coniglio che preparo ostinatamente ogni anno da quando si festeggia da noi perché siano tradizione.
E durante tutti questi tre giorni appena trascorsi, mentre il mondo fuori da quella porta pareva rotolare e sgretolarsi portandosi appresso frammenti di vita passata come la vecchia casa di famiglia, metà della nostra appena comprata e macerie e muratori e tracce e polvere e scavi e cemento e problemi e incognite e lacrime e sudore… nel piccolo salotto/lavanderia/cucina/ricovero di attrezzi fioriva ed esplodeva tutta la magia del Natale.
Fuori la polvere e i calcinacci, dentro i fritti de mamma.
Fuori i ricordi di un anno da brivido, dentro il piacere delle puntarelle con aglio e alici (e la scarpetta col pane sciapo).
Fuori le preoccupazioni per il domani, dentro la sonnacchiosa dolcezza di un bello stare.
Anche solo coprendo numeri con bucce dei mandarini, rincorrendo una figura a Sette e mezzo, aspettando trepidanti il passaggio dei re nel giro a Sorchetta.
O nella confusione generale del dopo cena, come nemmeno da bambini, quando prima ancora di aver sparecchiato s’è scatenata la guerra dell’echicevedepiù (a mà presteme l’occhiali) condotta dai due baldi e giovini valletti addetti a smistamento e consegna dei regali.

Siamo stati davvero antiecologisti ma tanto attenti a ricreare ogni singolo dettaglio delle nostre tradizioni. Ancorandoci a queste con le unghie e con i denti, pur di accendere il nostro Natale.

Sgarrupato, raffazzonato, colorato, un po' kitsch, plasticoso, scomodo, rimediato.
Eppure unico.


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Sì che è passato Natale, ma c’è Capodanno, c’è la Befana. Mica lo avrete già smontato l’albero, no? In ogni caso sarebbe un buon motivo per farne uno dolce di pasta sfoglia. L’Ho visto ovunque nel web, e poi ne ho fatta questa mia versione dolce (pietà per le foto: pure quelle sgarrupate, raffazzonate...) .

Ingredienti
2 rettangoli di pasta sfoglia
150 gr di ricotta di pecora
4 cucchiai di marmellata di mirtilli
2 cucchiai di zucchero a velo +  altri due per la decorazione
½  cucchiaino di cannella
1 tuorlo d’uovo
Smarties per decorare


Procedimento
Lavorare la ricotta con 2 cucchiai di zucchero a velo e la cannella. Spalmare uno dei due rettangoli di pasta sfoglia con uno strato di marmellata e poi con uno di ricotta (il ripieno non deve essere eccessivo o la costruzione dell’alberello risulterà difficoltosa).
Sovrapporre il secondo rettangolo di pasta sfoglia, facendo combaciare gli estremi e, con l’aiuto di un coltellino affilato, ricavare la sagoma di un albero di Natale (non dimenticare il tronco!). Incidere poi delle strisce a destra e a sinistra del “tronco” che sarà di 2-3 cm. Con molta delicatezza attorcigliare ogni striscia su se stessa. Da uno dei ritagli di pasta ricavare una stella da mettere sulla punta dell’albero. Spennellare tutto con il tuorlo d’uovo e infornare a 200° per circa 15-20 minuti secondo il forno. Una volta freddo decorare a piacere con zucchero a velo e Smarties.


lunedì 17 ottobre 2016

Giusto una mezz’oretta - Torta Kik Kat



L’immagine di questa torta albergava, da tempo, nei miei sogni più segreti e inconfessabili.
Vista e stravista, mica una novità.
Eppure così affascinante, golosa, piena oltre che di fiumi di cioccolato dentro, fuori e nel profondo, anche di tutti quei dolci e dolcetti che manco dentro la calza della Befana.
Già, ma quando dare corpo ai sogni e realizzare una torta del genere da addentare voluttuosamente oltre che solo da immaginare castamente?
In un mondo in cui attenta qua attenta là e il caffè no, e il cioccolato nemmeno e i dolcetti industriali figuriamoci, manco da lontano in cartolina.
Allora ho colto al balzo il compleanno dell’amato bene.
Vuoi una torta in particolare o te ne faccio una a sorpresa?
L’obbligo della seconda risposta era implicito nel tono della domanda e difatti non s’è nemmeno azzardato a pensarne – figuriamoci enunciarne- una di suo gradimento.
Di certo non si sarebbe mai aspettato una torta fatta di kit kat. E pure di smarties.
Ma per renderla poco più virile e vagamente sobria ho pensato di innaffiarla di caffè e di liquore. Ovviamente senza usare la minima remora neppure sul resto, lasciandomi anzi copiosamente andare a piogge di farina raffinata, raffiche di zucchero bianco e spianate di panna.
Ecco no, però il burro non l’ho usato.
 Mi pareva troppo e mi sono astenuta, in un barlume residuo di decenza.
La sorpresa, che comunque detto tra noi, non era propriamente il motivo scatenante della torta in questione, è stata di quelle da rimanere a bocca aperta (letteralmente).
Uscito di casa al mattino dicendo che sarebbe tornato solo al tramonto, me lo sono visto rientrare dal cancello nel momento esatto in cui avevo schierato tutta l’attrezzatura sul tavolo in veranda per decorare la torta.
Nemmeno quando rovesciavo un composto informe nella teglia per cuocerlo, che ancora ancora potevo tirarmela con l’ingrediente segreto, nossignori: è arrivato giusto quando il dolce aveva già una forma perfettamente compiuta, la ganache nelle due versioni, in tutta la sua evidenza di roba paradisiaca, era pronta per poterci affondare un dito dentro, gli smarties sparpagliati sul piattino e i kit kat scartati e già separati.
Stai tranquilla, sto solo una mezz’oretta: mangio qualcosa al volo e  vado via subito.
Mezz'oretta in cui, oplà, la sorpresa s’era bella che svelata.
Mezz'oretta in cui, dopo essersi ritagliato una angolino libero sul tavolo,  ha pranzato intingendo kit kat nella ganache e arraffando ritagli di torta cui far fare più o meno la stessa fine.
Mezz'oretta in cui io, con la mente già tutta rivolta allo sgarro che mi sarei concessa mangiando una fetta di quella meraviglia, oltre però a dover resistere, intanto, alla tentazione di finire la ganache a cucchiaiate, addentare dolcetti, attaccarmi per disperazione al bicchiere con la bagna alcolica, ho dovuto pure sopportare la visione di lui che, tranquillamente, non si asteneva dal compiere nemmeno uno dei gesti di cui sopra.
Completando con un caffè, accompagnato da sgranocchiamenti sparsi di smarties, bevuti direttamente dal tubo.
Senza dover fare torto così ad alcuno degli ingredienti della sua torta a sorpresa.
Perché è il tempismo che ci contraddistingue, a noi.

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Sorpresa o meno, questa torta è roba da svenire. Cioccolato in ogni dove, tanto per cominciare. Ma il paradiso non finisce con la fine della propria porzione di dolce: volendo può proseguire con lo smantellamento capillare di tutta la palizzata cioccolatosa che lo contorna…

Ingredienti (per uno stampo da 24 cm di diametro)
Per la base
3 uova
2 vasetti di yogurt al caffè
3 vasetti di farina
1 vasetto di cacao amaro in polvere
1 vasetto di zucchero semolato
1 vasetto di olio di semi1 bustina di lievito
1 bustina di vanillina


Per la bagna
3 tazzine di caffè (150 ml circa)
1 tazzina e mezza di acqua (80 ml circa)
3 cucchiai di Moretta (o altro liquore)
1 cucchiaio di zucchero

Per la ganache
500 ml di panna
400 gr di cioccolato fondente al 75%
2 cucchiai di zucchero

Inoltre
12 Kit Kat
Un tubo di Smarties da 250gr
un nastro di stoffa

Procedimento
Partiamo dalla base (che si può preparare anche il giorno prima): sbattere le uova con lo zucchero fino a quando non diventano gonfie e spumose, aggiungere l’olio e gli yogurt e poi, progressivamente, la farina setacciata insieme al cacao, al lievito e alla vanillina. Amalgamare bene e versare in uno stampo oliato e infarinato. Cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa 35-40 minuti facendo la prova stecchino.

Per la ganache versare la panna in un pentolino insieme allo zucchero e metterla su fuoco basso. Quando sta per raggiungere il bollore, spegnere il fuoco e versarci dento il cioccolato tritato al coltello (oppure, per comodità, prendere direttamente il cioccolato in gocce) e mescolare fino a quando non si sarà sciolto completamente. Lasciare raffreddare del tutto, dopodiché versarne la metà in un’altra ciotola e metterla a bagnomaria su acqua e ghiaccio per montarla con uno sbattitore elettrico fino a quando non raggiunge una consistenza densa, morbida e ariosa. L’acqua e ghiaccio sono fondamentali, pena lo stare lì a guardare una crema che non si addenserà mai…
La differenza tra le due ganache a questo punto dovrà essere questa:


Preparare la bagna mescolando caffè liquore, acqua e zucchero, aggiustandone le proporzioni secondo il gusto.

Assemblaggio
Eliminare eventualmente la calotta superiore della torta per appiattirla, tagliarla quindi a metà e bagnare generosamente il primo disco con la miscela alcolica. Spalmarlo di ganache montata e ricoprire con il secondo disco esercitando una leggera pressione per distribuire bene la farcia. 

Spruzzare il secondo disco con la bagna eventualmente avanzata e ricoprire il tutto con la ganache liquida lasciando che si distribuisca da sola su tutta la torta colando giù dai bordi.

Ritagliare delicatamente i kit-kat della lunghezza desiderata e posizionarli tutto intorno al dolce. Fissare con un nastro decorativo, quindi distribuire sulla superficie gli smarties.
Ripulire i bordi del vassoio e conservare in frigo fino al momento di servire.

Note:

- Per la base non ho usato un pan di spagna ma la mia versione di sette vasetti (che in realtà ne prevede otto!) scegliendo lo yogurt al gusto caffè.
- non fate il mio stesso errore di sostituire un bicchierino di farina con uno di fecola di patate: questa operazione va bene se non si deve farcire la torta, altrimenti risulterà troppo sbriciolosa e le fette, anche per la presenza non trascurabile del cacao che tende a seccare tutto l’impasto, si sgretoleranno al taglio.
- Per la bagna ci si può veramente sbizzarrire. La volevo al caffè e molto liquorosa. Per il liquore ho voluto usare la Moretta, una specialità fanese che si usa proprio per preparare una bevanda alcolica calda a base di caffè, con l’aggiunta anche di una scorzetta di limone, buonissima e corroborante. Poi per il grado di dolcezza, di alcol, di prevalenza o meno del caffè, vale la regola di assaggiare fino a quando non si raggiunge la  combinazione più gradita.
- Per farcire e glassare ho usato la stessa ganache, però in versione naturale e montata: la consistenza ottenuta con lo sbattitore è quella di una “crema” di cioccolato così buona da rendere estremamente difficile portare a termine il lavoro senza mangiarne la metà… per una glassatura più lucida si possono aggiungere 50 gr di burro nella fase iniziale, ma a me andava già benissimo così e l’ho completamente omesso.
- L’ideale sarebbe glassare la torta su una gratella e poi trasportarla sul vassoio da portata per non doverne poi faticosamente ripulire i bordi ma il passaggio dall’una all’altro dovrà essere abbastanza rapido per facilitare la decorazione prima che la glassa di copertura si addensi.
- Ritagliare i kit kat è un’impresa veramente ardua: se ne romperanno diversi, perciò per sicurezza prendetene un pacchetto in più, che tanto a male non andrà di sicuro ;-).


martedì 31 maggio 2016

Ridere di noi - Charlotte di ricotta e fragole


Mi ci ha telefonato appositamente, lui che le parole tocca tirargliele fuori con le pinze.
E me lo ha detto con tono accorato, sempre lui, che un dispiacere così poteva essere legato, eventualmente, giusto al guasto di un motore su due ruote.
Fatico quasi a collegare, io che nemmeno mi ricordavo poi di quel regalo.
Ma lo sai che mi è morto l’alberello di Kumquat che mi avevi regalato?
L’ho messo al sole, poi di nuovo all’ombra, poi a metà e metà. Gli ho dato l’acqua: tanta, poca, così così. Ero andato a cercare perfino in internet notizie su come curarlo! Ma non è servito a niente…”.
 Ed effettivamente è morto così: ingiallito e completamente rinsecchito seppure con ancora due frutti attaccati, come ho potuto constatare, successivamente, di persona.
Monumento ai caduti lasciato lì nel piccolo giardino quasi come un monito, insieme all’alberello di Natale pure quello ridotto a un ammasso di rami secchi su cui penzolano ancora un paio di nastrini rossi.
L'afflizione sincera di mio fratello mi colpisce e mi suscita tenerezza, specie immaginando lui che, indossati i panni del giardiniere, cerca di rianimare il meschino vegetale.
Ma sì succede, del resto io sarei pur sempre quella che ha fatto secca (tra le tante) una meravigliosa pianta dai fiori viola che lui mi aveva regalato appena pochi mesi prima e a cui tenevo particolarmente (e meno male).
Poi penso al secondo nome del Kumquat.
 E contemporaneamente, ai disastri di vario genere, spalmati su più fronti, occorsi negli ultimi anni nella vita di mio fratello.
Perfino un giudice severissimo come l’amato bene, appassionato sostenitore della teoria secondo cui ognuno è artefice del proprio destino, solo in minima parte dipendente dal caso, ha convenuto che sì, proprio di sfighe, nel caso specifico, si tratta.
Ecco, il Kumquat di secondo nome fa “Fortunella”.
Nun te pare na presa in giro, regalargli proprio quella? - mi aveva infatti messo in guardia l’amato bene già a suo tempo.
E precisamente quando, tornato da una bevuta con gli amici, il destinatario di cotanto dono,aveva trovato la sua moto semi distrutta per una manovra sbagliata di un tizio che poi, naturalmente, si era pure dileguato. E non è che la sua fosse l'unica moto parcheggiata sul piazzale.
Ma io ero stata irremovibile.
Ma va! E poi gliela regalo perché mi piace il tipo di pianta, mica per il nome o il significato di portafortuna.
Per quanto, se poi avesse esplicato anche questa funzione, non è che sarebbe dispiaciuto a qualcuno.
A fronte di tutto quanto sopra rammentato, è già tanto che l’alberello non sia stato colpito da un fulmine mandando a fuoco tutta la casa.
Ma con un nome del genere, a un destinatario attualmente perseguitato dalla sfiga, che sia stramazzato senza cause apparenti, mi pare proprio il minimo.

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E quindi preparare un dolce per il suo compleanno, che poi è il compleanno pure della sua compagna di vita, non era impresa del tutto priva di insidie.
Tanto per cominciare ne ho scelto uno che non necessitasse di cottura (non si sa mai), che mi piaceva da vedere, che sapevo sarebbe potuto piacere a entrambi (o almeno lo speravo).
E incredibilmente: è perfino riuscito!


Note tecniche:
- Non disponendo di uno stampo da 22 cm ma volendo fare una torta di piccole dimensioni (che comunque è bastata per 6 persone), ho ridotto il diametro del mio foderandolo con scottex e carta argentata fino al diametro desiderato.
- Amando moltissimo il sapore deciso della ricotta di pecora non l’ho minimamente stemperato mettendo un quarto o metà dose di panna o ricotta vaccina: per me era perfetta così! Ma ovviamente regolatevi secondo il gusto.
- Avendo messo a sgocciolare la ricotta dal giorno prima non è stato necessario aggiungere colla di pesce al composto: la crema era sufficientemente densa e corposa e dal dolce si ricavavano fette regolari e "composte" (che però non ho fatto in tempo a fotografare).
- Ho scelto il Maraschino come liquore, ma anche lì è questione di gusti: personalmente ci avrei visto molto bene il limoncello o il Cointreau. Nel caso in cui il dolce sia destinato anche a bambini, sostituire con un succo (per esempio ananas) oppure latte.
I savoiardi ai lati del dolce ho evitato di inzupparli nella salsa di fragole per paura che cedessero, quindi mi sono limitata a spennellarli e tanto è bastato a non farli risultare secchi. Per quelli destinati allo strato centrale invece, si può anche esagerare con la salsa.



Ingredienti (per uno stampo da 22 cm)
700 gr di ricotta di pecora
500 gr di fragole
36 savoiardi (circa 300 gr)
40 gr di zucchero a velo
3 generose manciate di gocce di cioccolato fondente
1 tazzina da caffè di maraschino
3 cucchiai di zucchero di canna

In più:
Anello di uno stampo a cerniera da 22 cm di diametro
Nastro di stoffa


Procedimento
Pulire le fragole, asciugarle e, dopo averne messe da parte 4-5 per la decorazione finale, privarle del picciolo e tagliarle a cubetti.
Unire lo zucchero di canna e il maraschino e frullare.
Mettere la ricotta in una ciotola, aggiungere lo zucchero a velo e un cucchiaio di maraschino e lavorarla a crema. Da ultimo unire anche le gocce di cioccolato.
Scegliere il vassoio da portata e comporre il dolce direttamente lì sopra. Sistemare l’anello sul vassoio e riempirne il bordo interno con i savoiardi disposti in verticale, quindi tutta la base cercando di coprire ogni spazio libero.

 A questo spunto spennellare abbondantemente di salsa di fragole e formare un primo strato di crema di ricotta. Ricoprire quest’ultimo con uno strato di savoiardi questa volta inzuppati per bene nella salsa e ricoprire con un secondo e ultimo strato di ricotta. 

Conservare in frigo fino al momento di servire. Togliere delicatamente l’anello, decorare con un nastro e le fragole intere e servire accompagnata dalla salsa rimanente.






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