“…Quando scrivo memorabile, non intendo di lusso. Ma un luogo capace di
suscitare emozioni, in cui gli ospiti vi hanno sorpreso in qualche modo o in
una location unica…” (da Viaggi e Baci)
La questione si presenta
tutt’altro che semplice. Già di solito sono piuttosto prolissa, ma parlare di
un luogo in cui, durante un viaggio, si siano fatti bei sogni, implica
necessariamente descriverne anche tutto il contesto.
E perciò un’unica foto non basta.
Perché un letto sì, una branda,
un sacco a pelo, (lo stipite della porta di una metropolitana..), una sdraio o una
poltrona, possono diventare magicamente l’essenza e il succo di tutto un mare
di sensazioni, ma estrapolati da un preciso contesto sono solo, appunto,
rispettivamente: un letto, una branda, un sacco a pelo, ecc, ecc.
Io quando viaggio fotografo
proprio tutto: dalle stanze degli alberghi, ai bagni, agli ascensori quando
magari il pannello dei pulsanti arriva oltre l’umanamente concepibile…
E quindi anche stavolta (come
sempre) scegliere, per la rubrica di Monica è stata un'impresa.
Mi sono avvalsa pure della
collaborazione dell’amato bene, estendendo il gioco oltre i confini del web e chiedendogli
a bruciapelo i 3 posti indimenticabili in cui ha dormito durante un viaggio...ma non ho fatto che complicarmi la vita.
Perchè sì, è stato divertente scoprire
come due su tre fossero gli stessi venuti in mente anche alla sottoscritta!
Ma quel terzo posto citato dal consorte mi ha
fatto vacillare, perché in effetti era proprio magico...
Allora per non fare torto a
nessuno ho deciso di menzionare anche un quarto luogo, ovviamente “fuori
concorso”.
Le 3 foto prescelte sono le prime
che compaiono accanto al numero: tutte le altre sono solo per contestualizzare…
Sogni d’oro!
1)
casa fiabesca della fine del 1700, appartenuta
al medico-chirurgo che le dà il nome (e successivamente ampliata), in tipica
architettura georgiana, su 4 piani, tutta in legno (azzurro!)
e chicche di
questo genere sparse qui e là:
Di sogni bellissimi lì ne ho
fatti più che in qualunque altro posto, essendo andata a dormire, sfatta dal
fuso orario, dal freddo, e dalle nostre lunghe marce, alle 6 del pomeriggio per
risvegliarmi solo la mattina dopo!!!
Sicuramente l’atmosfera natalizia
e tutte le sue decorazioni
contribuivano a rendere l’ambiente ancora più
magico, per questo motivo, magari per verificare meglio, coltivo il sogno di tornare a vederla anche fuori
stagione…
2)
La seconda è il Galdessa Lodge nello Tasvo National Park in Kenya, dove
alle 10 di sera, dopo aver mangiato tutti insieme, essere stati scortati ognuno
alla propria “casetta” tendata,
chiusi dentro con la zip e la raccomandazione
di non uscire per alcun motivo, semmai di chiamare a gran voce, e avuta una
torcia in dotazione, si spengono i gruppi elettrogeni e si va a dormire.
Se ci si riesce.
Altrimenti si sta tutta la notte
in compagnia di se stessi, sotto il velo della zanzariera,
ad ascoltare i
rumori della savana, a puntare lo sguardo nel buio più nero e fitto mai visto
prima, a cercare di indovinare versi di animali e fruscii sul tetto di foglie
di banani.
Fino alla mattina dopo, quando
sarà possibile dare un volto più o meno a tutti i rumori della natura,
aguzzando la vista anche verso lo specchio d’acqua antistante, che solo
apparentemente è disabitato…
e soprattutto restare muti davanti alla visione di
un’alba come questa
3)
Il
terzo posto è un albergo super lusso preso a prezzi stracciati (purtroppo per una sola, fugacissima notte) perché
leggermente…fuori stagione: Marriot Niagara Falls – Ontario, Canada.
Situato
praticamente a ridosso del salto delle cascate, su quel Fallsview Boulevard
che, quando siamo andati noi si presentava completamente coperto di neve e
soprattutto con un solo bar aperto fra miriadi di saracinesche abbassate e
privo di anima viva.
In albergo: solo noi, la ragazza della reception, e un
paio di inservienti, perchè a gennaio giusto due italiani scocciati e quattro
sparuti giapponesi potevano decidere di andare a visitare un posto del genere…
Ma
il silenzio ovattato di un luogo che solitamente è preso d’assalto e la
possibilità di vederlo e girarlo in completa solitudine è stato bellissimo ed
emozionante.
Per non parlare della camera con finestra superpanoramica
(e vista anche dalla vasca a idromassaggio, of course)
e giochi di luci sulle cascate piene di
ghiaccio, che nei sotterranei si presentavano per l’appunto, così:
e per poterle vedere anche "da sotto" era necessario spicconare un po'
Un passaggio veloce, lì a Ontario, con
atterraggio a Buffalo in grave ritardo rispetto al previsto e una corsa nell’unico
taxi disponibile guidato da un venezuelano che per farci cosa gradita ci ha
messo su il cd dei Vianella, chiedendoci di tradurgli le parole che pure
conosceva a memoria senza saperne il significato.
E sfrecciare di notte, a
ridosso di enormi cumuli di neve su una strada deserta passando la frontiera
tra Stati Uniti e Canada al ritmo di “Core mio, core
mioooooooooo, la speranza nun costa gnente….” aveva un che di
surreale.
Il ritornello di quel lungo
viaggio attraverso gli Stati Uniti in pieno inverno, era una frase che spesso
ci sentivamo ripetere dalle persone incontrate per caso e che tradotta doveva
suonare più o meno così: “ma ‘nd’ annate voi due co sto freddo?!” e che però
era sintetizzata in una raccomandazione dolce e piena di premure: “Keep warm!”.
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Il quarto posto scelto dall’amato
bene in cui abbiamo fatto sogni bellissimi, è la nave con cui abbiamo
attraversato il Nilo da Luxor fino alla diga di Aswan passando per Esna, Kom
Ombo, Edfu e Philae. Guardando lo
scorrere lento del fiume direttamente dal letto e scorrendo come in un film
immagini di villaggi e moschee, persone e feluche.