Arrivo,
trafelata, alle 9:10 o giù di lì. Mai prima. Se possibile anche dopo.
La lezione
di Total Body invece inizia alle 9. I giorni
pari della settimana va anche peggio, perché Posturale inizia alle 9:30, dunque
avrei tutto l’agio di arrivare largamente in anticipo e invece di pari passo si
allunga anche il mio ritardo. 10 minuti fisiologici. Almeno. Quando tutti sono
già sdraiati a terra e io mi sono persa tutta la parte iniziale in piedi. Poco male:
un modo per stramazzare elegantemente senza essere notata.
Da una ex
Fantozzi che agli appuntamenti arrivava con abbondanti mezz’ore di anticipo
questo è il massimo della sciatteria.
Ma tant’è.
Nemmeno gli
sguardi torvi dei vecchietti tutti concentrati valgono a farmi fare meglio la
volta successiva.
E non perché
mi alzi tardi. Cerco sempre di essere in piedi per le 7:15 riuscendoci pure, il
più delle volte.
È che cincischio.
Passo lunghi
minuti davanti alla mia tazza della colazione.
Altri interminabili
secondi con la testa infilata nell’armadio per decidere cosa mettere.
Infine accendo
il computer. E lì mi perdo per sempre.
Entro in
bagno alle 8:40. Per poi correre forsennatamente. Ma solo verso la fine, perché
nella mia mente quel tempo lì dovrebbe bastare e avanzare per: lavarmi,
vestirmi, truccarmi, raccattare le mie cose, recuperare il cellulare, cercare
le chiavi di casa, ritirare il mastello della raccolta differenziata, mandare
un messaggio, leggerne altri dieci, aprire tutte le finestre di casa, arrivare a
piedi fino in palestra.
Il fatto poi
che salti puntualmente il riscaldamento è di poco conto considerando le corse
appunto che mi faccio per essere lì almeno per metà lezione.
E poi le
sento parlare.
“Ehh
stamattina ero indecisa se venire: pioveva a dirotto, ma intanto mi sono
preparata. Poi ho visto che migliorava, allora alle 9 meno venti sono uscita di
corsa ed eccomi qua”
Nove meno
venti. Ed è uscita di corsa, lei.
Quando io mi
decidevo a malapena a spegnere il computer e mi sembrava di essere ancora in
largo no ma anticipo sì.
“Ah no io
invece mi sono alzata come al solito alle 5 e un quarto…”
Ho un
sussulto. Un tuffo al cuore.
Intervengo: “Ma
come, tu ti alzi “di solito” alle 5.15?”
“Sì”,
risponde lei con naturalezza e occhi a cuoricino “mi alzo per fare colazione
insieme a mio marito, poi gli preparo il pranzo da portarsi via…mi fa piacere,
sono abituata così”
Penso alla
mia colazione in solitaria.
Mentre l’amato
bene (che ho salutato la sera prima) esce alle intemperie più o meno alla
stessa ora in cui si alza l’eroina che ho davanti mentre io ho ancora svariati
sogni all’appello prima che mi suoni la sveglia.
Penso al
riso che cuocio in soluzione unica la domenica per tutta la settimana e che poi
gli condisco variamente (scartando confezioni) ogni sera lasciandogli il pranzo
in frigo da ricordarsi di prendere a proprio rischio e pericolo. Senza post-it.
Senza segnali luminosi a favorirgli il ricordo.
Penso ai
sabati e alle domeniche, unici giorni in cui ci sarebbe possibile fare
colazione insieme ma io anche lì mi alzo generalmente un paio d’ore dopo di lui
quando il sole è già molto alto e la giornata iniziata da un pezzo.
Penso alla
devozione di queste mogli, alla loro puntualità in palestra e in ogni
situazione della loro vita, alla tenerezza con cui mi parlano di sveglie
improponibili “solo” per fare colazione insieme ai propri mariti o preparargli
il pranzo e ….niente, sono sciatta, mi ama così.
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Controcorrente
come al solito, io d’estate accendo il forno e con il freddo cuocio i biscotti
in padella… no è che sono in ritardo anche con la realizzazione di questa
ricetta. Che avevo visto tanto tempo fa un po’ ovunque, ma poi ci sono voluti i
miei tempi per decidermi a realizzarla. Ma cuocere dei biscotti in padella è così
divertente e veloce che mi chiedo come abbia fatto ad aspettare tanto! Sono senza
uova, senza burro e senza latte.
Ingredienti (per circa 20 biscotti)
150 gr di
farina di riso
150 gr di
farina di farro
80 gr di
zucchero di canna
50 gr di
olio di riso
Succo (circa
50 ml) e scorza di 1 limone grande bio
Latte vegetale
(riso, farro, avena o soia) se occorre
½ bustina di
lievito
1 pizzico di
sale
Procedimento
Setacciare insieme
le farine con il lievito. Unire anche lo zucchero, il sale e la scorza del
limone. Versare gradualmente l’olio e il succo del limone e iniziare a
impastare. Se il composto risultasse troppo secco facendo fatica a stare in
piedi, aggiungere poca bevanda vegetale fino a ottenere un impasto compatto ed
elastico. Disporlo fra due fogli di carta forno e stenderlo con il matterello. Ricavare
i biscotti con le apposite formine (o un bicchiere rovesciato) e disporli a
mano a mano in una padella antiaderente senza aggiungere nulla. La padella NON
va oliata né imburrata. Coprire e cuocere a fuoco moderato per circa 10 minuti
rigirandoli una sola volta.