"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)
Visualizzazione post con etichetta Viaggi in Italia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Viaggi in Italia. Mostra tutti i post

martedì 11 giugno 2024

COSA E DOVE MANGIARE ASSOLUTAMENTE A NAPOLI (E COSA VEDERE)

 


Il cibo a Napoli è una cosa molto seria.

Talmente seria, e varia e completa e trasversale, che per poter assaggiare tutto, e magari fare il bis una volta trovato il piatto preferito, non basterebbe una settimana.

Il fatto è che a Napoli a essere buoni non sono solo i dolci, ma i primi, i secondi, la pizza, il caffè, perfino il gelato! Per non parlare di tutto il mondo parallelo rappresentato dallo street food.

Che tra fritti di ogni genere, torte rustiche ripiene, frittate di pasta, taralli sugna e pepe non si sa da dove cominciare.

Ma bisogna saper scegliere, essere guidati da chi la città la conosce bene e sa fornire delle dritte. Oppure imparare dalle esperienze, che male che vada non sarà mai una tragedia.

La nostra seconda volta a Napoli (la prima in pieno Covid) è stata un coacervo di nuove, magnifiche scoperte.

Valgono i suggerimenti della prima volta (a parte per la trattoria Nennella che ha cambiato sede, si è ingrandita ed è scesa un po’ di qualità), ma si aggiungono i seguenti, suddivisi per temi ben precisi.

LA PASTIERA:

Anche la forma è importante. Una mini pastiera, del formato di una pastarella non avrà mai lo stesso sapore di una fetta di quella grande. Se poi è grandissima, come la pastiera che abbiamo trovato da Carraturo al Vomero (via Gian Lorenzo Bernini), l’esperienza sarà mistica.


Le pastiere qui hanno un diametro notevole, se ne chiedete una fetta ne verrà fuori un triangolo di dimensioni stratosferiche; pesata e servita al tavolo, o incartata da portare via. Basta per due, sapore incredibile.



Carraturo ha varie sedi, abbiamo provato anche quella a Porta Capuana, più piccola e venduta già sporzionata: buonissima, ma quella è un’altra cosa.

LA SFOGLIATELLA:

Dopo averne provate tante, quella di Mary (La Sfogliatella Mary), in Galleria Umberto I si riconferma la migliore. Apre alle 8 di mattina e le trovate calde, appena sfornate che per poterle portare in viaggio ve le confezionano, sì e poi praticano dei tagli sulla carta perché non si crei umidità e rimangano fragranti. Buone da svenire, fanno fare un figurone regalandole.



IL BABà:

Ancora Mary. E anche qui, dopo diversi assaggi in altri luoghi. Ma l’impasto è imbattibile, la bagna superlativa. Assolutamente bocciato quello del Caffè Gambrinus (dove però è ottimo il caffè).

CROCCHè E FRITTATINA:

Da Matteo in via dei Tribunali, 94. È un ristorante con vetrina su strada che vende fritti da asporto. Frigge mattina e pomeriggio a ciclo continuo. Di una bontà assoluta. 



TARALLI, TORTANO, CASATIELLO E PIZZA DI SCAROLE:

Al Forno Coppola nei pressi del mercato di Pignasecca. Anche in questo caso, ce ne sono diverse sedi, ma questa è la nostra preferita, che non ci ha mai delusi. Produzione continua, cose sempre fresche, eccelse, imbattibili.



PASTA E PATATE, GENOVESE, PESCE FRESCO (E PER CENA IN GENERALE)

Osteria Il Gobbetto (Vico Sergente maggiore, 8), a 20 metri da Via Toledo.



 Ambiente carinissimo, sempre molto pieno, conviene prenotare o andare presto. Un posto lo trovano sempre, ma magari bisogna aspettare. La pasta e patate va ordinata per almeno due persone, oppure bisogna sperare che la ordini qualche altro commensale per essere associati a quello. Perché si fa espressa, perché ne serve una certa quantità per poterla mantecare bene ma non troppa per non rischiare che venga un ammasso. La loro filosofia di cucina espressa, con mamma ai fornelli, figli in sala e papà all’esterno per l’accoglienza è vincente e rassicurante. Sembra di andare a pranzo o a cena da una zia. Con cugini pazzerelli, simpatici ma mai invadenti, vestiti da Masaniello.



IL GELATO:

Mennella la si riconosce per la fila fuori. Naturale al 100%, senza conservanti, senza coloranti (difatti il pistacchio è marroncino!), mantecato al momento.

Avrei provato ogni gusto, dal cremino al sale di Maldon, alla mandorla con arancia.

Invece mi sono accontentata di fondente (paradisiaco) e nocciola (sublime)

Ma stiamo sempre lì: quanti giorni si dovrebbe rimanere a napoli per riuscire a mangiare e rimangiare tutto?

LA PIZZA FRITTA:

Lungo via Toledo, come caschi caschi bene, ci hanno detto. Ma noi siamo ormai affezionati a Zia Esterina Sorbillo, che non delude mai e si riconferma la migliore.



ALTRO DA VEDERE (oltre alle cose citate nel primo articolo):

CRISTO VELATO

L’unica ragione che ci aveva portati a trascuralo la prima volta è che, essendo tempi di Covid fosse chiuso. Va necessariamente prenotato in anticipo: la cappella Sansevero, all’interno della quale si trova, è piccola e la gente ansiosa di vederlo davvero tanta. È severamente vietato scattare foto, ma del resto non viene nemmeno voglia, talmente rapisce e commuove per bellezza e mistero. Occhio uscendo: si passa per un locale in cui sono custodite due impressionanti MACCHINE ANATOMICHE, scheletri veri -di una donna e di un uomo - su cui è stato minuziosamente ricostruito l'intrico del sistema circolatorio.

CHIOSTRO MAIOLICATO DEL MONASTERO DI SANTA CHIARA

Luogo bellissimo, assolato e avvolto nel silenzio e nella pace in pieno centro.



IPOGEO di SANTA MARIA DELLE ANIME DEL PURGATORIO

Un antico cimitero - nei sotterranei della basilica - in cui si svolgeva il culto delle ANIME PEZZENTELLE. Resti ignoti (e anche il fatto di aver perduto qualche caro di cui non si era mai ritrovato il corpo) inducevano le persone ad "adottare"  un teschio, prendersene cura recitando preghiere per facilitare il passaggio dell'anima del defunto dal purgatorio al paradiso e avere così,  in cambio, preghiere di intercessione per la propria anima. Incredibilmente suggestivo. La visita della basilica superiore è gratuita; per scendere nei sotterranei si pagano 7€ e si visitano senza guida. Suggestivi i veli da sposa, le foto, gli oggetti personali messi davanti o sopra i teschi. Anche qui è severamente vietato scattare foto, più che altro per rispetto del luogo che è, appunto, un cimitero.



CATACOMBE DI SAN GAUDOSIO

Queste si visitano con una guida e il biglietto d’ingresso (13€) dà diritto a visitare anche le catacombe di San Gennaro, con validità di un anno. Il percorso è breve ma suggestivo. È bellissima innanzitutto la Basilica di Santa Maria della Sanità, che le sovrasta, con un altare rialzato davvero particolare. Il percorso nei sotterranei purtroppo è piuttosto breve, ma ricco di storia e suggestioni (gli scolatoi, o “cantarelle”, sedili in pietra scavati nel tufo, su cui venivano sistemati i cadaveri affinché perdessero tutti i fluidi, impressionano parecchio).

 Queste catacombe sono il corrispettivo nobile del culto delle anime pezzentelle: qui gli scheletri e i teschi appartengono a ricchissime famiglie che a suon di cospicue donazioni trovavano dimora in questa area cimiteriale affidando così la loro anima alle preghiere dei monaci che la gestivano.

Il fatto che si trovino nel Rione Sanità sono il valore aggiunto di una visita che porterà dritta nel cuore pulsante di Napoli, fino alla casa natale di Totò, purtroppo trascurata, chiusa al pubblico e segnata solo da una gigantografia e una spuria bancarella ai suoi piedi.



venerdì 3 dicembre 2021

Cosa vedere a Tivoli in due giorni

 


Se avete un weekend libero andate a Tivoli! Sia che siate di Roma, quindi estremamente vicini, sia che dobbiate fare un viaggio un po’ più lungo per raggiungerla, vale sicuramente la pena dedicarle del tempo.

A parte la bellezza di un centro storico vivace e ben tenuto, infatti, ci sono tanti e tali siti monumentali e  archeologici da visitare, che due giorni sono assolutamente necessari.

Perciò, armatevi di biglietto cumulativo, acquistabile sia online sia in una qualsiasi biglietteria dell’Istituto autonomo Villa Adriana e Villa d’Este (Le Villae) e partite per un meraviglioso tuffo nel passato.

Tenete conto però che nel suddetto biglietto non è compreso il Parco di Villa Gregoriana (imperdibile!) che invece afferisce al Fai.

I siti, a parte Villa Adriana (che noi abbiamo visitato appena arrivati, sfruttando il fatto che fossimo in macchina, per poi abbandonarla completamente nei due giorni successivi al parcheggio del b&b), sono tutti piuttosto vicini, stretti attorno al centro storico, se non addirittura al suo interno, e facilmente raggiungibili a piedi.

VILLA ADRIANA

Quaranta ettari (dei 120 originari) comprendenti appartamenti residenziali, terme, ninfei, padiglioni, giardini e luoghi sacri, immersi in una vallata verdeggiante e ricca di acqua, ai piedi di Tivoli. Occorrono almeno un paio d’ore per girarla tutta, ammirandone tutta la bellezza e pensando che è appena una piccolissima parte di quella visibile, considerato che i vari edifici erano collegati fra loro da tutta una rete viaria sotterranea, carrabile e pedonale. Un luogo stupefacente e pieno di suggestioni.

 

VILLA D’ESTE


250 zampilli, 60 polle d'acqua, 255 cascate, 100 vasche, 50 fontane: numeri infiniti per giochi d’acqua, grotte e musiche idrauliche incredibilmente sorprendenti. Ogni due ore a partire dalle 10:30 conviene trovarsi nei pressi della Fontana dell’organo, così chiamata per il meccanismo ad acqua presente al suo interno, che riproduce suoni musicali. Un’opera di ingegneria idraulica che suscitava grande meraviglia all’epoca della sua costruzione (tra la fine del ‘500 e i primi del ‘600) ma anche adesso. Ogni fontana ha un nome, ogni angolo nasconde getti d’acqua, attivi o spenti, compresi i muretti che delimitano le scalinate. Completano il quadro  grotte, giardini labirintici, le tre peschiere centrali e la facciata imponente di questa maestosa villa i cui interni, al confronto, passano quasi in secondo piano, pur non essendo affatto meno interessanti.

 

SANTUARIO DI ERCOLE VNCITORE

Quella in ferro è, ovviamente, solo la ricostruzione moderna di come doveva apparire il Tempio di Ercole a suo tempo. Il più grande dei Santuari italici dedicati a Ercole e il secondo del Mediterraneo. Un complesso imponente formato da: un teatro a picco sul fiume Aniene, una piazza delimitata da portici e il tempio vero e proprio, che dalle fondamenta si innalza per quasi 50mt! Il fatto che sorgesse sulla direttrice principale di collegamento tra la campagna romana e gli altipiani appenninici dell'Abruzzo e delle Puglie (via di commerci e transumanza) spiega il motivo per cui fosse anche il più ricco del Mediterraneo: chiunque passasse di qua (ed era un passaggio obbligato) doveva versare la "decima" parte dei guadagni. Non solo! Questa strada (che poi sarebbe divenuta la via Tiburtina) venne addirittura inglobata nel complesso architettonico con un percorso coperto, che fa parte della visita, chiamato via Tecta. Perché Ercole? Perché era venerato sia come dio guerriero sia come protettore di greggi e dei commerci. Poi, decadendo come luogo di culto, divenne sede di una centrale idroelettrica e infine di una cartiera, di cui rimangono tracce molto evidenti che permettono di  ammirare questo curioso esempio di architettura industriale.

 

MENSA PONDERARIA

Andare a Tivoli e non prenotare una visita alla Mensa Ponderaria sarebbe un vero peccato! Un unico locale, rinvenuto del tutto casualmente alla fine dell'800 e così ben conservato che ha permesso di identificare con assoluta certezza che si trattasse della "pesa pubblica" posta nel foro della città. I due banconi di marmo sono provvisti di due cavità concave (di dimensioni diverse) per alloggiare i pesi ufficiali di riferimento. Tutto opera di un tale Marco Vareno Difilo, liberto della corporazione degli Herculanei (potente e ricchissimo collegio connesso al culto di Ercole), come si evince dalle numerose “firme” che ha lasciato incise nel marmo. Adiacente il Duomo (o cattedrale di San Lorenzo), così da potersi ritagliare del tempo per vistare anche quello, la Mensa Ponderaria apre solo su prenotazione e la visita è guidata da appassionati archeologi, dura circa mezz’ora ed è assolutamente imperdibile!

 

PARCO DI VILLA GREGORIANA

Boschi, sentieri, cascate e grotte: una forra tutta disegnata dall'acqua, con un nome inquietante (Valle dell'Inferno) in cui ci si inoltra con uno sguardo verso l'acropoli di Tivoli a incombere sulla testa! Un punto di vista diverso dal quale ammirare la città, camminando fra più di 74 specie di alberi, sotto il fragore della Grande Cascata, passando per i resti della villa romana di Manlio Vopisco e risalendo dalla parte opposta, al cospetto dei TEMPLI DELLA SIBILLA e di VESTA. Un luogo davvero unico e bellissimo. Il percorso è abbastanza agevole, certo richiede scarpe adeguate e prevede tratti in salita. Da qui è molto bella anche la visuale del Ponte Gregoriano, affascinante struttura ad arcata unica, fatta costruire da papa Gregorio XVI.


 

Quello che non abbiamo potuto visitare, purtroppo, è il simbolo storico di Tivoli, la Rocca Pia, visitabile purtroppo, causa Covid, solo in giorni specifici (pochi in un mese) e ovviamente non coincidenti con quelli in cui noi ci trovavamo sul posto. Ma al di là dei luoghi specifici, Tivoli è molto bella e interessante anche da visitare senza meta, gironzolando nel quartiere medievale, per esempio,



 e imbattendosi nella Casa Gotica, una abitazione tardomedievale in travertino, con merlature e dettagli stilistici davvero suggestivi.



DOVE DORMIRE

A Tivoli abbiamo dormito, per due notti, in un posto bellissimo e carico di suggestioni. Che si chiama "Antica villa di Bruto" non per caso. Nel terreno circostante (incluso nella proprietà) sorgono infatti i resti di quella che, presumibilmente, era la dimora del senatore  Marco Giunio Bruto Capione, oppure, secondo un'altra ipotesi, del giureconsulto  Marco Bruto, padre di Marco Bruto Oratore ed ascendente di quel Bruto che fu uno dei capi della cospirazione contro Cesare. In entrambi i casi, decisamente non dei proprietari qualsiasi... Nel soggiorno quindi è inclusa una visita (del tutto gratuita) ai resti della villa, guidata dai titolari e condita di racconti e aneddoti stupefacenti.



Insomma: un viaggio nel viaggio! Completano il quadro svariati ulivi, di cui alcuni secolari, e il panorama dalle finestre della camera, così come dalla sala della colazione, che abbraccia la piana sottostante fino a Roma e alla Cupola di S.Pietro. Luogo assolutamente indimenticabile.

DOVE MANGIARE

Ristorante Il Coccio, per una serata romantica: pareti in pietra, grandi vetrate e vista incantevole. Antipasto per due assolutamente consigliato, ricchissimo di assaggi che spaziano dai salumi, ai formaggi, ai fritti, a preparazioni di vario genere. Ci tornerei per assaggiare la pizza che, da ciò che ho potuto vedere, sembra meritare.

Ristorante Alfredo alla Scaletta, trattoria familiare che si tramanda da generazioni e offre piatti robusti della tradizione romana. Assolutamente imperdibile l’amatriciana con pasta fatta in casa.



mercoledì 1 luglio 2020

Napoli tutta per noi


La prima cosa che ho pensato arrivando a Napoli (oltre a “devo portare la mascherina anche all’aperto perché qui è obbligatoria non solo nei luoghi chiusi”) è stata: “perché non mi sono decisa prima?”.
Un piccolo viaggio (in treno) prenotato per il 10 giugno 2020 in tempi non sospetti, quando la pandemia era ancora in incubazione e le speranze per il futuro tutte rosee.
Ma non abbiamo mai voluto disdirlo, un po’ fiduciosi nella sorte, un po’ spericolati ottimisti a oltranza. Poi c’è stata la riapertura del 3 giugno, quella che consentiva lo spostamento da una regione all’altra.
Un po’ di ansia, molti dubbi, parecchie remore. Tutti sciolti pensando che in fondo noi il treno lo prendiamo ogni giorno per andare al lavoro e che alla fine con le stesse attenzioni che adottiamo qui avremmo potuto lentamente riprendere a viaggiare.
Partendo da vicino.

Napoli è una città davvero sorprendente. E vederla di questi tempi, senza turisti, piena solo della sua gente, è stato ancora più bello.
Un mondo a parte in cui arde un fuoco perpetuo di passione, veracità, valori forti e senso di appartenenza di cui il vulcano che lo sovrasta è un imponente ed emozionante simbolo.

Una giostra di colori e odori che spaziano dall’azzurro del mare alle tinte forti dei panni stesi ovunque: penzolanti dalle finestre, da fili tirati da una palazzo all’altro, su stendini piazzati direttamente per la strada; 





dall’aroma delle sfogliatelle calde al profumo di detersivo, di ammorbidente, di peperoni arrostiti e di soffritto di cipolla.

Napoli conquista così, con l’inconsapevolezza con la quale sembra convivere con tutti i suoi tesori, evidenti e nascosti. Che ci siano turisti o meno, la sua bellezza, anziché ostentata, è vissuta fieramente e direttamente lì, fra la sua gente, 

nei mercati, 








nei vicoli,

nelle sue piazza più famose,



lungo i viali alberati del Vomero, 

dall’alto della terrazza di Posillipo

e dal basso di quella città parallela, e ammaliante, che è la Napoli sotterranea, visitabile da uno dei suoi tanti ingressi, ufficiali o meno.
Una sorta di negativo fotografico che racconta la sua storia da un altro punto di vista e che si fa scoprire a fatica, strisciando per cunicoli scuri e (molto) angusti, a 40 metri di profondità, 





ma che è capace, all’improvviso, di svelare scenari incredibili.







Napoli è una città tenacemente abbarbicata al passato e alle sue tradizioni ma anche fieramente protesa verso il futuro. 







Basta fare un giro in metro e scendere nelle varie stazioni per compiere un percorso nell’arte contemporanea che ha il suo fulcro in quella stazione Toledo considerata, non a torto, la più bella d’Europa.


Scale mobili in fondo al tunnel viste dal livello strada
O perdersi nella contemplazione delle tante edicole votive sparse in ogni dove.



Sorprendente lo è per la sua anima tradizionale e moderna allo stesso tempo.
Quella fatta di vicoli sgarrupati e pieni di vita appena dietro la facciata elegante di una piazza centralissima.
E quella degli innumerevoli locali nuovi e di tendenza in cui gustare le sue prelibatezze.
O dei suoi negozi storici ma sempre attuali perché capaci di stare al passo con i tempi.


Se si è minimamente golosi è proprio un guaio, perché a Napoli c’è l’imbarazzo della scelta fra le innumerevoli proposte della sua tradizionale arte pasticciera.

Ma purtroppo per la linea, le tentazioni non si limitano a sfogliatelle, babà e pastiere. Per quanto mi riguarda avevo in progetto svariati assaggi (tutti andati felicemente in porto) di pizza, 

pasta e patate con la provola, 



taralli sugna e pepe, 



cuoppi fritti 

e ogni altra chicca culinaria di cui mi fosse preventivamente giunta notizia. 
E mai una delusione, mai un rimpianto per aver scelto una cosa anziché un’altra, mai una remora per aver ecceduto nelle calorie (questo almeno fino a quando non mi sono pesata…).
Il panorama gastronomico è davvero meravigliosamente sconfinato, dallo street food al culto del caffè la cui preparazione riveste un’importanza quasi sacrale di cui solo vedendola direttamente mi sono finalmente resa conto. 

Fino a quel momento mi era parsa un’esagerazione. Ma adesso ho capito anche quanto sia vero che il caffè “solo a Napule ‘o sanno fa’”, perché è proprio diverso. A cominciare da quella lastra di metallo in cui le tazzine (in porcellana spessa, per mantenere ancora di più il calore) vengono tenute in ammollo a testa in giù nell’acqua bollente fino al momento di usarle. 

Talmente bollente che si asciugano all’istante non appena vengono tirate su. Perché il caffè va gustato (molto) caldo. Preceduto da un sorso o due di acqua, roteando delicatamente la tazzina a mano a mano che lo si sorseggia affinché non si perda nemmeno un grammo di schiuma. Quest’ultima è anche il motivo per il quale in molti bar chiedono se lo si voglia già zuccherato: guai a smontarla tuffandoci dentro rozzi granelli. E guai a usare zucchero di canna o dolcificanti artificiali. Li hanno in qualche anfratto sotto il bancone, giusto per quei (poveri) clienti che ancora non hanno capito nulla della vita.
E come fa a essere banale o comune un caffè cui vengono tributate tutte queste attenzioni?

A Napoli c’è moltissimo da vedere, oltre che da vivere.  Se non fossero sufficienti il lungomare, 


l meravigliosi scorci e gli innumerevoli punti panoramici
Gradini del Petraio



Bosco di Capodimonte


il Vesuvio,

il mercato di Pignasecca, le varie piazze ognuna diversa dall'altra,


 i castelli, le roccaforti, 







le singole anime di ogni quartiere, 


c’è anche tutto un patrimonio artistico da visitare.



Nel particolare periodo di lenta riapertura post pandemia molti luoghi erano ancora chiusi. Non abbiamo potuto vedere il Cristo velato, né il chiostro maiolicato del Monastero di Santa Chiara. E dopo aver attraversato la città e fatto una scarpinata in salita abbiamo trovato chiuso il Cimitero delle Fontanelle che avrei tanto voluto visitare.
Ma in compenso abbiamo visto una via San Gregorio Armeno incredibilmente vuota, quella in cui, ci dicono, sotto Natale non si riesce nemmeno a entrare. 


E osservare così a lungo, indisturbati, tutte le meraviglie artistiche dei presepi.



Abbiamo scovato un posto incredibile come l’Ospedale delle bambole, 



attività di restauro che si tramanda dal 1800, attraversando quattro generazioni e continuando a dare forma e corpo ai sogni e ai ricordi
(la visita all’interno del museo-laboratorio costa 5€ e li vale tutti).






Ho finalmente potuto realizzare il progetto di visitare il Parco Vergiliano di Piedigrotta, per mettere l’ennesimo tassello al mio amore per Giacomo Leopardi e visitarne così la (presunta) tomba.




Napoli mi è piaciuta tantissimo e mi ha lasciato dentro la voglia di tornarci prima possibile per recuperare tutto ciò che non è stato possibile vedere ma soprattutto per riassaporarne l’atmosfera che difficilmente è esprimibile a parole. Bisogna viverla, non si può raccontare.


Qualche suggerimento

Per dormire
L’arco e il vico due camere in un appartamento ristrutturato di recente all’interno di un vecchio palazzo nei vicoli appena dietro piazza Borsa e a 100 metri dalla fermata metro. Affascinante per il contesto, comodo per l’ubicazione. Simpaticissimi e molto disponibili i proprietari.

Per mangiare

Trattoria da Nennella ai quartieri spagnoli per una cucina tradizionale, robusta, senza fronzoli e soprattutto in un clima di allegria e folclore.

Osteria da Antonio per il pesce. Piccolo e delizioso locale a conduzione famigliare nei pressi del porto. Facendosi consigliare da Andrea tutto quello che non compare sul menu.

Panificio Coppola al mercato Pignasecca per dei taralli sugna e pepe senza paragoni.

La Sfogliatella Mary, sotto la Galleria Principe Umberto ovviamente per le sfogliatelle (ma anche per i babà!).



Pasticceria Poppella per i “fiocchi di neve”, dolcetti paradisiaci di loro invenzione a base di una soffice pasta ripiena di crema di latte, panna, ricotta e molti segreti.


Antica pizza fritta Zia EsterinaSorbillo in piazza Trieste e Trento. Si ordina, si paga e poi si viene dotati di un numeretto che significa attesa paziente sul marciapiede. Poi si gusta così: bollente, colante, rigorosamente in piedi. Ma è quanto di più paradisiaco si possa immaginare. Altrimenti si va nell’altra sede di via dei Tribunali dove la si può gustare comodamente seduti, ma non accettano prenotazioni e ci si mette semplicemente in fila per entrare.

Pizzeria Gino Sorbillo lievito madreal mare (anche qui non accettano prenotazioni)

Bar-pasticceria Scaturchio per un ottimo caffè accompagnato da un “Ministeriale”, un medaglione di cioccolato fondente ripieno di una crema di cioccolato e liquore frutto di una ricetta segretissima.



Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...