"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)
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lunedì 16 marzo 2015

#43 Gratin di uova e (besciamella di) spinaci – StagioniAMO! traslocando


Si può scegliere se fare la besciamella con brodo o latte; se metterci il formaggio o meno. Se usare il burro oppure optare per una versione più leggera con l’olio.
Insomma, il piatto in questione si presta a diverse possibilità. Io non amo le uova  (e per la verità, nemmeno tanto gli spinaci...) e questo in quasi 4 anni di blog forse si è capito…
Ho però con loro una sfida aperta: le mangio aspettando che arrivi il momento in cui le adorerò. Perché con un uovo si fa veramente di tutto e allora è inaccettabile, per me, che non piacciano da sole.
Siccome sto avvicinandomi alla conquista di questo amore con pazienza e prendendola molto alla larga, allenando il gusto senza troppi scossoni emotivi, mi allettava l’idea, per il momento,  di “pasticciarle”, nasconderle il più possibile, annegarle in una salsa in cui a predominare fossero gli spinaci.
Dopodiché, trattandosi di un piatto poco “manovrabile” una volta pronto, sarebbe stato carino cuocerlo in cocottine monoporzione…..se solo queste non fossero sperdute in chissà quale scatolone posto in chissà quale stanza scelta come deposito.
E quindi, nell’ unica teglia scampata all’ "incarta/inscatola/scotcha tutto e porta via”, ecco servito, con mezzi davvero di fortuna e il vuoto intorno, il secondo per StagioniAMO!


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Ingredienti (per 2)
500 gr di spinaci freschi
4 uova sode
700 ml di brodo vegetale (o latte)
2 filetti di acciughe sottolio
50 gr di olio extravergine d ‘oliva
50 gr di farina
Briciole di pane tostato e grattugiato
Noce moscata
Sale
Pepe
Pecorino (facoltativo)


Procedimento
Sbollentare innanzitutto gli spinaci mettendoli in una pentola capiente con un dito d’acqua. Coprire e lasciarli giusto il tempo che si affloscino, quindi scolarli e strizzarli bene.
In un altro pentolino scaldare l’olio con metà degli spinaci tritati grossolanamente e i filetti di acciughe. Aggiungere la farina setacciata e, dopo averla ben amalgamata, unire, a filo, anche il brodo (o il latte). Cuocere su fiamma molto bassa (sollevando ogni tanto il pentolino dal fuoco, se necessario), per una decina di minuti o comunque fino a quando non si sarà addensata. Dopodichè profumare con la noce moscata e lasciare raffreddare.

Oliare una pirofila e cospargerla di pangrattato. Sistemarvi all' interno i rimanenti spinaci conditi con un po’ di sale e un filo d’olio.

 Tagliare “a fette” le uova e adagiarle sopra gli spinaci, quindi ricoprire tutto con la besciamella, spolverizzare di pane tostato e grattugiato e di pecorino, quindi passare in forno (funzione grill) per 5-7 minuti.


lunedì 9 febbraio 2015

#38 Crespelle di grano saraceno con radicchio, prosciutto e besciamella vegetale – Per StagioniAMO! di Febbraio


Io le crespelle, prima d’ora, non le avevo mai fatte.
E forse nemmeno mai mangiate, a pensarci bene.
Mi davano l’idea di inconsistenza. Che non ne valesse nemmeno la pena, insomma.
Avere in sorte il primo di StagioniAMO! mi ha dato l’occasione di provare.
E toccare con mano una realtà del tutto diversa.
L’intento era semplicemente quello di non fare la solita pasta, il solito riso.
Ed è così che mi si è aperto un mondo.
Sarà stato il grano saraceno.
Sarà stato l’entusiasmo per l’ottima riuscita.
L’aver provato con mano che in fondo ci vuole poco e la resa, anche scenografica, è assicurata.
Sta di fatto che io ho iniziato ad amare le crespelle.
E a volerne sperimentare ogni variante e possibilità.
Stavolta è toccato al radicchio, ingrediente principe di questo mese.
E senza nemmeno addentrarmi nella questione delle sue infinite varietà (tutte Igp) di forme, colori e caratteristiche, ho giocato facile utilizzando quello che più facilmente da queste parti si trova sui banchi del mercato: il Radicchio di Chioggia con le sue belle sfere rosse, bianche e rosa.
E già così è stato un tripudio di gusto e bontà.
Provatele e ce lo sapremo ridire!



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Altra grande scoperta fatta realizzando questa ricetta è stata quella della besciamella vegetale, che da tanto desideravo provare.
L'avevo vista svariate volte da lei (che in fatto di ricette semplici ma sempre sfiziose è maestra), fatta con il latte o con il brodo, e ogni volta me ne innamoravo un po' di più. 
Ho impiegato diverso tempo per decidermi a provarla, come è nelle mie abitudini, ma ora che la conosco di certo non la lascio più: è buonissima, non ha nulla da invidiare a quella fatta con il burro e ha convinto ed entusiasmato perfino un estimatore di lasagne e cannelloni preparati secondo la tradizione (quindi con  besciamella classica, a base di burro) come l'amato bene! 

Ingredienti (per circa 10 crespelle/2 persone)

Per le crespelle
65 gr di farina di grano saraceno
65 gr di farina 00
1 uovo
½ cucchiaino di sale
250 ml di latte (circa)


Per il ripieno
1 pallotta di radicchio
1 scalogno
6-7 fette di prosciutto crudo
2 dita di vino rosso
Olio extravergine d’oliva
Sale
Pepe


Per la besciamella
1 carota
1 costa di sedano
1 cipolla
50 gr di olio extravergine d’oliva
50 gr di farina
½ litro d’acqua
Sale grosso
Noce moscata


Inoltre
Granella di nocciole
2 cucchiai di parmigiano



Procedimento
Preparare innanzitutto la pastella per le crespelle che dovrà riposare in frigo per circa 20 minuti.
Disporre le due farine in una ciotola con il sale e aggiungere l’uovo sbattendolo leggermente. Unire gradualmente anche il latte continuando a mescolare con una frusta finché tutti gli ingredienti saranno ben amalgamati e tenendo conto che il latte potrebbe non servire tutto: la consistenza della pastella dovrà essere né troppo densa né troppo liquida. Coprire con pellicola e riporre in frigo.


Passare al ripieno tagliando il radicchio a metà e poi ancora a striscioline. Lavarlo e scolarlo bene. Far imbiondire lo scalogno in una larga padella con poco olio, unire il radicchio. Salare (con moderazione, considerando al presenza del prosciutto), pepare e, dopo qualche minuto, sfumare con il vino, quindi aggiungere il prosciutto tagliato a striscioline e far saltare il tutto a fuoco sostenuto Spegnere il fuoco e lasciare raffreddare.

Preparare la besciamella predisponendo un brodo vegetale con le verdure, l’acqua e un pizzico di sale grosso. Amalgamare farina e olio in un pentolino con una frusta. Aggiungere gradualmente il brodo filtrato, continuando a mescolare. Cuocere su fiamma bassa per una decina di minuti sempre mescolando con una frusta per evitare la formazione di grumi. Togliere dal fuoco, profumare con una generosa grattugiata di noce moscata, aggiustare eventualmente di sale e coprire con pellicola.

Preparare le crespelle: scaldare un goccio di olio in un padellino piccolo, unire un mestolo di pastella facendo roteare il padellino per ricoprirne tutta la superficie e cuocere finché inizierà a rapprendersi. Girare la crespella e terminare al cottura anche sull’altro lato.

Proseguire così fino a  esaurimento della pastella avendo tre accortezze:
-         impilare a mano a mano le crespelle pronte intervallandole con un quadrato di carta forno
-         mescolare spesso la pastella prima di prelevarla dalla ciotola perché la farina di grano saraceno, più pesante, tenderà a depositarsi sul fondo.
-         ungere il padellino ogni 2-3 crespelle


Assemblaggio: avendo tutti gli ingredienti pronti, scegliere una teglia e disporre sul fondo un mestolo di besciamella. Prendere le crespelle e disporre al centro un po’ di ripieno; arrotolarle a mo di cannellone e disporle affiancate nella teglia.


Ricoprire di besciamella, spolverizzare con la granella di nocciole e il parmigiano e passare in forno a 180° per una decina di minuti più altri 5 in funzione grill.


giovedì 29 gennaio 2015

StagioniAMO! – I vincitori


Doveva essere un mese e sono diventati due.
Doveva concludersi molto prima di Natale e siamo arrivati a Carnevale inoltrato.
Ma zitto zitto, un po' in sordina, di riffa o di raffa il primo Contest della rubrica StagioniAMO! è giunto alla conclusione.
Ognuna di noi stagionatrici ha curato la propria categoria, accogliendo con soddisfazione e guizzi di gioia le ricette che a mano a mano arrivavano.
E alla sottoscritta, preposta ai secondi, di ricette con noci e nocciole ne sono arrivate ben……8!
Sapevamo che non sarebbe stato semplice e che la distribuzione fra le categorie non sarebbe stata omogenea (vedere alla voce dolci!).
Ma otto, quando si tratta di decidere, non sono poche e a rendere più difficile la scelta c’era il fatto che fossero tutte meritevoli e che, se fosse dipeso da me, avrei premiato tutti e via!
Ma una decisione andava pur presa e così è stato.
Prima di comunicarla però desidero ringraziare chi ha speso il suo tempo per partecipare.
Chi si è impegnato a ideare, cucinare, fotografare e poi regalarci la sua ricetta.
Chi ha atteso pazientemente che si concludessero i lavori e arrivasse questo giorno della comunicazione dei vincitori.
Quindi il mio grazie va ai blog partecipanti di tutte e quattro le categorie che hanno aderito con entusiasmo alla nostra iniziativa con le loro belle ricette, ma in particolare, per ciò che riguarda la categoria dei secondi, ai seguenti blog:



- Sfizi e capricci by Lauretta, Involtini al gorgonzola e noci croccanti
-Un'arbanella di basilico, Involtini alle nocciole
-Caffè col cioccolato, Cipolle ripiene d'autunno
-Trita Biscotti, Arrosto alle nocciole



Ma è arrivato il momento di dire chi ha vinto!
Per presentazione, originalità, fattibilità, 
Per le foto che la accompagnano,
Perché mi è piaciuta fin da subito,
Per tutti questi motivi e molti altri ancora...

Vince il Contest di StagioniAMO! per la categoria secondi piatti:

con il suo meraviglioso

CRUMBLE SALATO DI ZUCCA E NOCCIOLE

Cara vincitrice,
oltre al libro 

che riceverai non appena mi manderai via mail un recapito cui spedirlo, hai vinto il ruolo di Stagionatrice per il mese di Maggio, sempre per la categoria secondi, in cui potrai esprimere la tua creatività con l'ingrediente che verrà scelto e che ti sarà preventivamente comunicato.

Congratulazioni!!!!!

lunedì 26 gennaio 2015

#36 Mini tartellette con arancia e ricotta – StagioniAMO con (il profumo inebriante del) la vitamina C!


Non solo spremute.
Le difese immunitarie in questo periodo sono proprio bassine.
Le mie, perlomeno, sembra abbiano deciso di prendersi qualche mesetto di ferie e lasciarmi in ambasce a transitare, come niente fosse, da un raffreddore all’altro.
Da un mal di gola all’altro.
Ma a me, lo confesso, la spremuta d’arancia, a parte il profumo inebriante, non è mai piaciuta.
Non mi soddisfa, non mi appaga, non riesco mai ad arrivare fino in fondo al bicchiere.
E per la verità nemmeno oltre un paio di sorsi.
Però l’arancia di per sé mi piace tanto e in tutti i modi, sia nel dolce sia nel salato.
Il risotto agli agrumi di Sicilia, tanto per dire, è un piatto (di un noto ristorante isolano) per il quale farei follie.
Le scorzette ricoperte di cioccolato fondente, il pollo all’arancia, la torta fatta con buccia e succo di un’arancia intera, lo yogurt agli agrumi…sono tutte cose che compensano abbondantemente la mia scarsissima propensione al (sano ma inviso) bibitone di spremuta.
L’insalata di finocchi, arance e olive è il mio pranzo di almeno un paio di volte alla settimana da novembre a maggio inoltrato.
Sarà per questo che amo alla follia persino il profumo della zagara.
E che giusto l’altro giorno ho comprato una crema per le mani al profumo di fiori d’arancio, mentre in forno cuocevano questi dolcetti a completamento del menu di gennaio della nostra rubrica.

Ma a proposito di StagioniAMO! Volete sapere chi ha vinto il Contest?
Restate connessi, che prima della fine della settimana sarà sciolto il riserbo!


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Ingredienti (per 12 tartellette)

1 rotolo di pasta brisèe pronta
120 gr di ricotta vaccina
60 gr di marmellata di arance amare
2 tuorli

Inoltre:
1 arancia bio
150 ml di acqua
100 gr di zucchero
Una manciata di pistacchi
1 pizzico di sale
Burro per lo stampo


Procedimento
Con l’aiuto di un coppapasta (o di un bicchiere rovesciato) ricavare dalla pasta brisèe dei dischetti con cui foderare gli stampi da muffin precedentemente imburrati. Bucherellare la superficie dei dischetti con una forchetta e riporre in freezer per una decina di minuti.

Nel frattempo accendere il forno a 180° e preparare la farcia. Mescolare la ricotta con la marmellata, il sale e i due tuorli. Riprendere gli stampi dal congelatore e farcirli con un paio di cucchiaini scarsi di composto.
Far cuocere per circa 10 minuti, dopodiché abbassare la temperatura del forno a 160° e completare la cottura per un altro quarto d’ora o fino a quando le cartellette non avranno assunto un bel colore dorato sui bordi e sulla superficie.

Far raffreddare bene prima di toglierle dallo stampo.
Mettere lo zucchero con l’acqua in una padella e farlo sciogliere a fiamma bassa, quindi unire l’arancia affettata sottilmente con tutta la buccia e far caramellare per circa 10 minuti, fino a quando risulteranno lucide e trasparenti.

 Far intiepidire e metterle a scolare su una gratella.

Decorare le tartellette con le fettine di arancia e cospargere di pistacchi tritati grossolanamente.

lunedì 15 dicembre 2014

#31 StagioniAmo con Babbo Natale - Medaglioni di ricotta, broccoletti siciliani e pinoli


La nostra rubrica non si ferma nemmeno per le feste.
Per le feste anzi si concia e si veste di…verde broccolo.
E fra tante ricette che lo vedono protagonista anche per la sera della Vigilia, (almeno qui nel Lazio con quelli pastellati e fritti), noi stagionatrici compulsive abbiamo scelto piatti tutto sommato light (si fa sempre per dire, eh!) come naturale compensazione a tutti i pranzi comandati che ci aspettano dietro l'angolo.
Dalla frittata di broccoli e salsiccia (al forno però!) servita come antipasto da Marzia, alle Orecchiette con broccoli e acciuga scodellate da Federica è stato tutto un profluvio (e un effluvio) di crucifere per la gioia di tutti i condomini, a Roma e zone limitrofe, così come a Torino.
E manco ci fossimo messe d’accordo abbiamo tutte e tre scelto i broccoli siciliani, quelli il cui cespo sembra quasi un bouquet da sposa, almeno per l’impugnatura.
Di una sposa molto originale, certo.
Ma va da sé che qualsiasi variante, di forma o colore vogliate apportare, scegliendo broccoli bianchi,verdi, gialli, neri o viola, andrete comunque bene.
E vista l’enorme versatilità ci si può veramente sbizzarrire.
Io da un po’ mi sono data ai secondi di verdura.
Poi che siano polpette o medaglioni, crocchette o polpettoni, hamburger o quenelle, poco importa.
Basta che non sia la solita carne.
Almeno fino all'abbacchio del pranzo di Natale e al cotechino con lenticchie del 31!

L’appuntamento è lunedì 22 nella cucina di Crumpets&Co, per il dolce…anche quello a base di broccolo, certamente!
Cosa si inventerà Terry questa volta?
Una settimana esatta e lo scopriremo e nel frattempo....non dimenticate il nostro contest!!!


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Ingredienti (per circa 8 medaglioni)
500 gr di broccoletti lessati (quattro cespi piccoli, circa 1 kg di peso totale al lordo degli scarti)
200 gr di ricotta di mucca
50 gr di pecorino
30 gr di pinoli
1 cucchiaino raso di curcuma
Peperoncino
Sale
Olio extravergine d’oliva
Pangrattato (da pane raffermo tostato)


Procedimento
Pulire i broccoli, lavarli, dividerli in cimette e cuocerli in acqua bollente per circa 15 minuti. Scolarli, passarli velocemente sotto il getto dell’acqua fredda e lasciarli raffreddare nello scolapasta.
Quando saranno tiepidi trasferirli in una ciotola e schiacciarli con una forchetta (volendo li si può anche passare al minipimer, ma io preferisco un risultato più grossolano).
Unire la ricotta e i pinoli tritati anche quelli grossolanamente; aggiungere di seguito pecorino, sale, peperoncino e curcuma e amalgamare bene il tutto lavorando con una forchetta. Se il composto dovesse risultare troppo morbido, aggiungere un paio di cucchiai di pangrattato. Prelevare una porzione di impasto e dare forma ai medaglioni (io ho fatto a mano, ma volendo essere precisi e accurati si potrebbe usare anche un coppapasta…) quindi, dopo averli passati nel pangrattato, disporli su una teglia ricoperta di cartaforno e leggermente oliata.
Accendere il forno a 200°, irrorare i medaglioni con un filo d’olio e cuocerli per una ventina di minuti, senza rigirarli.

- la mancanza di uova nell’impasto li rende particolarmente delicati ma anche più leggeri. Io ho preferito non mettere uova e nemmeno eccedere con ii pangrattato nell’impasto per dare compattezza. Il risultato ci è piaciuto moltissimo: se li si gradisce più dorati in superficie è sufficiente accendere il grill per qualche istante

- ovviamente si possono cuocere anche in una padella antiaderente con un filo d'olio

martedì 25 novembre 2014

Ma no che non t’ammazzo – Polpettine con rucola, arancia e nocciole


Avrei potuto capire se avessimo avuto un giardino.
Non mi sarei stupita più di tanto se come dimora avessimo scelto il mulino di Banderas e tutto intorno si estendessero ettari di campi di grano e chilometri di filari di vite.
Invece abitiamo nella minuscola casetta affacciata sulla statale.
Al primo piano.
E quindi un topolino no, non è concepibile che si aggiri indisturbato sul balcone.
E osi addirittura fare capolino dentro casa.
Sto fetente.
Una domenica sera: ultimi 15 minuti de I Cesaroni che guai a chi ci tocca quell’appuntamento lì.
Con la coda dell’occhio mi pare di veder correre un’ombra dalla portafinestra verso il mobile del televisore.
Un’ombra proprio piccola in realtà, una sorta di pallina da ping pong, che rotola come fosse in discesa.
Nera.
Mi si ghiaccia il sangue ma voglio prendermi in giro e pensare di essermi suggestionata per il fatto che già la scorsa settimana l’amato bene aveva avuto la stessa impressione e per non sbagliare aveva piazzato due pastiglie velenose su entrambi i balconi.
Che si per carità non si fa e sono esseri viventi pure i comuni topolini di campagna, almeno in teoria e idealmente.
Poi accade che ci si trova ad averne a che fare sul serio, e allora provate voi ad alzarvi ogni mattina prendendo a calci le ciabatte per scongiurare un coccolone nel caso in cui di notte quello abbia deciso di infilarcisi dentro, o a battere sulla libreria ogni volta che dovete prendere un libro o tenere a bada crisi isteriche quando si tratta di spostare un vaso, un mobile, una tenda, temendo di trovarselo davanti!
E a lavare con bicarbonato o amuchina pure la frutta da sbucciare (che può sempre averci passeggiato sopra) e a sterilizzare e disinfettare ogni oggetto su cui la mia testa mi dice che può aver messo le sue zampette malefiche.
Quindi tutti.
Cesta della biancheria compresa: i mucchi sono diventati il mio terrore!
Mucchi di panni
Mucchi di libri
Mucchi di giornali
Mucchi di frutta e verdura nelle ceste di vimini sul balcone.
Mucchi di plastica o di carta della differenziata da buttare via.
Tutti potenziali giacigli/nascondigli del fetentello.
E a quel punto temere di veder correre lungo i muri il topetto saltellante e scoppiettante di salute o di ritrovarlo esanime sul pavimento per aver ingerito il cocktail micidiale non fa questa grande differenza: sempre in costante allerta e preda del terrore vivo, io.
E se consideriamo la mia naturale inclinazione alla sbadataggine che mi porta a fare razzia di tutto ciò che ogni minuto mi cade dalle mani, c’è poco da stare allegri.
Anche perché la miopia non aiuta di certo e manca poco che vada a dormire con le lenti a contatto, per non ritrovarmi scoperta nemmeno in quell’attimo fugace in cui mi sveglio, apro gli occhi senza vedere altro che ombre e inforco gli occhiali, tornando finalmente padrona della situazione potendomi guardare attorno con circospezione.
In effetti però nei giorni scorsi cadaveri di topo non ne ho rinvenuti.
E sì che ho spostato mobili, setacciato scaffali, rimosso libri e oggetti vari dalla libreria.
Non c’è anfratto che io non abbia passato al vaglio.
Anche se le pastiglie risultano mangiate: allora deve essersi sbagliato l’amato bene, ho pensato fino a questo momento.
La prova visiva però non lascia più spazio a dubbi: il topo c’è e adesso è pure entrato dentro casa, e presumibilmente se ne sta acquattato dietro il televisore, passeggiando sui fili del decoder, che magari chi lo sa, una botta di fortuna e ci resta attaccato.
L’impressione non è stata solo la mia, difatti l’amato bene si alza, con tutta la calma di questo mondo annunciando: “abbiamo un ospite!”.
E prende a rimuovere con cautela ogni singolo oggetto dai ripiani sopra/sotto/accanto a quello del televisore, con l’intento poi di spostare il mobile e stanare il suo nuovo, sgraditissimo inquilino.
Il quale zitto zitto, così come era entrato, eludendo i nostri varchi, un’oretta dopo, riprende la via della finestra e va a piazzarsi dentro la scarpiera dell’amato bene sita sul balcone.
Una scarpiera artigianale fatta da lui, con ripiani in legno e tendine di bambu.
Un paio d’ore dopo la situazione, pressoché invariata, è questa: noi due armati rispettivamente di spazzolone e scopa di saggina che guardiamo fisso il ripiano sotto il quale siamo certi si sia rintanato, non sapendo esattamente come agire.
Non abbiamo un vero piano.
Ma un obiettivo, almeno io, sì: lo voglio prendere. Vivo o morto.
Lui vuole solo tranquillizzare me senza ammazzare l’intruso perché gli fa pena, ma non sa bene come gestire la cosa, conciliare le due faccende, dividersi tra moglie e topo.
E mentre lui pensa e ripensa, e io fremo e borbotto, un musetto spunta da sotto un paio di Birken.
Minuscolo, simpatico, un cartone animato quasi.
“che volemo fa’?” pare apostrofarci
 Si guarda intorno e fissa lo sguardo su di noi, i due umani-mammalucchi fermi immobili a osservarlo brandendo armi improprie, manco fossero Kalashnikof e Bazooka.
I suoi occhietti pietosi e i nostri sguardi torvi si incrociano per un attimo (quello fatale), in cui il mondo si ferma e tre deficienti (di specie varia) rimangono lì, a guardarsi, incerti sul da farsi
E sorridendo: noi di noi stessi ma pure un po’ di lui che tanto scafato non sembra; lui di noi, che tutta sta paura non dobbiamo incutergliela.
Difatti non fa una piega. Non compie movimenti convulsi, non scappa terrorizzato.
Semplicemente:
Ok via libera! pare dire.
Sti due so’ innocui..
E salta fuori del tutto, con estrema calma, rivelando un corpicino altrettanto piccolo.
Poi lentamente se ne va, da sotto la grata del balcone, giù per il fognolo del pianerottolo o su, lungo i foratini nei muri, questo non è dato saperlo.
Lasciandoci lì a riflettere, coi nostri scopettoni: eroi impavidi, guerrieri indomiti, cavalieri senza macchia e senza paura.
Messi in scacco da un topolino minuscolo.
Troppo simpatico per poter pensare di calargli, con nonchalance,  uno scopettone sulla testa.

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Noci e nocciole, i due ingredienti protagonisti del Contest di StagioniAMO!
Li potete usare indifferentemente all’interno di questa ricetta, che come cascate cascate bene visto che si addicono entrambi. 
E magari pensare ad altre ricette, per la categoria secondi, da lasciarmi a questo link o, nel caso in cui non abbiate un blog, da inviarmi a questa mail, per poter partecipare.
Anche perché la scadenza non è più il 30 novembre:

IL CONTEST è PROROGATO FINO AL 31 DICEMBRE!!!

Non ci sono proprio più scuse per non cimentarsi nella sfida: vi aspetto!


Ingredienti (per 4 persone)

500 gr di macinato scelto di manzo (o misto manzo e maiale)
2 uova
1 patata lessa
50 gr di parmigiano grattugiato
30 gr di nocciole tritate grossolanamente
Succo e buccia di un’arancia
Un bel mazzetto di rucola
Qualche cucchiaio di pangrattato
Peperoncino
Sale
Olio extravergine d’oliva


Procedimento
Raccogliere il macinato in una ciotola e “condirlo” con le due uova leggermente sbattute, la patata schiacciata con la forchetta  (o frullata al minipimer) e il parmigiano. Unire anche la scorza grattugiata dell’arancia, il sale e il peperoncino; da ultimo aggiungere metà delle nocciole tritate e la rucola spezzettata. 

Amalgamare con cura il composto e formare delle polpettine grosse quanto una noce. Unire la restante granella di nocciole al pangrattato, salare leggermente e rotolarci dentro le polpettine. Disporle quindi in una teglia oliata, irrorarle con il succo d’arancia e cuocere in forno a 180° per una ventina di minuti rigirandole, delicatamente, una sola volta.






lunedì 17 novembre 2014

#27 StagioniAMO da favola - Tortino di zucca, patate e cipolle

Non posso fare a meno di pensare alla carrozza di Cenerentola, quando la guardo.
 (dal web)
E il fatto che sia stata solo l’incommensurabile generosità di una Fata Turchina (che come condizione aveva posto giusto la questione dell’orario…) ad aver trasformato una zucca in carrozza la rende, ai miei occhi, ancora più simpatica e affascinante.
Anche se il tutto aveva una durata assai limitata nel tempo e suscitava una profonda antipatia per quell’imbranato del principe che, tutto preso dal ritrovamento della scarpetta, abbandona quel barlume di perspicacia che aveva avuto fin lì di correre dietro alla misteriosa ragazza.
Salvo poi mettersi a cercarla  per mari e per monti.
Ma tanto bastava per pensare che sì, qualsiasi zucca potesse trasformarsi in un cocchio dorato.
E far sì che la fantasia, almeno da queste parti, perdurasse oltre la soglia dei 40 anni (e non accennasse, ancora, a spegnersi).
Certo quella era tutta infiocchettata e scintillante, con grandi ghirigori e una forma ben più che aggraziata.
Le zucche con cui solitamente ho a che fare io sono mostri informi perlopiù inafferrabili perfino con due braccia, di una decina (minimo) di chili l’una.
Da dividere abbastanza in fretta (una volta aperta) in tanti spicchi (eufemismo per definire pezzature dal chilo in su) da distribuire al maggior numero di persone che possano mai venire in mente.
Ma io sono sempre molto felice quando mi trovo ad averci a che fare, anche se mi coglie un po’ l’ansia da esubero.
Anche se passo pomeriggi a sbucciarla, farla a tocchetti o a fettoni, pesarla e insacchettarla.
(E a etichettare i sacchetti)
Anche se mi ritrovo il congelatore ingolfato fino all’arrivo dei primi caldi.
Anche se devo escogitare ogni volta trucchetti più sofisticati per somministrarla di nascosto all’amato bene senza che se ne accorga (troppo).
Che in certi casi altro che la Fata Turchina mi servirebbe.
Perché io il piatto a base di zucca che amo di più è il semplice risotto, solo olio e cipolla e al massimo una fogliolina di salvia.
E lì c’è poco da nascondere: allora devo rassegnarmi a prepararlo solo per me.
È pur vero tuttavia che con la zucca si fa proprio di tutto.
Dall’antipasto ai dolci, passando per i primi (asciutti e in bordo), i secondi e pure i contorni.
Declinandola in tortini, piatti unici, e ripieni per paste all’uovo.
Creme, vellutate e mousse. Dolci e salate.
E ancora budini, confetture e salse piccanti d’accompagnamento (memorabile il chutney di zucca ricevuto in regalo lo scorso anno!).
E poi, carrozza di Cenerentola a parte, mi fa pensare proprio a un contenitore: per servire una pasta, un risotto.
Per intagliarla (non necessariamente con la faccia da mostro) e metterci dentro candele.
Per svuotarla e trasformarla (senza l’ausilio di una bacchetta magica) in vaso riempiendola di terra e fiori, ma anche di acqua e tea light.
Oppure senza tanta fatica: riservare quelle grandi alla cucina e prendere qualche piccola zucchetta decorativa, ognuna di una forma diversa magari, semplicemente da tenere lì.
Per ammirarle seduta davanti al camino scoppiettante, con Venceslao sulle ginocchia, in attesa che arrivi, anche per me, sta benedetta Fata Turchina.

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Niente cotture preventive della zucca. Nessuna prelessatura né abbrustolitura in forno per conto proprio.
Tagliata a fette non troppo spesse (ma nemmeno così sottili), intervallata a strati con cipolle e patate, si cuocerà perfettamente come una qualsiasi altra pietanza che necessiti del forno.
Basta tagliare/stratificare/condire e via: il resto lo farà il forno e il risultato sarà altamente appagante!

Ingredienti
Un bel pezzo di zucca da circa 500 gr
3 patate medie
1 cipolla bianca grande
80 gr di parmigiano
Una ventina di foglie di salvia
Noce moscata
Peperoncino in polvere
Sale
Pepe
Olio extravergine d’oliva
2 cucchiai di pangrattato

Procedimento
Affettare la cipolla, le patate e la zucca non troppo sottili, oliare una teglia preferibilmente in pirex in modo che gli strati di colore siano visibili e comporre il tortino nel modo seguente:

cipolle/sale/pepe
patate/noce moscata/parmigiano
zucca/salvia/sale/peperoncino

…proseguendo fino a esaurimento degli ingredienti o dello spazio nella teglia.

Terminare con uno strato di zucca, cospargere tutto di pangrattato e parmigiano, completare con un giro d’olio e infornare in forno già caldo a 200° per circa 35-40 minuti o finché, infilzando uno stecco lungo nel tortino, questo non incontrerà resistenza.


Note:
-         si può conferire un sapore più deciso miscelando metà parmigiano e metà pecorino
-         non serve mettere olio fra uno strato e l’altro, nel caso limitatevi proprio a un filo e non fra tutti gli strati.

Appuntamento lunedì prossimo nella cucina di Crumpets&Co. per il dolce di Terry, io intanto 
VI RICORDO IL NOSTRO CONTEST CHE STA PER SCADERE!!



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