"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)
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martedì 3 marzo 2015

I profumi dei miei viaggi

1)      HENNè – DUBAI

Io faccio l’hennè da quando avevo dodici anni.
All’epoca vivevo in Arabia Saudita e lì era una consuetudine comune e normale.
Ma io ho proseguito questa abitudine negli anni e la conservo tuttora, trovando irrinunciabile quei riflessi rossi sui capelli.
Lo si trovava al suk, nella parte vecchia di Jeddah, venduto sfuso e riposto in sacchetti di iuta. Era vero hennè, senza sorprese e senza pericolo di coloranti artificiali che potessero scatenare allergie.
Ha un odore molto particolare, più gentile quando è secco; forte e prorompente quando viene miscelato a tè o caffé prima di essere passato sui capelli (o anche sulla pelle secondo la tradizione di alcuni popoli).
L’odore di hennè mi ricorda i paesi arabi, quel caldo umido che sa di spezie e di dolciastro.
L’ho ritrovato vagamente in Egitto, poi un po’ in Tunisia e in Turchia, ma soprattutto, forte e  inconfondibile, nella avveniristica Dubai, in quel mercato delle spezie dove ne ho comprato mezzo chilo, pur ritrovando poco o nulla del vecchio, autentico hennè.
L’odore però sì, era lui e ogni volta che riapro il sacchetto mi ritrovo davanti l’immagine del fiume solcato dagli abra di legno, gli immensi e folli centri commerciali con piste da sci e acquari smisurati, l’infinita Burj Khalifa che punta dritta verso il cielo e il quartiere vecchio, nonché nucleo originario, di quella strana, artificiosa ma per me bellissima e indimenticabile città.

2)      GELSOMINO-TUNISIA

Il vero gelsomino ha fiori radi e profumo molto intenso, inconfondibile. Tuttavia esiste una varietà di fiorellino bianco che gli somiglia molto e con cui fanno siepi folte e rigogliose, dal profumo così intenso che qualche volta è perfino fastidioso. Quello del gelsomino vero no: è così tenue e delicato da non risultare mai invadente. Mi ricorda molto la Sicilia, certo, ma soprattutto la Tunisia, e un bellissimo complesso in cui avevamo scelto di soggiornare. I suoi miniappartamenti, dopo le pulizie, venivano letteralmente cosparsi, ogni giorno, di piccoli mazzetti di gelsomino. Li ritrovavamo in bagno, nell’armadio a muro,  sui comodini accanto al letto e poi nella immensa hall e in tutti gli altri spazi comuni. Era un effluvio costante che ancora adesso, a distanza di anni, ricordo perfettamente e che mi riporta alla mente le immagini di quella prima, lontanissima vacanza.



3)       ODORE DI BRACE – SUDAFRICA

Una delle abitudini universalmente praticate in Sudafrica è quella del Braii, cioè il barbecue, vera istituzione del posto. Esistono aree attrezzate praticamente in ogni luogo: lungo le autostrade, intorno alle grandi città, nei paesini sperduti, nelle aree di sosta dei parchi e delle riserve faunistiche.
Luoghi in cui è possibile trovare fornelletti a gas su cui cuocere uova o mettere a bollire il tè e poi i classici barbecue su cui arrostire ciò che si vuole.

A volte sono così affollati da non riuscirne a trovare uno vuoto. E l’odore di carne alla brace è ciò che più mi ricorda quel continente così strano e  contraddittorio. Bellissimo e incredibilmente variegato.
(N.B.: il povero ippopotamino è solo rappresentativo del Sudafrica, ma non ha nulla a che vedere...con la brace!)


Per Norma , che ha pensato questo bel tema e per "Il senso dei miei viaggi" di questo mese.

giovedì 29 maggio 2014

Spettacoli e manifestazioni dei miei viaggi

Il Senso dei miei viaggi, la rubrica ideata da Monica di Viaggi&Baci diventa itinerante!
E per una rubrica che riguarda i viaggi la cosa non è nemmeno tanto strana…
Ogni 20 del mese non più da lei ma, a turno, dai blog che si sono resi disponibili ad aiutarla in questa avventura cui lei non poteva più stare dietro per mancanza di tempo.
Siccome però quello con le 3 foto di viaggio a tema era diventato un appuntamento fisso con un seguito sempre più ampio, l’iniziativa non poteva finire lì.
Ecco perché è stata escogitata questa staffetta che vedrà protagonisti, di volta in volta, i blog ospitanti.
È il turno di Annalisa, che ha scelto appunto il tema degli spettacoli e delle manifestazioni cui si è assistito in viaggio.
Subito mi sono venuti in mente gli Studios a Los Angeles, e tutte le diavolerie condensate in quel parco giochi che è poi un cinema a cielo aperto.
Poi gli spettacoli all’interno e  al di fuori di tutti gli alberghi di Las Vegas, che per vederli tutti bisognerebbe dormirci (si fa per dire) almeno una settimana!
Infine ho pensato alle bellissime danze polinesiane, di donne dai capelli lunghissimi, abbigliate con gonne di rafia e corone di tiarè in testa.
Alla fine però la mia scelta è ricaduta su 3 eventi che mi sono rimasti particolarmente impressi perché inaspettati, vissuti del tutto casualmente, per esserci trovati sul posto al momento giusto, senza averlo nemmeno deciso.

La Processione dei Santi patroni Oronzo, Giusto e Fortunato, a Lecce, città magnifica ed estremamente suggestiva.


La Feria de Abril, a Siviglia, evento che richiama turisti da ogni angolo di mondo per vivere una settimana all’aperto, ballando flamenco e organizzando mangiate e bevute.


La corsa dei cavalli su una spiaggia di Djerba, in Tunisia. Perché già un cavallo che corre è uno spettacolo in sé, se poi lo fa sulla riva del mare è ancora più emozionante.





C’è tempo fino 5 di giugno per scegliere 3 foto e “consegnarle” ad Annalisa


martedì 4 dicembre 2012

I libri dei miei viaggi

Stavo per rinunciare, gettando la spugna nell’impossibilità di selezionare solo tre libri fra tutta la mole di quelli che leggo, che ho letto, che  vorrei leggere e soprattutto che, per qualche ragione (anche non sempre di associazione così immediata) mi ricordano un viaggio.
Prima di partire per un viaggio leggo guide certo, libri dedicati ovviamente, opere di autori locali ma poi ci sono altre pagine che, girovagando sul posto, spuntano fuori in modo del tutto inaspettato. Barlumi di citazioni, letture vecchie che tornano alla mente e che solo in apparenza c’entrano poco e niente.
Quindi ho pensato al viaggio stesso, al suo valore di metafora del cammino esistenziale, a quello che da sempre per me, vagabonda apolide per un certo numero di anni (e ancora non del tutto rassegnata alla stabilità), significa.
E quindi ho scelto tre (quattro: la prima "fuori concorso") foto, tre libri, tre viaggi, per il consueto appuntamento della rubrica di Monica (Viaggi e Baci).

1)      Danubio, di Claudio Magris. Quel lungo fiume che attraversa tanti paesi, entra impetuoso in alcune città, caratterizzandone prepotentemente la fisionomia, lambisce i confini di altre regioni ancora e, prima di andare a schiantarsi in mare, porta con sé racconti e storie, culture e civiltà, diventando però, di tutte, il comune denominatore e unificandole sotto quella Mitteleuropea in cui (forse) riconoscersi. Lo collego al viaggio a Vienna, certo, ma prima ancora a quello a Budapest, per quel fiume così smisurato che in alcuni punti sembra mare, con isole al suo interno, e che divide, quasi sfacciatamente, la città in due parti ben distinte, con ponti lunghissimi, interminabili da attraversare, contesti nuovi e completamente diversi in cui trovarsi una volta varcati.

2)      E venne chiamata due cuori, di  Marlo Morgan. Non per lo studio degli aborigeni né dell’Australia in generale ma come viatico per una passeggiata in tutti i deserti del mondo, quelli geografici e quelli interiori. Il più bello: le dune alle porte del Sahara, viaggio in Tunisia.
3)      Tutti o quasi i libri di Herman Hesse: da quel Peter Camenzind che, adolescente lascia la terra natia e parte per andare ad esplorare il mondo, alla sofferta formazione spirituale di Demian; da Siddharta, scritto dopo un viaggio in India, al ruvido e aspro Il lupo della steppaLibri in cui il viaggio è innanzitutto dentro sé stessi, nel tentativo di tracciare la strada più faticosa, quella che conduce alle zone più impervie e oscure dell’anima. I viaggi fra le meraviglie e le asprezze della natura, quelli che aprono spazi di riflessione inaspettati, dove con lo sguardo abbracci un orizzonte infinito (anche in compagnia di un piccolo animaletto) e con il pensiero osi affacciarti  appena, in punta di piedi, sulla soglia della tua anima, scavando piccoli solchi che poi da soli si moltiplicano. La costa ovest degli Stati Uniti sortisce questo effetto molto spesso, dai tanti chilometri percorsi in completa solitudine sulle sue strade interminabili, e che diventa facilmente ricerca e immagine di quel pellegrinaggio che è la vita stessa, ai panorami sempre diversi che regala.Come lo scorrere impetuoso dell’acqua e l’erosione che questa provoca: sulla roccia come nei pensieri. 


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