"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)
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venerdì 25 luglio 2014

Se proprio insisti… - Cheesecake "quasi" light


Tale e tanta è stata la gioia di ritrovarmi all’improvviso ad avere del tempo tutto per me che mi è venuto istintivo, naturale, quasi vitale, lanciarmi in attività al limite dell’umana decenza.
Come per esempio quella di accendere il forno un giorno sì e l’altro pure, al punto da finire preda di crisi mistiche e sentir crescere forte e chiara dentro di me la voglia di polenta, crostini stracchino e salsiccia, strudel di mele e piatti rigorosamente invernali, possibilmente ipercalorici e vergognosamente grassicci.
O come quella di stirare, in pieno luglio, giusto in concomitanza con quel timido e fugace accenno di caldo vero, mentre imperversava il primo ( attesissimo, considerata la stranezza climatica di questa estate) passaggio di Caronte e il termometro sfiorava, allegramente,  i 35°.
Attività peraltro, da quel famoso momento in poi, subitaneamente abbandonata dalla sottoscritta e delegata vita natural durante, nei secoli dei secoli a venire, al volenteroso amato bene.
Che non aveva capito, sul momento, di aver azzardato una mossa incauta.
Della quale avrebbe pagato le amare conseguenze a vita.
Di essersi fregato per sempre, insomma.
Per tutto l’inverno infatti s’è stirato autonomamente camicie della divisa e magliette (sue e mie) uscite un po’ troppo stropicciate dai 1200 giri di centrifuga utili all’asciugatura col tempo brutto.
Di quelle da non poter proprio solo acciaccare col palmo della mano e sedercisi sopra con tutto il peso per “stirarle” alla buona.
Qualche volta s’è stirato pure una camicia mia, un pantalone messo lì, a caso, in attesa che qualcuno, sempre a caso, si prendesse la briga di poggiarlo sull’asse, passarci sopra la piastra rovente, sbuffarci quattro-cinque svaporate e riportarlo così all’antico splendore.
Insomma, sono stata completamente sollevata dal compito di prendermi cura della montagna di panni da stirare (e pure da raccogliere dallo stendino perché a quel punto uno approfitta, coglie l’attimo e tende a levarsi di dosso, in un sol colpo, più mansioni possibile).
Che poi, come li ritira lui, i panni dallo stendino, come li ripiega, come li rimette a posto…io non potrei mai!
Raggiungere vette così alte di perfezione.
E quindi ecco il tutto è finito per diventare assolutamente, esclusivamente, compito suo.
Insostituibile e inarrivabile.
Tanto che io ho dimenticato perfino come si carica la caldaietta del ferro da stiro (“Ma te lo ricordo io, se vuoi”, si offre sempre speranzoso l’amato bene. E io approfitterei pure di tanta generosità se non fosse che, appunto, non mi sognerei mai di toglierli il primato faticosamente raggiunto dei 5minuti a camicia, non uno di più!)
Tuttavia, dicevo all’inizio, tale e tanta è stata la gioia di ritrovarmi un po’ di tempo libero in più e così innato e duro a morire il desiderio di prendermi ogni tanto amorevolmente  cura di lui, che un bel giorno, l unico, dal solstizio d estate in poi in cui abbia fatto veramente caldo, alle ore 14:35, mentre la casetta ardeva come la cupola imbiancata di un forno a legna, le candele in bagno trasudavano autonomamente olii aromatici e le piante in balcone avvizzivano senza scampo sotto i raggi implacabili del sole, gelsomino siciliano compreso, io, caricata l’acqua nella caldaietta, sguainata l’asse da stiro, inforcavo decisa la spina del ferro da stiro nella prima presa utile.
Sbuffi di vapore presero a investirmi senza pietà, avvolgendo e inghiottendo in una nuvola calda, densa e fumogena, tutto il poco ossigeno rimanente.
Ma sprezzante del pericolo e con adamantina dirittura morale, affrontavo indomita ogni successiva azione.
Colletto, polsini, staffe per i gradi, taschino, lo spazio fra i bottoni…via via la camicia prendeva la sua forma originaria e le pieghe si spianavano sotto i colpi della piastra rovente, da mke sapientemente guidata.
E più spianavo più mi sentivo realizzata, felice, soddisfatta, in una parola: a casa.
Ritrovando gesti dimenticati, azioni rimosse, movimenti accantonati per tanto, troppo tempo.
In attesa del ritorno dell’amato bene, per mostrargli tutta orgogliosa la buona azione quotidiana.
Sguardo sbigottito, bocca spalancata per la sorpresa, incredulità dipinta sul volto:
“No!! Hai stirato?!?!
Annuisco con sguardo fiero e aria superiore, alzando appena un sopracciglio.
(non è necessario specificare di aver impiegato quaranta minuti buoni per arrivare a un risultato apprezzabile…)
Una camicia.
 Di tutto punto.
Trovami una piega e ricomincerò da capo”, lo sfido ebbra si soddisfazione e di indomito valore.
Ci pensa solo un attimo, e getta la spugna
No, no è che domenica vojo annà ar mare: così fai piove tutta la settimana! Lascia sta che ce penso io!!
Basta davvero poco a ridefinire ruoli, distribuire equamente i compiti di casa e far passare il tutto per scelte autonome e per niente condizionate.

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Devo assolutamente comprarmi uno stampo a cerniera da 22 cm di diametro. Perché questa torta qua l’ho fatta nel solito stampo da 26, ma per me la cheesecake, fredda o calda, light o ipercalorica che sia, deve essere alta almeno almeno 3 dita.
E quindi ecco, per stavolta è andata così, ma voi usate pure uno stampo più piccolo, che il risultato sarà ancora più goloso!
Da preparare rigorosamente il giorno prima, o al massimo la mattina molto presto per il dopo cena.

Ingredienti (per uno stampo a cerniera da 26 cm di diametro)

Per la base:
300 gr di biscotti tipo digestive
100 gr di burro

Per il ripieno:
500 gr di yogurt greco Total 0%
200 gr di Philadelphia balance 3%
70 gr di zucchero a velo
5 fogli di colla di pesce
Un goccio di latte

Per decorare:
1 vaschetta di more
1 vaschetta di ribes rosso
1 vaschetta di mirtilli

Procedimento
Tirare fuori il panetto di burro dal frigo e lasciarlo ammorbidire.
Mettere a bagno la colla di pesce in acqua fredda.
Preparare innanzitutto la base, imburrando uno stampo a cerniera per poi ricoprirlo interamente di carta forno che in questo modo resterà ben distesa su fondo e bordi.
Raccogliere i biscotti in un sacchetto di plastica e prenderli a matterellate finchè non si sbriciolino grossolanamente. 
Dopodichè, unire il burro ormai morbido e impastare il tutto fino a ottenere un impasto simile a sabbia bagnata (e appiccicaticcia).
Disporlo sul fondo dello stampo, schiacciare col palmo della mano per livellare bene la superficie e riporre in frigo.
Mettere lo yogurt e il philadelphia in una ciotola capiente, unire lo zucchero a velo e lavorare qualche secondo con le fruste elettriche.
Mettere due dita di latte in un pentolino su fuoco basso e non appena sarà tiepido, unirvi la colla di pesce strizzata. Farla sciogliere mescolando con cura e unire al composto di yogurt e formaggio.
Riprendere la base dal frigo e disporvi sopra la crema, livellando bene con il dorso di un cucchiaio inumidito e lasciarla in frigo a rassodare tutta la notte.
Al momento di servirla, passare la lama di un coltello intorno al bordo dello stampo, aprire la cerniera e decorare la torta a piacere con i frutti di bosco o altro.

martedì 25 settembre 2012

Ginnastica e nuovi acquisti - Roulade Foresta Nera al formaggio cremoso di Buddy Valastro



Quale potrebbe essere il guaio peggiore in cui incappare immediatamente dopo aver preso la decisione di preparare una bella torta?
Accorgersi di aver dimenticato qualche ingrediente basilare tipo zucchero o farina?
Si può sempre rimediare e anzi, con un pizzico (in più) di fantasia cogliere addirittura il pretesto per dare vita a una nuova, originale ricetta.
Rendersi conto di aver terminato tutti i vassoi da portata comprati o ricevuti in regalo dai tempi del Dolce forno a oggi?
Poco male: si rovescia su un piatto qualunque e per una volta si rinuncia al set fotografico super accessoriato (casomai si sia mai riusciti ad allestirne uno…)
Finire il gas e non poterla cuocere?
A parte che ormai di bombole ce ne sono poche in giro, si corre da mamma, da una vicina compassionevole, da un fornaio nei pressi…o alle brutte si infila nel microonde e si tenta il tutto per tutto.
Ma in realtà, il vero, più temibile e catastrofico guaio è che, nemmeno dato inizio ai lavori, si rompa lei, la Signora frusta elettrica!
Con l’aggravante che decida di stramazzare (ovviamente) al cospetto di una ricetta complessa e non in un qualsiasi altro, più opportuno momento, tipo alle prese che so, con un ciambellone.
E poi che lo faccia in modo subdolo e nemmeno tanto eclatante.
Così, di botto, come niente fosse.
Semplicemente: nessun segno di vita, alcuna puzza di bruciato (che già potrebbe costituire una fievole speranza), niente fumo dal motorino. Solo silenzio.
E un bottone che clicca, desolatamente, a vuoto.
Proprio mo’?! – ti chiedi.
E vabbè quando te ne potresti accorgere che si rompe una frusta elettrica? Solo quando la vai a riprendere per farci un dolce! – ti rispondi cercando consolazione.
Si vabbè ma io l’avevo riposta che funzionava perfettamente!!
Mi ero pure decisa, quell’ultima volta lì, a scrostargli di dosso tutte le briciole e gli avanzi di impasti storici – consideri, proseguendo nella tua intima arringa.
Che sia stata proprio questa improvvisa quanto insolita tirata a lucido ad averla turbata? Fatto sta che si è piantata lì e non ne vuole proprio più sapere.
Di te, delle tue torte, delle tue idee strampalate di metterti a fare un rotolo.
A quel punto si hanno due possibilità: lasciar perdere tutto e rimandare a un momento più propizio, oppure fare all’antica e cacciare fuori la frusta normale.
Senza motorino e senza agevolazioni di sorta.
Dotata solo di quel fascino vintage indubbiamente innegabile ma di cui al momento potresti fare tranquillamente a meno.
E il fatto che richieda solo puro olio di gomito non sarebbe nemmeno questo insormontabile problema se non fosse che la ricetta in questione (certo!) prevede di sbattere molto a lungo gli album con lo zucchero…e poi (naturalmente) di fare altrettanto con i tuorli.
A quel punto scivolare rovinosamente nei due, inscindibili errori di: a) sottovalutare il problema b) sopravvalutare le proprie forze, è questione di un attimo.
Perché una cosa è certa: una vita di sbattitore elettrico finisce per atrofizzare i muscoli, congelare lo spirito d’iniziativa e inibire fortemente la fiducia nelle proprie capacità.
Le uova sembreranno non montarsi mai. La neve degli albumi non risulterà mai abbastanza ferma.
I tuorli non assumeranno mai quell’aspetto allegro e spumoso.
Ma poi, piano piano, con le forze che verranno meno, ci si rassegnerà al fatto (per nulla evidente) che sì dai andrà bene lo stesso 
e ci si deciderà a infornare, 

pur poco convinti.
E non sarà stato un errore, perché tutta quella fatica spesa, quella pazienza profusa, quell’energia dedicata, produrranno, alla fine della storia, sicuramente un risultato che ripagherà di ogni sforzo!
E il primo morso a una fetta di questo rotolo sarà solo estasi pura….prima ovviamente di ridiscendere con i piedi per terra e fiondarsi a comprare un nuovo, potentissimo sbattitore!

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Ecco però, frusta elettrica a parte, se pensate di mettervi lì, colte dalla voglia improvvisa di dolce, a confezionarne uno in quattro e quattr’otto facendo cadere la vostra scelta esattamente su questa ricetta, passate pure oltre.
Altrimenti preparatevi a svariate operazione preventive come: mettere mano al bilancino di precisione per ogni singolo ingrediente (compresi i 4 grammi di lievito!), sporcare un certo quantitativo di caccavelle, imbrattare di cacao (e formaggio cremoso, of course!) uno straccio di cucina (ovviamente pulito ma possibilmente che non sappia di ammorbidente o di candeggina), e a tirare fuori tutti gli attrezzi utili a confezionare questo bel rotolone ripieno.
Sarà che in tv m’era parso perfino banale e soprattutto rapidissimo (ma del resto bisogna essere Buddy Valastro in persona per sfornare un rotolo meraviglioso, perfetto, senza l’ombra di una sbavatura e soprattutto cotto e assemblato in uno schiocco di dita) o sarà che contagiata dal sacro fuoco mediatico del Boss a un certo punto la situazione deve essermi sfuggita di mano tanto da trovarmi invischiata in tutta una serie di altre reazioni a catena tipo:
decidere, innanzitutto, di utilizzare una delle essenze che mi ha mandato la mia amica americana,
poi di inaugurare finalmente il bellissimo set che sempre lei mi ha mandato
e infine, presa da un inconsueto slancio di altruismo, di mettermi lì con carta, penna, tazze, tazzine e bilancia a convertire tutto in grammi, manco fosse questione di vita o di morte….
fatto sta che per un attimo m’è balenato l’istinto perverso di strizzare il rotolo in questione nel canovaccio preposto a dargli una forma aggraziata….
Per fortuna il mal pensiero è durato giusto un attimo, anche perché quella è davvero la fase finale e se si è arrivati fin lì.....
Ma sarà per tutti questi motivi che la frusta elettrica mi si è suicidata prima ancora di cominciare??

Ingredienti
(Ricetta di Buddy di Valastro con piccole variazioni)

- Per la base:
6 albumi
6 tuorli
1 cucchiaio d’acqua
¾ di tazza di zucchero (io ne ho messa mezza, quindi 65 gr)
¼ di tazza di cacao amaro (20 gr)
½ tazza di farina 00 setacciata (65 gr)
¾ cucchiaino di lievito (4 gr!)
1 pizzico di sale
1 cucchiaino di essenza di vaniglia (io ho usato una bustina di vanillina)

- Per la farcia:
225 gr di philadelphia
3 cucchiai di mascarpone (io ho usato ricotta di pecora)
1 tazza di zucchero finissimo (io ho dimezzato la dose usandone 65 gr)
4-5 cucchiai di marmellata di ciliegie
1 cucchiaino di estratto di vaniglia (io ho usato mezzo cucchiaino di aroma di ciliegia)

- Altro cacao amaro per ricoprire interamente il rotolo

Procedimento
Preriscaldare il forno a 180° e preparare innanzitutto la base dividendo tuorli e albumi in due ciotole diverse e montando questi ultimi molto a lungo (almeno 10 minuti) con lo zucchero e un pizzico di sale, poi facendo lo stesso con i tuorli e il cucchiaio d’acqua.
Unire quindi i due composti e aggiungervi la farina, il cacao, il lievito e la vanillina setacciati.
Foderare una placca con carta forno, spennellarla d’olio e stendervi l’impasto livellando bene, quindi cuocerlo per circa 12-15 minuti.
Nel frattempo aprire su un piano di lavoro un canovaccio pulito e cospargerlo di cacao 
 Quando la base del rotolo sarà pronta rovesciarla sul canovaccio, 
rimuovere delicatamente la carta forno e arrotolarlo subito lasciando che si raffreddi in questo modo.
Nel frattempo preparare la farcia lavorando il formaggio con la ricotta, lo zucchero e l’aroma di ciliegia. Quando la pasta sarà completamente fredda aprirla e cospargerla di marmellata di ciliegie, quindi con il composto di formaggio. Rifilare i bordi con un coltello seghettato e arrotolare stretto dando forma al rotolo.
Disporlo su un vassoio e lasciarlo riposare almeno 3-4 ore in frigo ma meglio se tutta la notte.

Nota: consiglio di prepararlo il giorno prima perché il dolce si assesterà compattandosi, diventando più bello e risultando molto, molto più buono e gustoso. Le foto infatti sono precedenti la “fase di assestamento”, ma il dopo non si è fatto in tempo a fotografarlo!

lunedì 10 ottobre 2011

Meno 2 più 1 diviso 4 …Buon compleanno amore mio!!! – Simil cheesecake “alla greca”



Ha 1 anno e due mesi meno di me e ne va molto fiero.
In particolare sono quei due mesi a fare davvero la differenza.
Quando io, per esempio, ad agosto ne ho compiuti 39 lui poteva gongolarsi (e lo faceva senza remora alcuna) del fatto di averne ancora 37!
Ora che però quei due fugaci mesi di scarto sono irrimediabilmente trascorsi, sono io sollazzarmi con l’inevitabile pareggiamento di conti.
Perché sì, la matematica non  un’opinione e la questione, se è per quello, si potrebbe facilmente risolvere anche contando in mesi anziché in anni.
O in settimane addirittura, che farebbe decisamente più alternativo (e consolatorio, sempre per lui).
Siccome però sono molto buona e capisco la difficoltà di un momento simile…mi limito a gioire tra me e me, senza infierire, e a cucinare per stasera cercando di mettere insieme una cenetta quasi tradizionale, come lui desidera, senza sperimentazioni azzardate né sapori inconsueti.
Già.
Ma tutto è relativo. Bisogna vedere cosa s’intenda per tradizione, termine suscettibile di interpretazioni varie e assolutamente personali, almeno dentro questa casa!
Al massimo ecco, non userò spezie (troppo) particolari, non mi lancerò in abbinamenti di sapori (eccessivamente) azzardati, non mi catapulterò nel fantasmagorico mondo delle pietanze (altamente) elaborate.
Morigeratezza innanzitutto. E rigore scientifico, certamente.
Sul dolce però non ho potuto far altro che uniformarmi a richieste chiare e specifiche, senza deviazioni di sorta o rivisitazioni personali. Del resto il festeggiato è lui.
E la cosa molto curiosa è che ne ha chiesto uno proprio strano, eh?  (sempre per il concetto della relatività di cui sopra..).
Avrei detto assurdo, al limite della realizzabilità, al massimo della sciatteria culinaria, almeno a sentirlo spiegare: un non-dolce rivisitato e trasformato addirittura in torta!
Con soli 4 ingredienti. QUATTRO. Niente cottura, niente spadellamenti, solo un “semplice” e normale assemblaggio. Con un’idea portata direttamente da quelle vacanze.
Poi sarei io quella che sperimenta, eh??!
Sì certo, nella pratica sì, ma per dovere di cronaca mi preme dire che stavolta, con la progettazione del tutto, non c’entro niente. Non è una mia idea!!
Poi vabbè, che io sia stata molto contenta di lanciarmi in una sperimentazione peraltro azzardata e oltre a tutto imposta, è dettaglio del tutto trascurabile.
Posto ciò, vado a illustrare il dessert in questione.
 Ci siamo (plurale maiestatis dal momento che lui nel frattempo, dopo aver lanciato lì l’idea e dato ordini tassativi per realizzarla, si dedicava a smontare e pulire i filtri dei condizionatori in vista dell’inverno..) ci siamo, dicevo, portati avanti sulla tabella di marcia confezionandolo ieri, anche per vedere che effetto faceva (e nel caso correre a ordinare una torta in pasticceria).
E devo ammettere che tutto sommato non sembrerebbe malaccio.
Anzi, vi dirò che mi piace proprio!
Confido nella clemenza degli ospiti, in quella dei loro palati e poi nella buona sorte della gelatina, unica concessione alla purezza degli ingredienti.
Poi mi affido ai Numi tutelari delle sperimentazioni in cucina, sempre piuttosto benevoli in verità, almeno fino a  questo momento (e personalmente mi voto a loro piuttosto di frequente).
Poi, considerando che se risulta molto buono (e soprattutto se riusciremo a tagliarne delle fette abbastanza regolari senza vederlo afflosciarsi sul piatto in tutta la sua cremosità di base non lavorata) “rosicherò” perché l’idea sarà stata sua…mi vedrò costretta a esultare poco poco e a manifestare giusto quel pizzico di gaudio che nel giorno del suo compleanno, via, sarebbe anche  anche d’uopo!
Auguri amore mio!!
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Ho tirato fuori dal frigo la torta e poggiata sul vassoio giusto per scattare qualche foto, ma è ovvio che vada “sistemata” innanzitutto togliendo via i residui laterali di carta forno… Mi riservo di aggiornare il post per dare lumi sul sapore, aggiungere una foto della sezione ed eventualmente sdoganare la ricetta per qualche contest cui avrei pensato (perché oh! a quel punto se mi piace, la spaccio per un'idea mia, che diamine!).

Ingredienti (per uno stampo a cerniera del diametro di 24 cm)

 Per la base (volutamente molto alta):
300 gr di biscotti digestive
100 gr di burro
Per la farcitura:
700 gr di yogurt greco intero
2 fogli di gelatina
5-6 cucchiai di miele di timo (o del tipo preferito)
Noci a volontà, intere e in granella

Procedimento
Preparare innanzitutto la base tritando i biscotti e facendo sciogliere il burro. Quando questo si sarà intiepidito, impastarlo bene con le briciole di biscotti e disporre il tutto sulla base dello stampo foderato di carta forno livellando e premendo per compattare. Riporre in frigo per una ventina di minuti.
Nel frattempo lavorare con una forchetta lo yogurt. Mettere la gelatina in acqua fredda per una decina di minuti quindi scioglierla lentamente in un pentolino senza farla bollire. Quando sarà tiepida incorporarla allo yogurt mescolando molto bene.
Disporre il composto di yogurt sulla base di biscotti e livellare con il dorso di un cucchiaio inumidito. Decorare a piacere con le noci (tritate o intere, secondo il disegno) con uno spiedino di legno. Riporre in frigo per alcune ore, meglio se per tutta la notte.
Il miele verrà assorbito progressivamente e non si vedrà più. Per un effetto specchiato, aggiungerlo solo alla fine, ma in quel caso il contrasto con l’acidulo dello yogurt risulterà molto evidente, a meno che non si deciderà di lavorarne una piccola quantità insieme.
Io ho preferito che la torta si “facesse da sé”…



Aggiornamento Post assaggio


Ci è piaciuta moltissimo! La consistenza era perfetta: cremosa ma non troppo, densa al punto giusto e soprattutto ne abbiamo apprezzato il sapore.
Consiglio, per chi non ama il gusto deciso e acidulo dello yogurt, di lavorarlo con un po' di miele prima di metterlo sulla base oppure di aumentare la quantità di quest'ultimo sull'intera superficie.
A noi è piaciuta così e la replicheremo sicuramente.
Per tutti questi motivi....con questa ricetta partecipo, felice e orgogliosa della MIA idea, al Blog Candy di Zampette in Pasta !

giovedì 9 giugno 2011

Perchè lo studio è spirito di sacrificio e totale abnegazione! – Cheesecake al caffè

Il cheesecake non è esattamente il mio dolce preferito, non potrei definirlo tale in tutta onestà  pur dovendo ammettere che esercita su di me un certo fascino e una grande attrazione.
Specialmente nella versione senza cottura, della serie “metto in frigo e non ci penso più”, ma poi, volendo essere proprio sinceri fino in fondo, nemmeno il passaggio in forno costituisce un deterrente al suo apprezzamento.
E allora?
Per capire meglio e arrivare a una conclusione mi sono lanciata in assaggi (assolutamente doverosi per fini meramente di studio..) di versioni anche molto diverse fra loro.
Dal classicone per antonomasia originario della Grande Mela (il New York Cheesecake)
Al curiosissimo (e buonissimo soprattutto servito caldo e spolverato di zucchero a velo..) Topfelstrudel austriaco
Da una qualsiasi, seppur degna di nota, Lemon Cheesecake londinese
All’italianissimo millefoglie piccolo e compatto di fragole e ricotta preparato da un bravissimo chef nostrano che risponde al nome di Daniele Carelli

Da tutti questi (e molti altri non menzionati) assaggi ho (...faticosamente...) dedotto quanto segue.
Il cheesecake è uno di quei dolci che per piacermi moltissimo deve rispondere ad almeno 3 requisiti fondamentali:
1)      La compattezza. Più si presenta denso, compatto e offre la possibilità di ricavarne fette nette e precise, più mi piace!
2)      Deve essere il più semplice possibile e caratterizzato dal contrasto netto tra il formaggio e l’altro ingrediente principale (frutta – preferibilmente asprigna- cioccolato, caffè, ecc)
3)      Deve avere una decisa e inconfondibile nota acidula che può essere conferita, indifferentemente, da yogurt, panna acida, limone e via elencando tutto ciò che possa risultare utile all’uopo.
Rimane il fatto, innegabile che i formaggi in generale, e quindi come logica conseguenza anche tutti i dolci formaggiosi (principalmente quelli a base di ricotta), sono assolutamente uno dei miei argomenti culinari preferiti.
Se poi volessimo concedere che anche la nostra torta di ricotta si possa chiamare, cautamente, Cheesecake senza pericolo di finire etichettati come “contaminatori linguistici” a tutti i costi…allora concluderei in via definitiva la sessione di studio con l’affermazione che sì, “forse” il cheesecake è proprio il mio dolce preferito!

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Ingredienti
400 gr di biscotti integrali (Digestive)
400 gr di ricotta di pecora
200 gr di formaggio spalmabile (philadelphia o robiola)
100 gr di burro
1 vasetto di yogurt (al cocco ci sta molto bene!!)
2 tazzine di caffè (preferibilmente espresso, ristretto)
3 cucchiaini di miele
3 fogli di gelatina
caffè in polvere e in chicchi
cacao per decorare
Procedimento
Sbriciolare i biscotti (uno dei metodi è infilarli in un sacchetto di carta e pestarli con la mano: sono talmente friabili che si riducono subito in polvere). Unirvi il burro precedentemente tagliato a pezzetti e lasciato intiepidire a temperatura ambiente. Lavorare bene cercando di amalgamare il tutto fino a ottenere un composto denso e piuttosto appiccicoso. Trasferirlo in una teglia a cerniera (o in mancanza di quella, usate una teglietta di alluminio e alla fine ritagliatene il bordo....), quindi riporre in frigorifero per almeno mezzora. Porre i fogli di gelatina in una ciotola di acqua fredda e lasciarli ammorbidire per circa 10 minuti, dopodichè intiepidire il miele in un pentolino (senza farlo bollire!) e sciogliervi la gelatina mescolando per circa 3 minuti. In una terrina capiente riunite la ricotta setacciata, il formaggio, lo yogurt, e le due tazzine di caffè, quindi incorporarvi il composto di miele e gelatina mescolando con cura. Riprendere la base dal frigo e versarvi sopra la crema così ottenuta livellando bene la superficie con l’aiuto di una spatola o di un cucchiaio di legno. Riporre in frigorifero fino all’indomani. Prima di servire, spolverizzare il dolce con il caffè in polvere miscelato al cacao e decorare con i chicchi di caffè.



Anche questa ricetta partecipa al contest della Massaia Canterina
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