"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)

lunedì 7 ottobre 2019

Voci della coscienza - Torta integrale di banana e avena




Si incontrano un po’ sempre le stesse persone in un piccolo paesino come questo.
Al supermercato, in spiaggia, dal dottore: le facce sono più o meno quelle.
Tranne che nei mesi estivi in cui, riempiendosi anche di villeggianti, si finisce per perdersi di vista tra la mole di visi nuovi.
Poi arriva settembre.
E i buoni propositi e la sempre traballante, vacua e inafferrabile intenzione di tornare in palestra.
Ma è proprio quando sei proprio lì lì sul punto di giocarti l’ennesima giustificazione per non farlo che ti capita di incontrare le “signore della palestra”.
Quelle delcorso mattutino, un po’ attempatelle, ma così giovanili e piene di energia che hanno sempre il potere di sorprendermi oltre che farmi sentire pure gli acciacchi che non ho.
Ci incrociamo al bar: arrivano lievi con le loro tenute sportive, i capelli freschi di messi in piega, grandi occhiali da sole a mo’ di cerchietto e ordinano un caffè macchiato. Fine. Nient’altro di tutto quello che, languido e tentatore, occhieggia dalla vetrina della pasticceria.
Le guardo da seduta, mentre scrollo via dalla bocca gli ultimi granelli di zucchero della bomba con la crema. Quasi vorrei nascondermi, ma non faccio nemmeno in tempo a pensarlo che mi vedono ed è un attimo cadere sotto la raffica di baci, abbracci, parole e consigli materni.
Ho l’ardire poi, siccome sono le 11 e ci sono ancora 30°, di afferrare al volo una cartolina dalla borsa e usarla per farmi aria.
Segnando la mia fine.
“Che fai te sventoli? Non me dì che stai già in menopausa? Allora guarda: stai attenta a mangià, perché mo mette su chili è n’attimo. Poi: controlla la pressione, il cuore, le ossa, che l’osteoporosi è na brutta bestia. E pe finì esci, svàgate, perché certe volte succede pure che se va in depressione”
Lo sventolio si arresta a mezz’aria, la cartolina quasi mi scivola dalle mani.
In un secondo mi sono vista attaccata al telefono con il Centro Unico di Prenotazioni a depennare, a mano a mano, la lista di tutti gli esami del caso. Ma non ho il tempo di avermene a male.
La giovane delle due (79 anni) incalza: “te sei segnata in palestra?” e sento la crema della bomba bussarmi nello stomaco, il fritto depositarsi sul girovita, lo zucchero semolato impennarmi la glicemia, i sensi di colpa affacciarsi sul baratro della depressione. E quella vocina interna, bastarda e pignola, che urla per sottolineare che lei me lo aveva ricordato pure che lo sgarro di questa settimana lo avevo già fatto l’altra sera col gelato, quindi di prendermi ALMENO soltanto un vegano al miele. Tanto per non farla proprio sporca.
“Stavo giusto andando a informarsi sui corsi” balbetto accartocciando nella mano il tovagliolo con dentro le prove schiaccianti della mia irresolutezza “tu hai già ripreso?”
Domanda assurda.
“Eeeeee da mo! Se po’ dì che n’ho mai smesso perché pure agosto che era chiusa ho fatto ginnastica ao stabilimento”
Come non pensarci?
Mica come me, che oltre ad aver smesso da giugno, faccio (facevo: da oggi in poi me ne guarderò bene!) mensilmente queste pazzie di concedermi un piccolo sgarro ma con tutti i crismi. E le attenzioni: di mattina così lo smaltisco; associandoci proteine così la glicemia non s’impenna troppo; rinunciando a qualcosa a pranzo per compensare…tanto che alla fine una colazione al bar, tra calcoli e  infinito mercanteggiare, stanca più di una seduta di Total Body (più o meno).
Tento di sviare il discoro sull’amica, dall’aria meno aggressiva, più dolce e delicata, che fino a questo momento è rimasta muta limitandosi ad assentire, di tanto in tanto, con il capo. Beh lei è anche più grande: di anni ne ha 82, deve essere l’età a renderla più pacata, meno impetuosa. Sicuramente più indulgente e meno incline a queste manie odierne di cura del fisico.
 “Anche tu hai già ricominciato la palestra?”
“No quest’anno non vengo, mi annoia tanto”
Ohh, finalmente un volto amico! Una con cui si può parlare, un’umana, che al bar ordina solo un caffè nero, vabbè, ma al contempo è pigra. Esattamente come me. Refrattaria al fitness.
“Ho deciso di fare acquagym!”
Basta mi arrendo.
@@@@@@@@@@@@@@

Con questa torta invece i sensi di colpa sono ridotti al minimo (e a parte la qualità -davvero pessima- delle foto, vi assicuro che è buonissima). Niente burro, niente uova, nemmeno un grammo di zucchero, ma in compenso le proteine dell’avena e la consolazione del cacao. Per incontrare serenamente tutte le amiche della palestra ;-)

Ingredienti
500 ml di latte di riso o altra bevanda vegetale
2 banane mature
10 datteri
½ bacca di vaniglia
150 gr di farina di farro integrale
100 gr di farina di riso bio
50 gr di fiocchi di avena polverizzati
50 ml di olio di riso
1 cucchiaio di cacao amaro
1 cucchiaino di all spicy
1 cucchiaino di cannella
1 bustina di lievito


Procedimento
Preriscaldare il forno a 180°. Per prima cosa frullare insieme il latte di riso con le banane, i datteri e i semi di mezza bacca di vaniglia. In un’altra ciotola setacciare insieme le farine, le spezie e il lievito. Unire i due composti e aggiungere i fiocchi di avena. Mescolare con cura e versare metà impasto in uno stampo oliato e infarinato. Unire all’altra metà il cacao e, se necessario, un dito di latte di riso. Versare nello stampo anche il composto al cacao, distribuendolo casualmente su quello chiaro e infornare la torta per 40-45 minuti circa.


1 commento:

  1. Ma tu pensa solo una cosa: loro sono arzille solo perché pensionate e non hanno un cavolo da fare tutto il giorno. Vorrei vederle dopo otto ore di ufficio, tsè! Quindi comunque sei più figa tu che ce la metti tutta nonostante tutto :) (tiè e ciapa là, come diremmo noi)
    E ora passo a vedermi il dolcetto che, come al solito, sarebbe più che perfetto per trasgredire senza piangere dopo cinque minuti pensando alla bilancia!
    Un bacio mia tentatrice salutista!

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