"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)

lunedì 17 settembre 2018

Meteore: vivere fra cielo e terra


Grecia. Pianura della Tessaglia. Una serie di falesie di arenaria alte come grattacieli. Monaci e monache che abitano gli affascinanti monasteri sovrastanti. 



Misteriosi come queste torri di roccia.



 Chiusi nel loro bozzolo e distanti dal resto del mondo quanto tutta la scarpinata fra scalini, salite e discese che servono per raggiungerli. 






Le Meteore (= “sospese in aria”) sono questo strano spettacolo naturale su cui l’uomo ha fatto della roccia la sua casa, entrandoci dentro, quasi fondendosi con essa.



Di giorno sono prese d'assalto da orde di pellegrini o turisti in visita, scaricati da pullman che vanno e vengono di continuo. 



Ma è al tramonto che danno il meglio di sé. 



Quando le rocce e il cielo verso cui tendono si colorano di rosso, anche l'ultimo visitatore è uscito e il cancello si richiude sul mistero che li ammanta. 







Oltre ad essere Patrimonio Unesco per la loro bellezza, i monasteri delle Meteore sono anche il più importante centro della chiesa ortodossa dopo il Monte Athos.
Da 24 che erano in origine ne rimangono attualmente soltanto sei, due dei quali (Agios Stefanos -Santo Stefano- e Roussanou – o di Santa Barbara) femminili.
I due in cui noi, purtroppo, non siamo riusciti a entrare. 






L'ingresso è a pagamento (3€ per ognuno e non esiste un biglietto cumulativo) e richiede abbigliamento consono sia per le donne sia per gli uomini (vietati gli shorts, anche per questi ultimi, ma basta portare con sé un pareo o usufruire di quelli messi a disposizione all'entrata). 


Osservano orari e giorni di chiusura diversi sui quali vale la pena di informarsi per pianificare la visita. Generalmente in estate, fino a ottobre, sono aperti dalle 9 alle 17, ma alcuni chiudono per un paio d’ore a pranzo. 

Suggestivi dall'esterno, non sono meno belli visti da dentro, a parte qualche concessione alla modernità e casi di ristrutturazioni forzate che hanno fatto perdere loro un po' del fascino antico.




Difficile, oggi, pensare che una volta fossero accessibili soltanto da sentieri impervi e scale di corda per raggiungere gli ingressi…


Se ne può avere tuttavia una vaga percezione già al 20esimo dei 140 gradini che si devono affrontare per arrivare, per esempio, al monastero di Agia Triàda (Santissima Trinità).


Ognuno di essi presenta panorami, caratteristiche e suggestioni diverse e no, non vale la regola assurda che ho sentito enunciare, secondo la quale visto uno li si è visti tutti…


Il più grande e antico, Mégalo Metéoro o della Trasfigurazione (Metamorfosis), è quello che richiede più tempo per essere visitato. 




Ospita due musei al suo interno (che custodiscono tesori come manoscritti rari e croci di legno intagliato, una delle quali richiese 14 anni di lavoro!),



 ma da non perdere è anche l' Ossario, una saletta poco oltre l'entrata, chiusa da una piccola porta con una finestrella da cui ci si affaccia per ammirare…i crani allineati dei monaci defunti. 


 Interessanti e pieni di fascino i locali delle vecchie cucine








Senza dover riprende la macchina, raggiunta nuovamente la strada si arriva con pochi passi (e il solito centinaio, almeno, di scalini in salita e discesa) al Monastero di Varlaám (dal nome del monaco che, vedendo sorgere il Megalo Meteoron sul masso di fronte non volle essere da meno).




Custodisce, in una stanza dedicata, la chicca di una immensa botte in legno del Cinquecento, della capacità di 13.000 litri.




Ma il nostro preferito, fra tutti quelli visti, è senza dubbio il più piccolo, il monastero di Agios Nikólaos Anapafsas, che è anche il primo che ci si trova sulla strada, a soli dieci minuti a piedi (ovviamente in salita) da Kastraki e che alla base riserva la sorpresa (e il ristoro) di una piccola chiesetta ricavata direttamente in una grotta.





Poi, arrivati in cima, regala un altro dei meravigliosi panorami sulle torri di roccia.


Possiede una minuscola Cappella con affreschi suggestivi dotata di una altrettanto lillipuziana finestra affacciata sulla valle sottostante. Purtroppo all’interno delle cappelle è vietato fare foto e riprese.


Tutto in miniatura, tutto così concentrato, raccolto e bellissimo da dare l’impressione di venirne abbracciati.
Ma i monasteri non sono l'unico motivo di stupore.


Ci si incanta a guardare le formazioni rocciose, la valle da cui si ergono, i disegni, le forme, le prospettive ogni volta diverse che regalano da ogni angolo da cui le si guarda (un punto privilegiato per assistere a un tramonto meraviglioso è Psaropetra, alle spalle del Monastero di Roussanou, luogo facilmente individuabile per la fila di macchina che sostano ai bordi della strada in attesa dello spettacolo).





E poi c’è una piccola chiesa letteralmente incastonata nella roccia, cui purtroppo si accede solo se si ha dimestichezza con l'arrampicata, la cappella di San Giorgio (Agios Géorgios). Che è situata non “sulla” montagna, ma proprio “dentro”, tanto che dalla strada (appena lasciata Kastraki, in direzione Meteore), non si riesce nemmeno a scorgere. A saltare agli occhi però è una fila di panni stesi, dai colori sgargianti e le forme più disparate. Sono i “fazzoletti” che ogni anno, il primo venerdì dopo Pasqua, le donne affidano a giovani atleti affinché si arrampichino fin lassù per appenderli sulla roccia antistante la chiesa e offrirli a San Giorgio.


Per andare sul pratico: volo Ryanair da Roma Ciampino per Salonicco; macchina in affitto e 250 km fino a Kalambaka. 


L’offerta di b&b, guesthouse, ostelli e alberghi è infinita e si prolunga fino al più antico villaggio di Kastraki attraverso una bella passeggiata, che congiunge le due località, ben illuminata e quindi piacevole anche di sera.
Le Meteore formano un semicerchio al di sopra di questi due paesini e da entrambi si può partire o arrivare per visitare tutti e 6 i monasteri. A piedi, da Kalambaka, se si è allenati (sono 21 km circa fra andata e ritorno, cui vanno aggiunti tutti gli scalini per ogni monastero) o più comodamente in macchina, da Kastraki, su una bella strada che li collega tutti e che termina davanti all'ultimo monastero da cui poi si torna indietro.





Noi abbiamo scelto di alloggiare a Kalambaka, presso la Pensione Alsos, situata all’imbocco del sentiero per salire alle Meteore (ma poi siamo andati in macchina).


Il punto è tranquillo, defilato dal centro del paesino, proprio alla base delle falesie e con un panorama molto suggestivo da tutte le camere. 




Proprio accanto sorge la guesthouse Elena che è ugualmente carina e appartiene alla sorella del proprietario dell'Alsos.
Vi forniranno un mappa e consigli su cosa vedere oltre ai monasteri.
Per esempio la Chiesa Bizantina poco distante: posta su un’altura, immersa in un giardino fiorito, ricca di affreschi purtroppo in parte rovinati dal tempo e dal fumo delle candele (ingresso 2€).
Kalambaka è un centro relativamente nuovo, costituito di un lungo viale pieno di negozietti, qualche supermercato e paciosi 
bar frequentati da locali. 



Palazzine basse e bianche, strade curate, fiori sulla piazza principale, nessun ecomostro a graffiare lo sguardo e atmosfera davvero piacevole con la presenza costante e suggestiva delle Meteore sullo sfondo.


Il costo della vita è mediamente più basso rispetto alle isole: lo si nota dal prezzo dei souvenir, dei ristoranti, delle consumazioni al bar.



 A titolo esemplificativo: due porzioni di dolci, al tavolo, in pieno centro 4,80€ con due bicchieroni d'acqua in omaggio. 



Per mangiare, se amate la carne e in particolare l’agnello, mi sento di consigliare la Taverna Meteora Vavitsas a Kastraki (da non confondere con il Ristorante Meteora sulla piazza principale di Kalambaka!). Sotto un pergolato di uva, e in mezzo a una foresta di altre piante, gusterete le più spettacolari costolette di agnello mai mangiate prima. La cucina è rustica, senza fronzoli. Poche voci nel menu e nessuna mirabolante promessa di “autentica cucina greca” con piatti improbabili. Carne soprattutto. Arrostita su un braciere poco distante, come a un barbecue in famiglia. Vi porteranno un piatto strabordante sormontato dalle immancabili patatine fritte che non saprete da dove affrontare…ma piano piano la nebbia di dissiperà e scoprirete che anche le patatine sono spettacolari, irregolari, tagliate a mano e fritte al momento. Nessun bustone surgelato. Se poi voleste sgrassarvi la bocca ordinate peperoni grigliati. Superbi, accompagnati da origano, un eccezionale olio di oliva e una spruzzata impercettibile di aceto. Nessuna presentazione scenica, nessuna cura del dettaglio: qua si bada soprattutto al sodo.

Conto complessivo, con ciotolina di uva in omaggio: 23,70 € in due.





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