Una vocina lontana e musicale che termina con un tono alto.
Un interrogativo sospeso, un vuoto da riempire, due occhi
che ti scrutano ansiosi.
Capisco che la domanda è rivolta proprio a me quando, con
molta fatica, riemergo finalmente dalle parole del mio libro.
E molto lentamente esco dalle atmosfere cupe e dagli
intrighi ansiosi delle pagine de “La Mennulara ”.
Dalla Sicilia agli States il passo è breve, del resto mi
trovo su un treno regionale pieno di turisti e la cosa non è nemmeno molto
strana.
Mi scoccia assai essere stata trascinata fuori, seppur con
molto garbo, dagli intrighi della famiglia Alfallipe, oltretutto quella è la mia
camera di compensazione tra il corri corri che ho appena terminato a casa e il
lavoro che mi aspetta.
Mettiamoci che da quanto mi è riuscito di capire nello stato
semi-ipnotico in cui ancora mi trovo, devo pure dare fondo a tutte le
conoscenze di inglese che, nonostante tutti i viaggi in giro per il mondo
rimangono sempre, scientemente, frammentarie e lacunose, perché ma sì, alla fine ci si capisce comunque.
Che poi di preciso: mo’ che vòle questa?
Ah ecco, sapere se il treno è diretto proprio a Bracciano.
Capperi, l’ho appena preso anche io e giurerei di sì, ma i
dubbi, in casi come questi, fanno presto a sorgere, dilagare, amplificarsi.
Del resto non sono nuova a errori e distrazioni di questo genere.
Visto che è ancora fermo in banchina mi affaccio per leggere
il display e mentre penso che probabilmente la tizia avrebbe potuto farlo anche
da sola, rispondo magnanimamente che sì, è diretto proprio lì, grazie al cielo.
Ma un’altra, brillante domanda è subito pronta ad affiorarle
alle labbra.
Sempre con lo stesso sorriso.
Ancora col medesimo garbo.
“E Bracciano è
l’ultima fermata?”
Benedetto il cielo.
Ora, non so negli altri paesi come funzioni, ma di solito se
su un cartello c’è scritto “TRENO
DIRETTO A BRACCIANO” e subito dopo anche l’orario di arrivo (preceduto a sua
volta dalla citazione di tutte le fermate intermedie, in piccolo, proprio per
lasciare che perfino i segni grafici giungano lampanti laddove il significato
delle parole dovesse risultare oscuro…), dove altro potrebbe mai essere diretto
quel convoglio lì?
Altro sguardo veloce al tabellone (che stavolta provvedo
anche a indicare col dito), ancora per sincerarmi, ma un po’ pure per
ratificare una sottile presa per i fondelli, rispondo puntualmente che sì, è
l’ultima fermata, considerando che il treno è diretto esattamente lì.
E sarebbe perlomeno bizzarro che il medesimo fosse diretto
a Bracciano e però l’ultima fermata
coincidesse, che so, con Sgurgola Marsicana.
Ma le mie competenze linguistiche non mi permettono di fare
dell’ironia.
È alla terza domanda che comincio a chiedermi se sono ancora seduta, con la mente
immersa fra le pagine del mio libro e magari è cambiato scenario o sono proprio io quella in piedi, con il libro (chiuso) in mano (e il dito come segnalibro), le borse e la giacca lasciati 3 sedili più avanti, a intessere una
conversazione strampalata con una tizia gentile che mi guarda sorridendo e si
profonde in sguardi pieni di speranza e gratitudine.
“Quanto tempo ci
vorrà?”
Signore aiutami.
Dunque, facendo un rapido calcolo, se sono le 13:03 e sempre
sul famoso display in banchina c’è scritto
Bracciano-aperta parentesi tonda-13:48-chiusa parentesi tonda
e sempre che la matematica non sia un’opinione, in italiano
o in inglese che sia: 48 meno 3 quanto mai farà?!
Ma siccome di sicuro nella vita c’è proprio poco, e tutto,
in fondo, è sempre estremamente relativo, rispondo tentennando:
“Credo, più o
meno, 45 minuti”
Comincio a vacillare pure io, sudo freddo, che la vita è
proprio complicata sì: ti pone quesiti machiavellici, ti instilla dubbi
amletici, ti mette nelle condizioni di riflette su come, in fondo, pure
prendere un treno che sai dove va e a che ora dovrebbe arrivare, nasconde
insidie inimmaginabili.
Mina certezze scientifiche, sgretola piani di marcia
faticosamente elaborati.
E ti pone la fatidica domanda: sicura sicura che sia proprio
così?
Mai abboccare.
Il dubbio, prima di tutto.
Su tutto.
E infatti comincio a pensare che la signora debba conoscere
perfettamente l’andazzo della circolazione dei treni dei pendolari, tutti i ritardi, le
soppressioni di corsa, i cambi binario e magari, prudentemente, arriva a porsi
(e a condividere generosamente!) questioni sui massimi sistemi.
Mica sbagliato però.
Io finora avevo come unica certezza almeno la destinazione.
Certo in effetti l’orario di arrivo no, che lungo il viaggio
può succedere di tutto.
Ehhh ma da oggi cambia tutto, eh? anche perché, chi me lo dice
che finora facessi bene a concedere fiducia incondizionata alla destinazione di un treno??
Non faccio in tempo a
rispondermi adeguatamente, che vengo ritrascinata giù dai miei pensieri,
con la faccia della signora vicina al mio viso.
Sempre più gentile, sempre più sorridente, con gli occhi
sempre più luminosi di gratitudine che li accende di mille scintille e infinite
pagliuzze dorate.
Devo averle placato più di un dubbio (assorbendolo e
facendolo mio), per meritare tanta gratitudine.
E salvatole la vita, svoltatole
la giornata, placatole l’animo agitato.
È con voce soave, infatti, mano sul petto e lieve inchino
della testa che si congeda dicendomi:
“Thank you
very much. And have a wonderful day”.
Mi sento proprio brava e fortunata, perchè al massimo me ne
avevano augurata una “Nice”, di giornata, ma wonderful no, proprio mai.
@@@@@@@@@@@@@
Vado di archivio oggi. E di una ricetta entrata nell'uso famigliare
e quindi fotografata un’unica volta (quel dì) e poi mai più, che tanto le foto le avevamo già fatte.
Salvo poi accorgermi, al momento giusto, che ste foto erano solo due (le
seguenti) e pure di qualità peggiore del solito.
Serve quindi un piccolo sforzo di immaginazione e
immedesimazione, per decidersi a provare questo piatto qui che però,
garantisco, vale davvero la pena.
Da provare anche con altri formati di pasta, per carità, ma
il pacchero ha un fascino tutto suo. E soprattutto a me personalmente fa
pensare all'estate sempre che quest’anno si decida ad arrivare…
Riguardo all'uso del parmigiano con il pesce è frutto di una
diatriba infinita tra chi aborrisce e chi ne è deciso fautore.
Io appartengo a quest’ultima categoria e, per esempio, con la cucina siciliana
(dove il pesce abbinato al formaggio è quasi una costante) mi trovo molto bene!
Ingredienti (per 4 persone)
Una decina di paccheri lisci a persona
1 filetto grande di cernia (circa 400 gr)
2 spicchi d’aglio
¾ di bicchiere di olio extravergine d’oliva
1 bicchiere di vino bianco secco
½ kg di gamberetti
1 mazzetto abbondante di prezzemolo
1 gambo di sedano
1 carota
1 cipolla
1 filetto grande di cernia (circa 400 gr)
2 spicchi d’aglio
¾ di bicchiere di olio extravergine d’oliva
1 bicchiere di vino bianco secco
½ kg di gamberetti
1 mazzetto abbondante di prezzemolo
1 gambo di sedano
1 carota
1 cipolla
1 patata piccola
1 pomodoro
sale grosso e fino
sale grosso e fino
pepe
peperoncino
insaporitore per pesce
2 cucchiai di parmigiano
insaporitore per pesce
2 cucchiai di parmigiano
Procedimento
Predisporre anzitutto un brodo vegetale, mettendo in una
pentola capiente riempita di acqua fredda, la carota, il sedano, la cipolla,
una patata piccola, un pomodoro inciso a croce, un ciuffo di prezzemolo e un
cucchiaio di sale grosso e lasciarlo sobbollire per almeno un’ora prima di
tuffarci dentro, per pochi minuti, i gamberi. A cottura avvenuta filtrare il
brodo e lasciarlo da parte (i gamberi naturalmente avranno bisogno di poco
tempo di cottura e serviranno solo a insaporire il brodo: questi, una volta
sgusciati, potranno essere consumati a parte, magari come antipasto conditi con
una leggera salsa rosa ricavata con un po’ di maionese e una punta piccolissima
di ketchup, oppure tuffati nel piatto finito e amalgamati a tutto il resto).
In una larga padella mettere l’olio d’oliva con i due spicchi d’aglio tagliati a metà e far soffriggere leggermente. Dopodiché aggiungere il filetto di cernia tagliuzzato a dadini e cospargere di abbondante prezzemolo tritato, un po’ di sale, un po’ di peperoncino, un pizzico di pepe, una presa di aromi vari per pesce e una volta rosolato, sfumare con il vino alzando la fiamma per farlo evaporare.
Lessare i paccheri nel brodo filtrato e scolarli molto al dente in modo da ultimarne la cottura nella padella con il condimento, allungando, a mano a mano, con qualche mestolo di brodo).
In una larga padella mettere l’olio d’oliva con i due spicchi d’aglio tagliati a metà e far soffriggere leggermente. Dopodiché aggiungere il filetto di cernia tagliuzzato a dadini e cospargere di abbondante prezzemolo tritato, un po’ di sale, un po’ di peperoncino, un pizzico di pepe, una presa di aromi vari per pesce e una volta rosolato, sfumare con il vino alzando la fiamma per farlo evaporare.
Lessare i paccheri nel brodo filtrato e scolarli molto al dente in modo da ultimarne la cottura nella padella con il condimento, allungando, a mano a mano, con qualche mestolo di brodo).
Prima di servire in tavola, mantecare il tutto con i due
cucchiai di parmigiano e una abbondante manciata di prezzemolo finemente tritato.



