"A casa non s'arriva mai, ma dove confluiscono vie amiche, il mondo per un istante sembra casa nostra" (H.Hesse)

lunedì 9 novembre 2020

Creta orientale (prima parte)

 

L’innamoramento sbocciato al primo viaggio non era un fuoco di paglia.

Di motivi per tornarci, volendo essere proprio sintetici, ne avevo elencati 10 già l’anno scorso (qui). Ma tornandoci me ne ha forniti infiniti altri.

E quindi rieccoci a Creta, dopo appena un anno (e tutto quello che nel mondo è successo e sta ancora succedendo nel frattempo), proiettati nella sua parte orientale, quella più selvaggia, oltre che in posti già visti e che abbiamo bollato ormai come imprescindibili di ogni eventuale altro viaggio in questa splendida isola.

Il nostro itinerario questa volta, un po’ più movimentato di quello dello scorso anno, con soste più brevi, anche se tutte perlopiù dedicate al mare, è così articolato:

1 notte a Iraklio per rivederla e tornare nel nostro ristorante preferito

1 notte ad Agios Nicholaos

3 notti nella sperduta e meravigliosa località di Kato Zakros

2 notti a Lendas

2 notti a Plakiàs

3 notti a Stavros

1 notte a Retimo

1 notte ad Agia Pelagia

Avendo dovuto ripiegare su un volo Aegean con orario comodo (ma molto più costoso e con scalo ad Atene!) dal momento che la Vueling aveva cancellato (e rimborsato) circa 3 settimane prima della partenza il volo notturno ma diretto per Creta, abbiamo deciso di aggiungere al programma una notte ad Iraklio per comodità e anche per “affetto”. Questa città infatti, con tutti i limiti  e il caos di una capitale, mi era piaciuta già dallo scorso anno, quando vi avevamo fatto una sosta all’unico scopo di visitare il Palazzo di Cnosso. Con l’occasione però l’avevamo anche un po’ girata (saltando ahimè il suo Museo archeologico che vanta la più grande collezione di arte minoica), ammirando il suo stile confuso, fra impronte turche e veneziane, i suoi caratteristici caffè greci e quel molo lunghissimo, sferzato dal vento, che per percorrerlo tutto ci vuole quasi un’ora!



Non è particolarmente bella Iraklio, ma a me affascina moltissimo, proprio per questa sua aria di città moderna e cosmopolita ma ancora abbarbicata alle sue tradizioni, con i suoi vicoli vecchi e malmessi, gli edifici tutti bianchi e bassi e quei larghissimi marciapiedi di marmo lucido.

Se per caso doveste includerla come tappa, anche solo per una notte, i nostri consigli sono:

Per dormire

HOTELCASTELLO CITY, a 15 minuti dall’aeroporto e in posizione comoda per raggiungere il centro città a piedi. Parcheggio gratuito, camere spaziose e funzionali, personale gentilissimo, ottima colazione inclusa nella tariffa e fruibile all’ultimo piano dell’hotel con vista panoramica.

Per mangiare

MERASTRI

Raggiungibile anche a piedi dall’Hotel in circa 20 minuti. È un ristorante dall’atmosfera tranquilla e ovattata. Si mangia anche all’esterno, in un piccolo giardino mattonato a lume di candela. I piatti sono estremamente curati: per esempio fra i secondi figura lo spezzatino di capra e fra i dessert un gelato artigianale fatto di latte di pecora che è veramente paradisiaco. Non ha una scelta amplissima ma ogni singolo piatto è una autentica scoperta.

Il giorno seguente partiamo a bordo di una scassatissima Hunday Getz, per il nostro tour della parte orientale dell’isola. Percorriamo una settantina di km fermandoci a Elounda, un bel paesino con un grazioso lungomare e delle antiche saline attive fino al 1972.

 Il paesaggio è bello, c’è anche un piccolo corso di negozietti vari, peccato che soffi un vento fortissimo e il mare sia particolarmente agitato, 



con le onde che arrivano a lambire i tavoli dei ristoranti.

Nonostante ciò, riusciamo a prenotarci per il traghetto che da qui, in poco più di mezz’ora, al costo di 12€, conduce all’ISOLA DI SPINALONGA, il reale motivo della nostra sosta in questo luogo. Le norme anticovid di quest’anno particolare impongono che, prima di salire a bordo, si compili un’autocertificazione, in cui si dichiari di non avere sintomi sospetti e di essere in possesso del PLF (vedi qui).

Le presenze sono contingentate e vige, naturalmente, l’obbligo di indossare la mascherina durante tutto il viaggio e anche la visita dell’isola. 

Quest’ultima è interamente occupata da una fortezza veneziana che, a partire dai primi del 1900 si trasformò in lebbrosario, uno degli ultimi in Europa, attivo fino al 1957. L’entrata è a pagamento (8€) e ha inizio percorrendo un lungo tunnel

che immette in quello che era un vero e proprio paesino fatte di case, botteghe artigiane, cortili e forni pubblici. 



Tutto costruito autonomamente dalle 400 persone che qui furono confinate e costrette a cessare ogni contatto col resto del mondo (a parte la nave che portava loro i viveri). 


I malati dunque provvidero a restaurare la fortezza per conto proprio organizzando una comunità con tutte le sue professioni, dal barbiere al pope e tra il 1904 e il 1920 vi nacquero addirittura 39 bambini.


Una visita molto suggestiva che passa attraverso l'ospedale,

 il luogo di sanificazione,

 i cortili delle case.

La barca torna a prenderci dopo un’ ora e mezza e nel frattempo, all’ombra di una tamerice, ci godiamo il panorama tutto intorno all’isola sferzata dal vento e circondata da acque cristalline.


Tornati a Elounda, dopo un pranzo al volo in una bakery sulla piazza, ci rimettiamo in macchina per raggiungere la nostra seconda tappa dove trascorreremo anche la notte:
AGIOS NICHOLAOS.

Una località particolarissima, davvero bella, tutta raccolta intorno a un laghetto, collegato al mare da uno stretto canale e dominato da una ripida falesia.

Il mito vuole che il lago non abbia fondo e che le dee Atena e Artemide vi si bagnassero al chiarore della luna, lontano dagli sguardi indiscreti dei mortali. Un’altra leggenda afferma che esso sia collegato da un tunnel sotterraneo al vulcano di Santorini! Pare poi, che alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’esercito tedesco, prima di ritirarsi da Creta, abbia gettato nel lago i cannoni e i mezzi corazzati.

Di certo, al momento, si sa che il lago è profondo ben 64 metri e che rappresenta il centro nevralgico di questa cittadina, intorno al quale sono poi fiorite taverne, negozi e attività.


Bello di giorno, meraviglioso di sera.

Un po’ problematico per la macchina perché è un intrico di vie strette e sensi unici, ma il parcheggio a pagamento è ben indicato e al costo di 3€ giornalieri si lascia lì e ce la si gode totalmente a piedi.

Qualora voleste farci un pensiero:

Per dormire:

HOTEL DU LAC, con camere affacciate direttamente sul lago.

Una struttura semplice, dall’arredamento spartano ma con personale assolutamente rispettoso delle norme anticovid tanto da consegnarci le chiavi, sanificate, in una bustina sigillata e i telecomandi di televisione e condizionatore rivestiti di pellicola trasparente.

Preferibili le camere ai piani più alti essendo tutte affacciate sulle taverne e i locali sottostanti.

Per mangiare invece ci asteniamo dal dare consigli perché, seguendo le recensioni di Tripadvisor, scegliamo una taverna nei pressi del porto che però non ci suscita particolari entusiasmi.



La mattina successiva ci mettiamo in viaggio verso la meta che ci incuriosisce di più, situata all’estremità sud orientale di Creta: KATO ZAKROS, un pugno di case attorno a una bella spiaggia di sassolini lambita da acque cristalline. 

In una parola: il paradiso! Non si può definire paese perché le case sono appunto una manciata appena e di queste, 5 sono taverne che però fanno anche da beach bar, caffetteria e in alcuni casi anche affittacamere. 

Niente market, nemmeno mini, nessun chioschetto di souvenir, meno che mai di sportello ATM, o altra traccia di civiltà. 

Un’unica via che dall’alto, ridiscendendo la montagna, termina esattamente con le 5 taverne di cui sopra.

Taverne a conduzione familiare ed estremamente ruspanti, in cui per frutta si mangiano fichi direttamente colti dall'albero e zucca caramellata "fatta da mamma" e il cameriere è lo stesso che pulisce la spiaggia/sistema i lettini al mattino/griglia il pesce e la carne la sera. Peraltro su enormi bracieri e forni posti all’aperto, in un’allegra condivisione e in un profluvio di odori senza eguali.

Alloggiare qui significa seguire i ritmi della natura e basta perché finito di cenare, tutto quello che si può fare è mettersi a osservare le stelle o ascoltare il rumore della risacca e l’ululato del vento.

È un angolo di Creta isolato ma autosufficiente, dove quasi tutti si occupano di agricoltura e in particolare di produzione di un olio di oliva tra i più rinomati dell’isola. 

Sferzato dal vento, da spruzzi di acqua salata, da mulinelli di polvere, è un luogo talmente aspro che o si fa odiare subito o rapisce il cuore per sempre.

Per noi è stata valida e fatale questa seconda opzione.

Comunque, non è che in questo luogo sperduto e  paradisiaco ci sia solo da andare al mare, bere raki e leggersi 2 libri in 3 giorni (tutte cose che abbiamo regolarmente fatto).Volendo infatti ci sono delle bellissime gole da percorrere in 4 ore di cammino attraversando la Valle dei Morti che, dal minuscolo paesino di Zakros, posto 8 km più in alto, porta fino al suo gemello in riva al mare.

Oppure un sito archeologico che ospita il quarto palazzo minoico di Creta, dopo quelli di Cnosso, Festos e Malia, su una superficie di quasi 8000 mq.

Ma noi, avendo già apprezzato le Gole di Samaria e i primi due palazzi di cui sopra, durante il viaggio dello scorso anno, stavolta abbiamo deciso di tralasciare tutto, goderci questo mare splendido e rimandare ogni escursione impegnativa alla prossima volta che torneremo da queste parti.

Perché sì, non si può ripartire da questo luogo meraviglioso senza il progetto di tornarci prima o poi.

Comunque, forzandoci oltremodo, decidiamo, dopo due giorni di pacchia totale, di rimettere in moto la macchina e andare a fare un giro perlomeno di una mattinata.

Visitiamo così il Palmeto di Vai, a circa un’oretta di strada, che copre una superficie di 250mila mq con più di 5000 alberi di palme che, secondo una leggenda, si sono sviluppati grazie ai noccioli gettati dai pirati passati in zona.

Tutte queste palme fanno da contorno a una spiaggia bella ma per noi già troppo frequentata. Volendo si può salire su apposite piattaforme per fotografare il palmeto dall'alto, ma considerato l'impegno che richiederebbe questa operazione ci accontentiamo di immortalarlo dal basso andando via.

Prima di tornare a rifugiarci nel nostro angolo di paradiso visitiamo Monì Toplou (ingresso 4€),  un monastero fortificato protetto da solide mura e soprattutto da un cannone che ne giustifica il nome (top in turco significa palla di cannone). 

Un bellissimo cortile con pavimento a mosaico, un museo interno in cui è conservato lo stendardo risalente alla guerra d'indipendenza dai turchi, un negozio in cui si possono degustare (di questi tempi no per via del Covid) e acquistare vino, olio e miele prodotti dai monaci. Sulla facciata della chiesa una lastra di pietra reca inciso il contratto che legava le antiche città di Itanes e Ierapetra.

Un vecchio mulino appena all'esterno completa quadro. Pare che sia visitabile e che dentro ci sia ancora il meccanismo per la macina, ma purtroppo noi lo troviamo chiuso.

Questo il nostro unico, forzatissimo spostamento da Kato Zakros che ci ha portato a sacrificare ben una mattinata di mare, spiaggia meravigliosa, cielo blu e vento costante che tuttavia non impedisce di godere dell’incanto del mare e di tutto il panorama circostante.

Sperando che questo posto negli anni si conservi sempre così selvaggio e lontano dallo sfruttamento turistico, proprio grazie a quel sito archeologico che di giorno attira tanti visitatori, ma allo stesso tempo impedisce un’urbanizzazione dissennata e la sera quindi lo fa ripiombare nella pace assoluta, i nostri consigli sono, innanzitutto di prenotare con larghissimo anticipo (anche 9 mesi prima) considerata l’esiguità dell’offerta. E, nello specifico:

Per dormire

CORAL ROOMS E ATHENA

Due pensioni, per un totale di 7 camere, nella stessa casa (situata in riva al mare, alla fine della spiaggia) con taverna sottostante e gestione unica. Inizialmente avevamo prenotato Coral Rooms con camere al piano terra (rialzato e praticamente sulla spiaggia), ma poi ci hanno dirottato su quelle al primo piano che ci sono piaciute anche di più. Le prime infatti hanno un piccolo terrazzo condiviso. Le camere al piano superiore non hanno balcone ma una finestra con vista meravigliosa e garantiscono maggiore privacy.

Noi le abbiamo preferite di gran lunga. Sono arredate nello stesso modo, con pareti in pietra e aria di altri tempi. 


Le camere Athena non hanno la televisione e a noi sono piaciute di più anche per questo. Nel prezzo è inclusa una colazione semplice e deliziosa da consumare nella taverna direttamente sulla sabbia: caffè (a scelta tra greco, espresso o Nescafè), pane fresco con marmellata, succo d’arancia e yogurt con miele.




Per mangiare

Oltre alla taverna sotto la nostra camera (Tò Akrogyali), in cui si mangia dell’ottimo pesce ma anche un gyros spettacolare, abbiamo provato la taverna di Nikos Platanakis dove abbiamo mangiato un delizioso pesce spada su un tavolo direttamente sulla sabbia. 

Il personale è estremamente affabile e cordiale e la cosa bella e particolare di questo posto in capo al mondo è che ci si vede e ci si saluta, con le stesse persone, a ogni ora del giorno tanto da trovarsi un po’ in imbarazzo, la sera, a preferire un locale piuttosto che un altro fra i 5 disponibili.

Riusciamo a venire via da questo posto senza strapparci i capelli solo grazie al fatto che ci aspettano due giorni in uno dei luoghi che più ci erano rimasti nel cuore lo scorso anno e altrettanto isolato dal resto del mondo: Lendas (qui per saperne di più)


Scopriamo che ci piace sempre tanto. Nonostante il vento, il caldo africano e il mare un po' meno bello che in altre parti della Grecia.

Anche perché c'è sempre la garanzia della cucina di Stella e sua madre che, nella loro minuscola taverna, grigliano orate appena pescate (tutte le informazioni al link precedente).

Purtroppo troviamo chiusi gli studios dello scorso anno e siamo costretti a ripiegare su un’altra scelta che però non si rivelerà particolarmente felice. Non per la struttura in sè, molto carina, comoda e con un grande balcone affacciato sul mare, quanto per la pulizia, alquanto discutibile, che in un periodo come quello attuale colpisce ancora di più.



Nel viaggio per arrivare a Lendas ci fermiamo a visitare MONI KAPSA, un monastero appollaiato su uno sperone di roccia che domina un magnifico tratto di Mar Libico. Un monaco di pochissime parole è intento al suo bucato nella fontana del cortile, sotto un pergolato di uva bianca e succosa. Qua e là cestini di olive, bottiglie di vino, mollette da bucato.

Ma si sale ancora più su, per un sentiero e poi una scala di pietra, fino a una grotta in cui è sepolto l’eccentrico (almeno quanto tutto il monastero) monaco Gerontoyannis (“il vecchio Giovanni”, in greco), considerato santo dalla gente del luogo perché pare operasse miracoli e curasse gli ammalati.

Durante gli ultimi anni della sua vita, Gerontoyannis si ritirò in preghiera in questa piccola grotta proprio sopra la chiesa e si ritiene che le due cavità rotonde al suo interno siano le impronte delle ginocchia del santo, raccolto in devozione. Purtroppo la piccola chiesa al suo interno è chiusa, ma già visitarne il cortile, la grotta e godere il panorama dalla sua terrazza ombreggiata ripaga della piccola delusione.

Riprendendo il viaggio facciamo una sosta-caffè in una località che ci rapisce il cuore, MAKRIGIALOS, un piccolo villaggio di pescatori con una spiaggia e un lungomare, da quel poco che vediamo, davvero belli.



Nel prossimo post, la seconda parte del nostro viaggio.

3 commenti:

  1. quel ristorantino fisicamente e letteralmente in riva al mare <3

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  2. Wowww ho rivisto luoghi anche a me cari.. Ad Elounda soggiornammo 2/3 notti e Vai.. che bella con quelle palme... Mi avete messo voglia di tornare a Creta.. ma prima o poi tornerò!!! baciotti

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